Numerologia generale del mese di febbraio 2021

Nel mese di Febbraio  avremo una frequenza 7 nella campo di risonanza collettiva.  Questa frequenza descrive l’espressione del “campo sociale” del mese. La frequenza 7 è la frequenza collegata con il ciclo di creazione divina nella materia. Nella Genesi biblica, infatti, si parla di “7 giorni” (che poi sono delle fasi) in cui Dio crea il mondo (quindi le 7 fasi alchemiche di creazione della materia). Proprio per questo, in numerologia, il 7 si associa col riuscire a portare a termine i propri obiettivi. La frequenza 7 porta ad avere determinazione e successo, a patto che si abbia ben chiaro l’obiettivo da raggiungere.

Se ricordate, a gennaio avevamo detto che sarebbe stato necessario sfruttare la frequenza del 6 per riuscire ad attivare il potere di visione e poter operare delle scelte rispetto a ciò che realmente si vuole.

Gennaio è tipicamente un mese lento poiché la sua frequenza 1 permette solo di iniziare a seminare per quei progetti che inizieranno a entrare in gestazione nel mese di febbraio. Se a gennaio vi siete sentiti irrequieti, se avete vissuto un senso di impazienza perché non riuscivate a concretizzare gli obiettivi, non preoccupatevi, nel mese di febbraio le cose inizieranno a essere “covate” grazie alla frequenza 2 di questo mese (freq. 2 = potere gestazione del femminile) e alcuni obiettivi potranno essere già portati a termine grazie alla risonanza della frequenza 7.

Essendo poi il 7 una delle frequenze più attive a nostra disposizione, questo mese ci aiuterà ad uscire anche da quello stato di torpore e di “dolce far niente” che potrebbe averci portato gennaio 2021 con la sua frequenza 6. A gennaio potremmo anche aver preso qualche chiletto di troppo dato che la frequenza 6 è piacere puro in tutti i sensi e quindi anche il piacere della tavola ;). Se così fosse non preoccupatevi, febbraio col suo 7 dovrebbe farvi venire voglia di mettervi in azione e anche di fare attività fisica e di portare a termine tutti i vostri obiettivi tra cui potreste mettere anche quello di smaltire gli eventuali chili presi a gennaio.

Risonanze del mese di Febbraio 2021

In generale in questo mese risuonano II e VII campo, quindi campo del blocco primario e campo di azione/lavoro. Potremmo quindi vivere delle esperienze che porteranno in risonanza i nostri blocchi interiori e ricevere dei segnali nell’ambito della nostra vita lavorativa o riguardo a delle azioni che compiremo per la nostra sussistenza.

Ovviamente in questo mese saranno attivi tutti i campi con frequenza 2 e 7, quindi ognuno, in base alla posizione in cui ha queste frequenze, potrà avere delle manifestazioni rilevanti rispetto alla tematica del campo corrispondente.

Importante segnalare, inoltre, che questo febbraio è favorito per iniziare dei percorsi di riequilibrio energetico poiché, per risonanza indiretta col 7, risuona anche il campo XVI ovvero il campo dell’equilibrio tra manifestazione e conflitto.

Frequenza del mese di Febbraio: 77 Hz

Giornate da segnalare nel mese di Febbraio:

– Giornate con campi di Luce e Ombra risonanti con la Frequenza di equilibrio dell’anno (in queste giornate possono essere favorite le risoluzioni e i trattamenti di riequilibrio energetico come anche la pulizia di cristalli e altri strumenti di lavoro energetico):

2-3 febbraio

11-12 febbraio*

20-21 febbraio

– Giornata con campi di Luce e Ombra risonanti con frequenza strumentale dell’anno (in queste giornate i temi descritti nel tema della frequenza dell’anno (5) potrebbero essere maggiormente esaltati sia nell’aspetto di luce che di Ombra):

7 febbraio

N.B.

Riguardo alla giornata del 12/02/2021 è bene segnalare che questa data è palindroma e chiude un ciclo di risonanza che si è aperto lo scorso anno il 02/02/2020. I giorni palindromi, ovviamente, hanno una numerologia a specchio, ovvero abbiamo la risultante dei campi IV e III uguale a quella generale dell’anno. È dalla fine del 2019 che queste due date mi sono state segnalate come l’apertura e la chiusura di un ciclo energetico ben preciso. Analizzando tutto ciò che si è manifestato a livello globale da febbraio del 2020, personalmente attendo con ansia questo 12 febbraio per sapere in che modo la frequenza 5 dello strumento e la frequenza 10 di manifestazione si esprimeranno. Ovviamente questa sarà una delle giornate con i campi di Luce (XIV) e Ombra (XV) risonanti in frequenza di equilibrio (XVI).

Consiglio a chiunque ne abbia voglia di fare un ascolto di frequenza a 111 Hz, consigliata durante tutto l’arco dell’anno (sarebbero ideali 3 minuti al giorno tutti i giorni) ma nel palindromo le dedicherei un tempo di ascolto anche maggiore… chissà che non aiuti questo 5 a manifestarsi al meglio!

Per il mese di febbraio è tutto, come sempre vi auguro uno splendido mese ed un fulgido cammino.

P.S.

Per chi si avvicinasse per la prima volta all’interpretazione numerologica lascio qui il link dell’articolo in cui spiego come calcolare la frequenze personale nei Campi di Risonanza principali. In questo modo potrete seguire meglio la rubrica mensile di Numerologia Archetipica Tet9.

Chi invece fosse interessato ad una lettura personalizzata può scrivere o chiamare ai nostri recapiti che si trovano nella sezione contatti.

Interpretazione numerologica dell’anno 2021 – Numerologia generale del mese di gennaio 2021

L’anno 2020, che sta volgendo al termine, è stato un anno con frequenza strumentale 4 e dobbiamo dire che non ha affatto deluso le aspettative. 

Ciò che ci aspettavamo da lui era il mettere in luce aspetti riguardanti il piano materiale: casa, territorio, denaro, stabilità/instabilità, salute del corpo e, nel bene o nel male, ha egregiamente svolto il suo compito energetico.

Vediamo ora su cosa verterà l’influenza energetica del prossimo anno, il 2021.

Per la Numerologia il 2021 sarà un anno con frequenza strumentale 5. Il suono sacro è He, la lettera per eccellenza del “soffio vitale”. La frequenza 5 insieme alla sua frequenza elevata 14 (Nun) viaggiano sulla linea dei 55 Hz e questa sarà la frequenza che potenzierà i nostri strumenti di azione in questo anno solare. La Frequenza equilibratrice (campo XVI) che ci accompagnerà durante tutto il 2021 sarà invece quella dei 111 Hz poiché il campo di equilibrio dell’intero anno poggia sulla linea di Frequenze 1-10-19. 

Ricordatevi di questa frequenza nelle giornate in cui vi sentirete fuori equilibrio e ascoltatela in cuffia per almeno 11 minuti. 

La frequenza 5 rappresenta il canale di comunicazione tra Materia e Spirito, tra parte Umana e parte Divina. In questa frequenza si definisce l’identità di ognuno di noi, ciò che scegliamo di mostrare agli altri, la nostra maschera sociale. Il termine “maschera” non ha valore dispregiativo bensì dovrebbe rappresentare il nostro abito più comodo, quello che scegliamo di indossare per sentirci maggiormente a nostro agio durante il nostro viaggio nel Mondo.

Il V campo nella Numerologia Archetipica Tet9 descrive questi aspetti: 

Definizione del proprio ruolo sociale, figura paterna e figure maschili di riferimento, insegnamenti spirituali, leader spirituali e terreni, cura dell’aspetto esteriore sia delle persone che delle cose, assetto sociale, assetto del potere, potere sul mondo materiale, dominio sulle cose materiali, apertura del passaggio del terreno verso lo spirituale. 

In questo anno, dunque, tutti gli aspetti descritti dal V campo saranno esaltati e il lavoro di consapevolezza su di essi sarà fondamentale (e talvolta inevitabile) poiché potremmo entrare in conflitto proprio su questi temi. Tutto ciò che è regolato dal V campo e dalla frequenza 5 potrebbe essere messo in luce oppure potrebbe entrare in conflitto dentro e fuori di noi.

Da notare inoltre che il 2021 sarà un anno 5 come il 2012. Senza voler dare credito a tutte le interpretazioni New Age che hanno accompagnato il 2012, c’è da dire che gli anni con frequenza 5 sono degli anni “ponte” nei quali si facilita la possibilità, per ognuno di noi, di agganciare nuovi e più elevati livelli di consapevolezza. Se è vero che la tanto attesa Era dell’Acquario è ancora molto lontana e ne stiamo vivendo solo i suoi primordi energetici, è pur vero che dal 2020 il cambiamento energetico è divenuto manifesto e palpabile. Tutto questo potrebbe manifestarsi nel 2021 con degli importanti cambiamenti negli assetti politico-sociali a livello mondiale. Questo potrebbe richiedere ad ognuno di noi un percorso di consapevolezza rispetto alla propria identità sociale. 

Altra nota energetica, di cui parleremo più approfonditamente nel mese di febbraio, è quella relativa alla data palindroma che si contrapporrà a quella che avevamo avuto nel 2020: 02.02.2020 – 12.02.2021. Per coloro che leggono nelle date palindrome il segnale di apertura e chiusura di portali energetici, questo potrebbe essere un dato interessante su cui riflettere.

Per tutti coloro che hanno già il calcolo personalizzato della propria numerologia di nascita, diciamo invece che in quest’anno saranno esaltati tutti i campi con frequenza 5 e tutti gli anni collegati in Anno Segnale alla frequenza 5-14 anche se dominati da frequenze diverse dal 5. 

Chi dovesse avere una frequenza 5 espressa proprio nel V Campo sentirà particolarmente la necessità di lavorare sul proprio aspetto sociale e sulla definizione di sé rispetto al mondo esterno.

Qualunque sia il vostro quadro numerologico personale, una cosa è certa: in questo anno sarà importante comprendere chi vogliamo essere poiché ci dobbiamo preparare per il 2022, anno con frequenza 6, che ci metterà di fronte al tema della “scelta”. 

Iniziamo a vedere ora questo nuovo anno associato all’energia frequenziale dei mesi che lo formeranno.

Nel mese di Gennaio avremo una frequenza 6 nella campo di risonanza generale.  Questa frequenza descrive l’espressione del “campo sociale” del mese. Il 6 apre come sempre al campo della visione e della scelta ma anche alla sfera del piacere e della bellezza. Questi valori nel mese di gennaio potrebbero rivelare ad ognuno di noi il proprio aspetto di Luce e di Ombra o metterci di fronte a ciò che ci piace e non ci piace in noi e negli altri.   

In generale in questo mese risuonano I e VI campo, quindi talento personale e relazioni. In maniera minore (solo per risonanza indiretta col 6) risuona anche il campo XV ovvero il conflitto profondo. Fortunatamente il XV campo ha risonanza minore nel mese di gennaio ma poiché lo ritroveremo come dominante del mese di ottobre sarà bene iniziare a dargli un occhio di riguardo e osservare eventuali manifestazioni della nostra frequenza personale in quel campo già da ora.

Giornate da segnalare nel mese di gennaio:

– Giornate con campi di Luce e Ombra risonanti con la Frequenza di equilibrio dell’anno (in queste giornate possono essere favorite le risoluzioni e i trattamenti di riequilibrio energetico come anche la pulizia di cristalli e altri strumenti di lavoro energetico):

4-5 gennaio

12-13 gennaio

21-22 gennaio

30-31 gennaio

– Giornata con campi di Luce e Ombra risonanti con frequenza strumentale dell’anno (in queste giornate i temi descritti nel tema della frequenza dell’anno (5) potrebbero essere maggiormente esaltati sia nell’aspetto di luce che di Ombra):

8 gennaio

Per chi si avvicinasse per la prima volta all’interpretazione numerologica lascio qui il link dell’articolo in cui vi spiego come calcolare le vostra frequenze personale nei Campi di Risonanza principali. In questo modo potrete seguire meglio la rubrica mensile di numerologia.

Colgo l’occasione per augurare a tutti Voi un anno pieno di Consapevolezza e di Luce 

Come calcolare la Frequenza personale dei Campi di Risonanza principali

Nella Numerologia Archetipica Tet9 dalla data di nascita possiamo calcolare 24 campi di Risonanza (22 principali + 2 secondari) che descrivono i vari aspetti che compongono l’essere umano (aspetti sia materiali che mentali che spirituali).

Qui vi insegneremo il calcolo per conoscere la vostra frequenza personale di sei dei ventiquattro campi suddetti. Questi sono i campi principali che vi consentiranno di poter seguire con maggiore facilità le previsioni numerologiche annuali e mensili della nostra rubrica. 

I campo = Giorno di nascita >>> descrive il nostro talento innato, la nostra qualità primaria

Come si calcola: Chi è nato fino al giorno 22 del mese non deve sommare nulla, poi:

23 =5 

24=6

25=7

26= 8

27=9

28=10

29=11

30=3

31=4

II campo= Mese di nascita >>> descrive il nostro blocco primario, l’aspetto con cui andiamo più facilmente in conflitto nella nostra vita materiale

Come si calcola: Il II campo prende il numero dal mese quindi si esprime su frequenze da 1 a 12 senza mai necessità di calcolo

III campo = Anno di nascita >>> descrive il modo innato con cui agiamo e con cui risolviamo i nostri blocchi derivati dalle difficoltà della vita, è il nostro “strumento innato”

Come si calcola: somma dei numeri dell’anno ridotta sempre solo fino a 22

Es: 

2021= 2+0+2+1 = 5

1999= 1+9+9+9 = 28 = 10

1948 = 1+9+4+8= 22

N.B.

Essendo un calcolo di Numerologia Cabalistica le cifre non si riducono fino a 9 ma fino a 22XIV campo = Anno + Mese+ Giorno >>> Aspetto luce, Manifestazione
Es.
21/3/1946 = 1946 + 3 + 21 = 1970 = 1+9+7 = 17 

XV campo = Anno – Mese – Giorno >>> Aspetto Ombra, Conflitto Profondo

Es.

21/3/1946 = 1946 – 3 – 21 = 1922 = 1+9+2+2 = 14

XVI campo = XIV + XV >>> Equilibrio tra luce e Ombra, strumento per integrare il conflitto profondo ed esprimere liberamente il proprio aspetto di luce

Es. 

Campo XIV = 17

campo XV = 14

14+17 = 31 = 3+1= 4

Per chi fosse completamente a digiuno riguardo all’interpretazione cabalistica di numeri e lettere il significato della frequenza di ciascun campo potrebbe risultare difficile ma potrete comunque seguire le previsioni numerologiche mensili qualora i numeri corrispondessero a quelle dei vostri campi.

Qualora si desiderasse una lettura numerologica personalizzata della data di nascita con calcolo e interpretazione di tutti e 24 i Campi di Risonanza potete scrivere una mail a isideatet9@gmail.com e verrete ricontattati.

La responsabilità è la chiave di ogni processo di consapevolezza e crescita

Riflessione canalizzata del 26.10.2020

“Assumere la responsabilità di ciò che accade è un passaggio fondamentale in ogni processo di consapevolezza e crescita.

È necessario comprendere come tutto ciò che accade nel percorso di vita sia frutto di una scelta profonda compiuta dalla Coscienza Superiore a livelli ben più profondi rispetto a quelli della Mente conscia.

Tutti gli avvenimenti che accadono sono sì dei segnali e come tali vanno analizzati ma il presupposto fondamentale è considerarli come scelte ben precise della Coscienza Superiore.

Nessuna tecnica può infatti essere funzionale se non si ammette di avere la piena responsabilità di ciò che è accaduto.

Il concetto di responsabilità va però mondato dal concetto di colpa poiché molti ancora tendono a confondere le due cose.

Premesso che nel campo energetico il concetto di colpa non è contemplato, nel sistema duale, con il quale la mente umana percepisce la realtà, esso è fortemente vincolante.

Responsabilità non è colpa. Responsabilità è pura scelta.

È molto difficile agganciare questo concetto ma strettamente necessario.

È difficile ammettere la propria responsabilità negli accadimenti che si classificano come negativi, soprattutto quando questi sono apparentemente provocati da condizioni esterne o persone altre da sé.

Eppure tutto accade in funzione dell’espansione della coscienza.

Qualsiasi tecnica si utilizzi per il proprio percorso di consapevolezza è bene tenere sempre presente che l’altro (che sia una situazione, una persona, una malattia, ecc…) sta agendo solo da “attore”, svolgendo un sevizio necessario alla manifestazione della lezione che si è scelto di apprendere attraverso una precisa situazione o evento.

Soprattutto nella tecnica degli specchi esseni è fondamentale ricordarsi di questo presupposto: gli altri svolgono la propria funzione specchio nella misura in cui voi necessitate di essa.

L’altro non ha responsabilità di ciò che accade a voi a causa delle sue azioni poiché siete voi che state attirando quel comportamento attraverso un ordine di risonanza ben preciso e determinato.

Soprattutto nelle analisi relazionali compiute attraverso il sistema dello specchio è bene specificare come ci sia sempre una corrispondenza di percorso tra gli “attori” e come il gancio tra essi si crei grazie ad un meccanismo di risonanza mentale ed emozionale. Questo meccanismo si riflette anche a livello biochimico creando un’attrazione o repulsione fisica tra persone. Tale meccanismo si regola attraverso la percezione olfattiva data dalla produzione endocrina di sostanze che è strettamente collegata con l’attività limbica e con i processi emozionali. È attraverso questa comunicazione istintuale di base olfattiva che le frequenze complementari e gemelle riescono a riconoscersi nei corpi scegliendosi per compiere insieme quei passaggi di crescita necessari all’ evoluzione ed espansione.

Il servizio specchio è dunque un servizio supremo che avviene da entrambe le parti, un sistema in cui l’apparente carnefice offre uno specchio all’apparente vittima e in cui, di conseguenza, anche la vittima fa da specchio al carnefice.

La maggior parte delle relazioni tra persone si sviluppano a livello apparente su meccanismi di compensazione e compatibilità di schemi comportamentali, ma nel percorso di consapevolezza è possibile andare oltre questa apparenza materica e comprendere come le relazioni tra persone siano regolate da meccanismi di risonanza che si manifestano nella materia attraverso processi di attrazione e repulsione chimica.

Quando due sistemi interagiscono si influenzano e si modificano a vicenda anche se ognuno risponde secondo le proprie caratteristiche di base. Nell’analisi personale attraverso gli specchi sarà necessario tenere conto di questo senza però entrare nell’analisi del sistema con cui ci si è trovati ad interagire.

Il concetto fondamentale da tenere sempre presente è che qualunque cosa accada è frutto di una scelta consapevole del Sé Superiore.

Solo così sarà possibile prendere coscienza della manifestazione simbolica di ogni evento. Solo così sarà possibile uscire dai blocchi emozionali creati dalla rabbia, dalla paura, dal dolore.

Solo così sarà possibile lasciare andare il concetto di colpa e di ingiustizia.

Questo è il vero perdono. Accogliere la propria responsabilità nella storia che stiamo vivendo e liberare persone ed eventi dal peso di averci daneggiato. 

Solo così sarà possibile vivere pienamente nel concetto di perdono, comprendendo pienamente il concetto di servizio supremo.”

Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura delle canalizzazioni precedenti:

Giuda e il Servizio Supremo

Segno o Destino?

Il Principio di Causa-Effetto e le Leggi del Karma

“Tecnica del Perdono”: il primo passaggio per una nuova consapevolezza

I Sette Specchi Esseni – 3° Specchio

PERCORSO DI CONSAPEVOLEZZA TET9

Nei precedenti articoli sul primo e secondo specchio abbiamo analizzato ciò che gli altri ci mostrano di noi nel momento presente (primo specchio) e ciò che noi stiamo giudicando nel momento presente (secondo specchio). 

N.B. Se ti sei imbattuto in questo articolo e non hai letto gli articoli precedenti, ti consiglio la lettura di I Sette Specchi Esseni – 1° Specchio e I Sette Specchi Esseni – 2° Specchio prima di procedere con la lettura di questo articolo.

È chiaro come il primo e secondo specchio siano specchi universali poiché possono essere utilizzati da ognuno di noi in ogni momento della nostra vita. Essi si basano, infatti, sull’analisi di situazioni generiche del momento presente (relazioni, avvenimenti quotidiani, incidenti, malattie, ecc…) tutte cose che noi viviamo costantemente e quotidianamente.

Il primo e secondo specchio sono dunque specchi costantemente attivi.

Nel terzo specchio, invece, prendiamo in esame un tema che non necessariamente è costante nella nostra vita ma che si verifica solo quando entriamo in risonanza con una dinamica interiore ben precisa: il desiderio.

Possiamo essere certi di trovarci nel terzo specchio ogni qual volta proviamo attrazione irrefrenabile verso qualcuno o qualcosa.  Ci troviamo in questo specchio tutte quelle volte in cui viviamo il cosiddetto “colpo di fulmine”. 

Ogni volta che proviamo un’attrazione a prima vista la domanda che dobbiamo porci è:

“Cosa vedo in questa persona o situazione che mi apparteneva e che vorrei recuperare?”

Tutte le persone e situazioni che attiriamo per attivare il terzo specchio sono degli aiutanti fondamentali per il nostro percorso, poiché giungono per mostrarci qualcosa: una qualità che noi avevamo ma che abbiamo perduto o dimenticato.

Quando arrivano da noi, attraverso il desiderio e l’attrazione che proviamo per loro, noi ricordiamo ciò che avevamo e non abbiamo più e iniziamo a fare di tutto per recuperarlo.

È fondamentale avere sempre a mente la dinamica del terzo specchio in queste situazioni perché altrimenti rischiamo di entrare in un meccanismo di compensazione del nostro desiderio attaccandoci a qualcosa di esterno.

Chi entra inconsapevolmente in questa dinamica diviene ossessionato dall’oggetto del desiderio, sente che senza di esso la vita non ha più senso e inizia a fare di tutto per poterlo conquistare.

In realtà il meccanismo che si innesca è molto semplice: invece di prendere consapevolezza del tratto che vediamo nell’altro e che dovremmo recuperare in noi stessi, cerchiamo di compensare la nostra mancanza possedendo l’oggetto del nostro desiderio e ci inganniamo pensando di poter colmare il nostro vuoto con qualcosa di esterno da noi.

Il terzo specchio ci segnala sempre che c’è uno squilibrio energetico nel terzo plesso, ovvero nella dinamica del del dare e ricevere. 

Il terzo specchio, infatti, è quello che esprime segnali riguardo al nostro campo del desiderio. In campo energetico, il desiderio si esprime a livello del terzo plesso e ha la funzione di aiutarci a realizzare il nostro obiettivo di realizzazione e di vocazione. 

Detto in parole più semplici, la nostra coscienza superiore utilizza il desiderio come segnale per comunicare alla mente cosciente quali siano gli strumenti necessari da acquisire o attivare per raggiungere il nostro obiettivo profondo.

Facciamo un esempio molto banale: se ho necessità di prendere un appunto per non dimenticare un’informazione importante ( tipo un pin di accesso o un numero di telefono) io afferrerò immediatamente carta e penna.

Immaginiamo ora di trovarci in questa situazione ma di avere la carta e non la penna. In quel momento inizieremo a sentire il desiderio impellente di avere una penna. Se non riusciremo a trovarla, inizieremo a provare frustrazione e proprio questa frustrazione, generata dal bisogno, ci porterà a pensare solo alla penna fino a giungere alla sensazione di essere disposti a tutto pur di averla. 

È ovvio che questa è una banalizzazione ma l’esempio serve a rendere l’idea del meccanismo fortissimo che c’è in questo specchio: nel momento in cui ho la necessità di raggiungere un obiettivo mi si presenta la necessità di avere a disposizione gli strumenti per portarlo a compimento. Se questi strumenti non sono a disposizione, il desiderio si attiva in me perché io faccia di tutto per reprire gli strumenti e raggiungere il mio obiettivo.

A differenza dell’esempio della penna che è un oggetto necessario ma esterno, nel terzo specchio stiamo parlando di obiettivo di vocazione.

L’obiettivo di vocazione è predeterminato a livello animico e per questo tipo di obiettivi disponiamo sempre degli strumenti di realizzazione. Quindi ciò che ci attrae negli altri e attiva la dinamica del terzo specchio è qualcosa che noi sicuramente abbiamo ma che abbiamo smesso di utilizzare. Gli strumenti atti a realizzare gli obiettivi di vocazione sono strumenti innati quindi, anche se non li usiamo, restano comunque nel nostro bagaglio. Vederli proiettati in qualcuno di esterno da noi ci permette di riconoscerli per ritrovarli in noi stessi.

Ma se noi avevamo questo strumento, come abbiamo fatto a perderlo?

Ribadiamo che nessuno strumento si perde ma può accadere che alcune esperienze di vita inneschino in noi dei blocchi emozionali e/o mentali tali da provocare il depotenziamento di alcuni strumenti innati, fino a farci percepire l’assenza totale di queste risorse in noi stessi.

Attraverso “l’oggetto del desiderio” abbiamo dunque la possibilità di ricordarci dell’esistenza dei nostri strumenti sopiti e di poter fare in modo che essi tornino a nostra disposizione per poter realizzare i nostri obiettivi di vocazione. 

A questo punto sarà bene citare anche la dinamica del quarto specchio per non rischiare di confonderli. Sono infatti molto simili in apparenza e, senza avere almeno una conoscenza minima del quarto, si potrebbe incappare in errori di valutazione. 

Il quarto specchio regola tutte le dinamiche di dipendenza, ovvero tutte quelle situazioni che diventano nel tempo fonte di assuefazione. 

La discriminante è dunque molto sottile: nel terzo specchio io desidero semplicemente quella persona o cosa, nel quarto specchio ne sono invece dipendente.

Poiché è molto frequente che una situazione da quarto specchio possa essere iniziata nel terzo, vi consiglio di attraversare comunque questo specchio per le situazioni di cui siete dipendenti in modo da iniziare a comprendere il meccanismo che inizialmente vi ha portato a desiderare ciò di cui siete diventati dipendenti.

Il lavoro pratico sul terzo specchio non prevede un iter standard come quello del primo e del secondo. Qui iniziamo a entrare nei piani più sottili agganciando il piano di vocazione, di realizzazione e dello strumento.

Con il Tet9, una volta compresa la dinamica che lo specchio evidenzia, si può andare a lavorare con la Numerologia Archetipica. Attraverso l’analisi numerologica dei campi di vocazione, desiderio, obiettivo di realizzazione e strumento si riesce a riportare equilibrio a livello del terzo plesso energetico regolando il piano fondamentale del dare e ricevere.

Ovviamente consiglio questo tipo di lavoro a chiunque voglia intraprendere un percorso di consapevolezza più completo.

Qualora però vogliate semplicemente liberarvi da quel meccanismo ossessivo che può generare il desiderio di qualcosa o qualcuno, allora vi consiglio di tentare di rispondere alla domanda del terzo specchio. Se troverete la risposta vedrete sciogliersi come per magia il vostro meccanismo di attrazione del momento. Se poi dovesse ricapitarvi e vi doveste rendere conto che il gancio è sempre lo stesso, potrete valutare di fare un lavoro di consapevolezza più approfondito.

Come sempre vi auguro un buon cammino attraverso questo specchio e per approfondimenti e consulenze potete contattarmi ai recapiti che trovate nella pagina dei Contatti.

I Sette Specchi Esseni – 2° Specchio

percorso di consapevolezza tet9

Nel primo articolo di questo percorso abbiamo attraversato il Primo Specchio Esseno, Io specchio in cui possiamo lavorare sul nostro concetto di identità, ovvero “Io sono”.

Ripeto per chi si fosse imbattuto direttamente in questo articolo cosa siano gli Specchi Esseni.

I Sette Specchi Esseni sono un percorso di auto analisi utilizzato sin dall’antichità nella comunità essena. Nella nostra epoca sono stati riportati alla luce da Greg Braden e da allora sono uno strumento familiare e molto utile a tutti coloro che vogliano intraprendere un percorso di consapevolezza. In questo compendio si ritroveranno dunque i conetti di Braden ma con degli approfondimenti e delle esemplificazioni per aiutare il lettore ad attraversare ogni specchio nella maniera più agevole possibile.

Il lavoro da fare attraverso l’analisi dei sette specchi è molto intenso e richiede una grandissima oggettività nei propri confronti e una grande capacità di auto analisi. A chiunque si renda conto di non avere sufficiente oggettività e senta la necessità di farsi guidare durante il percorso si consiglia di chiedere il supporto di un operatore esperto.

Se stai leggendo questo articolo e non hai ancora attraversato il primo specchio ti invito a fare un piccolo passo indietro e ad iniziare il tuo percorso dal primo specchio, solo in questo modo l’iter potrà essere completo e corretto.

Apri ora l’articolo I Sette Specchi Esseni – 1° Specchio

Se invece hai già attraversato il tuo Primo Specchio puoi incamminarti con fiducia in questo nuovo sentiero.

ilsecondo SPECCHIO esseno

Dopo aver attraversato il Primo Specchio ci ritroviamo con una lista di nomi e situazioni che stiamo vivendo nel momento presente.

Passato il cesello del primo specchio, però, ci potrebbero essere delle cose che abbiamo riconosciuto (negli eventi che stiamo vivendo o negli atteggiamenti degli altri nei nostri confronti) che proprio non riusciamo a riconoscere come nostre perché siamo certi che non ci appartengano.

Ecco, proprio queste andranno analizzate attraverso il secondo specchio.

Il secondo specchio, infatti, rappresenta ciò che giudico negli altri o comunque ciò che giudico nel momento presente.

Il tema del secondo specchio è dunque quello del giudizio e dell’accettazione del “diverso da me”

Il gancio che si crea in questo specchio è basato su un meccanismo di bilanciamento delle cariche, ovvero, quando io perseguo un determinato atteggiamento e valore con convinzione sto caricando energeticamente quel valore (polarità positiva) Di contro, non accettando e giudicando inaccettabile il suo rovescio (polarità negativa), lo attirerò involontariamente nella mia vita.

Avete notato che quasi sempre le persone più oneste vengono truffate e le persone più leali vengono tradite? E quante volte vi siete chiesti come mai, nelle relazioni, le persone che giudichiamo“buone” stiano spesso con persone che giudichiamo “cattive”?

Quando accade questo è in azione il meccanismo del secondo specchio.

Questo non vuol dire che una persona onesta debba diventare disonesta. Ovviamente no. Però, perché la polarità energetica “positiva” non si sovraccarichi, si dovrà imparare ad accettare e a riconoscere la disonestà come suo necessario rovescio.

Nel secondo specchio dobbiamo dunque rivedere le nostre categorie di giudizio.

Riguardo a questo tema ti consiglio di leggere gli articoli di approfondimento che trovi qui sotto:

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

Giuda e il Servizio Supremo

“Ringrazia e lascia andare”: il primo passaggio per una nuova consapevolezza

Partiamo ora dall’assunto che, a livello energetico, il bene e il male sono due polarità con la stessa valenza e siamo noi che, a causa delle nostre categorie di giudizio, gli attribuiamo una valenza positiva o negativa in base alla nostra scala di valori.

Nel secondo specchio, dunque, non solo devo comprendere cosa io stia giudicando negli altri ma devo anche riuscire a comprendere il concetto di equilibrio nella neutralità.

Solo se riuscirò ad essere neutrale rispetto a ciò che è opposto a me e ai miei valori, potrò vivere in essi serenamente senza dover fare l’esperienza del loro opposto.

In una sfumatura ancora più sottile, il secondo specchio regola tutti gli aspetti legati all’aspettativa e alla creazione della propria realtà materiale.

È infatti uno specchio fondamentale da attraversare per tutti coloro che praticano sistemi basati sulla legge di attrazione.

Quando io focalizzo la mia mente perché si realizzi ciò che sto desiderando, infatti, rischio di cadere nel meccanismo molto subdolo dell’aspettativa e del controllo.

Anche in questo caso, concentrando tutta la mia energia su ciò che vorrei, carico eccessivamente la mia proiezione rischiando di attrarre esattamente ciò che non vorrei. Ho già parlato più approfonditamente di questo concetto nell’articolo Il falso mito dell’Abbondanza, che ti invito a leggere per avere maggiori dettagli sull’argomento.

Quello attraverso il secondo specchio è un passaggio di consapevolezza fondamentale da compiere prima di iniziare un processo di creazione della realtà personale, qualunque sia la tecnica che si utilizzi.

Solo entrando in una dinamica di neutralità e superando le dinamiche materiali di conflitto tra gli opposti, infatti, potrò pormi in maniera bilanciata rispetto ai miei obiettivi di realizzazione. Questo ci darà la possibilità di accettare la necessità assoluta della polarità negativa (aspetto ombra) nel processo creativo e ci fornirà gli strumenti necessari per accettare che possiamo sempre creare la nostra realtà ma non possiamo scegliere i mezzi e il percorso attraverso i quali essa si compierà.

Il lavoro pratico sul secondo specchio sarà molto simile a quello del primo.

In primo luogo annoterò tutte quelle caratteristiche degli altri che nel primo specchio non ho riconosciuto come mie e cercherò di comprendere quanto io stia giudicando e ritenendo inaccettabile quell’aspetto “negativo”.

Poi farò un’analisi di tutte le situazioni spiacevoli che ricorrono nella mia vita e che sento di non meritare come ad esempio: “prendo spesso contravvenzioni ma sono ligio alle regole”, “vengo spesso truffato o derubato ma sono una persona onesta”, “sono leale e vengo sempre tradito”, eccetera.

Una volta riconosciute tutte le tematiche che ricorrono in questo secondo specchio, per ognuna di esse pronuncerò questa affermazione:

“Io riconosco la necessità dell’esistenza di/del ………… per consentire il processo di creazione ed evoluzione. Io ringrazio il/la ………. per il servizio che svolge  nell’equilibrio energetico generale.”

Faccio un esempio pratico: se sono una persona estremamente leale e ho evidenziato di subire il tradimento, dirò:

Io riconosco la necessità dell’esistenza del tradimento per consentire il processo di creazione ed evoluzione. Io ringrazio il tradimento per il servizio che svolge nell’equilibrio energetico generale.”

Ripetete questa affermazione per tutti i temi che si saranno evidenziati nel secondo specchio e poi portatela nella vostra vita quotidiana.

Il processo di superamento del concetto di bene e male è molto lungo e difficile da metabolizzare per la nostra mente. Tutto il nostro mondo si regge su queste due categorie e su di esso si fonda tutto il nostro sistema di credenze collettivo e personale. Proprio per questo il secondo specchio è così potente ma anche poco stabile nel risultato.

Quindi non scoraggiatevi quando vi sorprenderete ancora a giudicare qualcuno o qualcosa, soprattutto quando si tratterà di atti così biechi e malvagi che sembrerà impossibile farlo. Lasciate pure che in quel momento il vostro sistema di credenze si esprima ma correggete l’affermazione immediatamente dopo. Per farlo potete ripetere tutta la frase che si usa nel lavoro del secondo specchio o semplicemente pronunciare questa formula più veloce:

“ ………………… io ti riconosco e ti ringrazio”. Ovviamente al posto dei puntini inserite di volta in volta la “categoria” che state giudicando, quindi per fare sempre l’esempio di prima: “Tradimento io ti riconosco e ti ringrazio”.

Ci saranno momenti in cui vi sembrerà assurdo ringraziare rispetto ad alcuni eventi che mai avreste mai neppure pensato di poter prendere in considerazione. Vi assicuro, però, che questo non modificherà assolutamente la vostra natura e vi consentirà di viverla in una sintonia più profonda con la sua frequenza.

 Potete utilizzare queste formule anche per ringraziare le persone che vi hanno fatto da specchio mettendo in scena il comportamento che avete giudicato. basterebbe dire il nome della persona al posto del tema. Per questo tipo di processo, però, suggerisco di utilizzare una tecnica più specifica e di recitare l’orazione del perdono. L’orazione è lo strumento chiave della tecnica del Perdono, una tecnica cardine del Tet9 e che è strettamente collegata al lavoro sul 1° e 2° specchio.

Come operatore, però, preferisco sempre testare la tecnica prima di assegnarla, per essere certa che la persona sia pronta a questo tipo di passaggio.

Adesso, dunque, non resta che iniziare ad attraversare questo specchio e come sempre vi auguro buon cammino!

Ricordo che qualora voleste maggiori informazioni sul percorso con gli Specchi Esseni, sulla Tecnica del Perdono o sul percorso di consapevolezza Tet9 potete scrivermi o chiamarmi ai contatti che trovate sul sito a questo link https://isideatetnove.com/?page_id=6

I Sette Specchi Esseni – 1° Specchio

percorso di consapevolezza tet9

INTRODUZIONE

Quello attraverso i Sette Specchi Esseni è un percorso di auto analisi utilizzato sin dall’antichità nella comunità essena. Nella nostra epoca questa tecnica è stata riportata alla luce da Greg Braden e da allora è uno strumento familiare e molto utile a tutti coloro che vogliano intraprendere un percorso di consapevolezza.

In questo compendio si partirà dunque dai concetti così come li ha riassunti Braden ma con degli approfondimenti e delle esemplificazioni per aiutare il lettore ad attraversare ogni specchio nella maniera più agevole possibile.

Il lavoro da fare attraverso l’analisi dei sette specchi è molto intenso e richiede una grandissima oggettività nei propri confronti e capacità di auto analisi.

A chiunque si renda conto di non avere sufficiente oggettività e senta la necessità di farsi guidare durante il percorso, si consiglia di chiedere il supporto di un operatore esperto.

Detto questo, possiamo iniziare il nostro viaggio.

1° SPECCHIO – Ciò che sono nel momento presente – IO SONO

Il primo specchio potrebbe sembrare piuttosto semplice da attraversare. Esso ci richiede, infatti, di fare un’analisi di tutte le persone e le situazioni che stiamo vivendo nel momento presente e capire che cosa ognuna di esse ci stia rimandando per mostrarci ciò che siamo in questo momento.

In realtà questo specchio ci mette di fronte ad una prima presa di coscienza quasi banale per quanto fondamentale: Io esisto, sono vivo e presente in questo momento sulla terra. Io esisto dunque io sono. 

Detto così sembra appunto banale ma è fondamentale poiché il primo passaggio da fare è quello di acquisire la consapevolezza primaria della propria esistenza. E poiché esisto nella materia sono soggetto al processo di evoluzione che avviene per tutti gli esseri viventi attraverso la capacità di adattarsi al cambiamento. 

La prima consapevolezza da acquisire grazie a questo specchio è dunque: Io sono parte del mondo materiale e il cambiamento è necessario per la mia evoluzione. Perché si compia il mio processo di espansione e crescita è necessario sviluppare criteri di adattabilità al cambiamento e, dunque, di resilienza.

Una volta acquisita questa consapevolezza di base, possiamo entrare nel vivo di questo specchio.

Iniziamo con un esercizio pratico e scriviamo i nomi di tutte le persone che sono coinvolte (nel bene e nel male) nella nostra vita in questo momento e descriviamo le situazioni di vita che stiamo attraversando nel momento presente. 

A questo punto dovremo chiederci per ognuna di esse: “ Che cosa questa persona/situazione mi sta mostrando di me nel momento presente?” “Quali sono le cose che mi colpiscono negli atteggiamenti delle persone nei miei confronti e nelle situazioni che vivo?” “ Che cosa fanno gli altri per far sì che in me si scateni una qualche reazione?”

Tutto ciò che emergerà rispondendo sinceramente e accuratamente a queste domande, ci mostrerà i nostri punti di conflitto.

Lo specchio che ci sarà offerto in questo primo passaggio sarà vario e variegato e proprio per questo molto delicato da analizzare.

In molti fraintendono questo primo specchio, credendo che ciò che è necessario comprendere sia l’emozione che genera da determinate situazioni.

In realtà, l’emozione è solo un segnale necessario a scatenare una risposta biochimica dell’organism. Attraverso la reazione biochimica manifesteremo un determinato stato d’animo che sarà il sintomo di uno squilibrio attraverso il quale potremo prendere coscienza del nostro conflitto e iniziare così il nostro percorso di risoluzione.

Non è l’emozione, dunque, che va analizzata in questo primo specchio bensì l’evento in sé. È necessario comprendere quale sia la molla che fa scattare una determinata emozione.

Se qualcuno o qualcosa genera in me una qualsiasi emozione dovrò comprendere quale sia il tema di risonanza che c’è alla base.

Faccio un esempio che può essere di aiuto. Una persona che seguivo con il Tet9, un giorno mi chiamò in preda al panico per un qualcosa che era accaduto nella sua vita lavorativa. Era una persona molto competente nel suo lavoro, tutti gli riconoscevano dei meriti enormi ma purtroppo il suo titolo di studio non era quello di laurea. Questa cosa non gli aveva impedito comunque una brillante carriera ma quel giorno aveva scoperto di non poter accedere ad un progetto a cui teneva molto perché gli mancava il titolo.

Mi parlava e sbraitava contro il sistema e la burocrazia che non riconosceva le competenze acquisite sul campo ma solo i titoli di studio. “Per assurdo – mi diceva – un qualsiasi laureato anche in una materia totalmente distante dal mio ambito lavorativo potrebbe svolgere questo lavoro e io che ho esperienza e competenza in materia no, solo perché mi manca un pezzo di carta!” 

Ovviamente l’ho lasciato sfogare e ho ascoltato le sue parole. Essendo una cosa che stava avvenendo nel momento presente ho subito attivato l’analisi attraverso il primo specchio.

Dopo averlo fatto sfogare gli ho posto questa domanda: “Qual è l’emozione che provi in questo momento?”

“Rabbia, frustrazione, dolore… tra tutte però prevale la frustrazione”.

“E riesci a capire che cosa ti sta facendo sentire in questo modo?”

“Beh, il fatto che tutto questo sia profondamente ingiusto. Non è giusto che si dia valore solo ad un pezzo di carta e non si riconosca il valore dell’esperienza e della conoscenza effettiva della persona”.

Quest’ultima frase mi diede la chiave dello specchio. In quella frase aveva detto tutto. Si arrabbiava perché non veniva riconosciuto il suo valore e questo generava frustrazione. Alla base, dunque, c’era un conflitto di riconoscimento e svalutazione. 

Conoscevo bene quella persona, la seguivo da un po’ e avevo già interpretato il suo quadro numerologico quindi eravamo già consapevoli che questi erano dei temi caldi per lui.

A quel punto gli ho detto: “ Quindi ti arrabbi perché senti di non valere abbastanza e che il tuo valore non viene riconosciuto solo per la mancanza di un titolo di studio? Riesci a vedere cosa ti sta mostrando lo specchio di questa situazione?”

“Un conflitto di svalutazione, riconoscimento e mancanza” mi rispose lui.

E senti che questo ti appartiene?

“Assolutamente sì” fu la risposta.

In quel momento, quella persona così preparata e capace dovette ammettere a se stessa di essere in realtà insicura delle proprie capacità, di avere difficoltà nel riconoscere i propri meriti e di essere bisognosa del riconoscimento sociale e familiare. 

Questo è il primo specchio e vi assicuro che è sempre molto duro da analizzare. Riconoscere i blocchi che condizionano il nostro modo di essere e di vivere la nostra vita non è affatto semplice.

Ai miei assistiti definisco spesso il primo specchio come la stanza degli specchi che Atreiu deve attraversare nella Storia Infinita. In quella stanza, dicevano le Sfingi, ogni uomo scopre la sua vera natura, così il coraggioso può scoprirsi codardo, l’onesto disonesto ecc…

Nel primo specchio è proprio così. 

Attraverso ciò che ci accade e che ci muove a livello emozionale scopriamo cose molto profonde di noi, cose che a volte vorremmo non vedere e non dover confessare neppure a noi stessi.

Questo del primo specchio è dunque un passaggio amaro ma necessario per poter raggiungere la consapevolezza e la risoluzione del nostro conflitto in modo che determinate persone e situazioni smettano di manifestarsi nella nostra vita.

Per inciso vi racconto anche il finale della storia del mio assistito. 

Il giorno dopo aver fatto questo riconoscimento attraverso il primo specchio, quella persona rilesse la circolare del giorno precedente e si accorse che in un paragrafo c’era scritto che sarebbero valsi anche i titoli di esperienza oltre a quelli di studio per poter concorrere a quel progetto lavorativo. 

Quando mi chiamò per dirmelo era felice ma anche incredulo perché aveva letto mille volte quel documento il giorno precedente senza mai vedere quella postilla.

Perché non lo aveva visto il giorno prima? Perché aveva necessità di attraversare quello specchio, doveva riconoscere il proprio conflitto per poter fare un salto evolutivo nella sua carriera. Certo, non sempre le risoluzioni sono così veloci ma ho voluto raccontarvi questo episodio tra tutti perché è uno dei più belli ed esemplificativi che mi siano capitati riguardo al primo specchio.

A questo punto prendete pure il vostro quaderno del percorso e iniziate a fare la lista di tutte le persone e situazioni che state vivendo. Analizzate le emozioni che provate e cercate di capire quale sia la molla che le genera. Se volete fatelo per iscritto e poi individuate le parole chiave.

Se vi rendete conto che non riuscite a essere oggettivi e a risalire all’origine del conflitto potete contattarmi. Sarò felice di attraversare questo primo specchio insieme a voi.

Foto di Karin Henseler da Pixabay

Nessun treno passa una volta sola, ce n’è sempre uno successivo in partenza per la stessa destinazione.

Questa del treno che passa una volta sola è una delle credenze collettive più limitanti che la nostra società abbia generato.

È una credenza talmente diffusa e solida da essere utilizzata anche come strategia di marketing e vendita. Avete presente tutte quelle aziende che vendono qualcosa fissando un prezzo speciale di cui si potrà usufruire “solo per oggi” o “solo fino al…” per poi continuare questo “solo per oggi” all’infinito? Ebbene sì, quella è proprio la strategia del treno. Fa leva sulla paura umana di perdere un’occasione importante, l’occasione della propria vita, talvolta.

Questa credenza è talmente radicata e forte che ci limita nella maggior parte delle nostre scelte. Proprio per questo è fondamentale riconoscerla e neutralizzarla.

Ritorniamo dunque all’esempio del treno. Immaginiamo di avere un biglietto del treno per la destinazione che vogliamo raggiungere. Ovvio che più la destinazione sarà semplice da raggiungere più i treni saranno frequenti ed economici, dunque il nostro livello di preoccupazione, nel caso dovessimo perderlo, sarà minore.

Il conflitto comunemente nasce quando ho in mano un biglietto per una meta rara, importante e magari anche molto costosa e difficile da raggiungere (ricordiamo che il denaro è una forma di energia ed è proprio la forma di energia che dà valore al tempo). Se perdo quel treno per un qualsiasi incidente di percorso, rallentamento o titubanza, la conseguenza sarà di forte avvilimento e proverò il timore che potrei non avere più la possibilità di salire su quel treno. Altre volte, invece, può accadere di accorgerci solo con il senno di poi che in una determinata occasione era passato un treno che avremmo dovuto prendere ma che abbiamo deciso di lasciar andare pur avendo il biglietto in tasca. In quei casi ripenseremo alla cosa con dispiacere e il senso di perdita e rimpianto saranno così forti da farci vedere tutto nero e potremmo attribuire a quell’evento tutti gli eventuali fallimenti successivi della nostra vita.

Eppure, come abbiamo detto, nessun treno passa una volta sola. I treni sono fatti per passare, raccogliere i passeggeri, portarli a destinazione, prenderne altri, portarli verso un’altra destinazione, raccogliere altri passeggeri, ripartire… e così via, all’infinito.

Anche nella vita funziona esattamente così. Come per i treni, l’unica cosa che devo veramente conoscere è dove sarei voluto andare con il biglietto che non ho sfruttato. A quel punto devo solo recuperare le energie necessarie per fare il nuovo biglietto e attendere che il treno passi di nuovo.

Questa è una cosa da tenere sempre ben chiara per evitare che una falsa credenza ci limiti nel nostro percorso.

Qualcuno qui potrà obiettare che gli eventi della vita non sono treni e che alcune situazioni o persone, una volta perse non tornano più. Questo è vero. Ma le persone e le situazioni sono solo delle vie e non è detto che solo una via porti realmente all’obiettivo. Così come non è detto che solo con una persona potrò trovare ciò che desidero. Più comprendo questo e più sarò libero nelle mie scelte. A volte, infatti, scegliamo una situazione o una persona solo per paura che perdendo quell’occasione potremmo non averne altre. E sempre per la stessa paura, spesso, continuiamo a viaggiare su quei treni per tutta la vita anche se qualcosa ci urla di scendere e cambiare strada. Comprenderete quanto sia molto difficile farlo se si è convinti che esista un solo treno e una sola via per raggiungere la propria meta.

Alla base di tutto, dunque c’è la necessità di comprendere che questa è solo una credenza limitante e che ci condiziona nelle nostre scelte di vita.

In seconda istanza, sarà necessario prendere consapevolezza del fatto che non possiamo sempre scegliere la via o il mezzo con cui raggiungere la nostra destinazione. Anzi, molto spesso, proprio la nostra determinazione nel voler necessariamente decidere tutto a priori non ci fa vedere tutte le altre strade e gli altri mezzi che ci porterebbero comunque a destinazione.

Questo ha a che vedere con il nostro conflitto di controllo e con l’incapacità di affidare realmente il nostro progetto alle leggi energetiche che regolano il Tutto. È un argomento di cui spesso ho parlato e che va tenuto in considerazione rispetto a ciò su cui stiamo riflettendo, per questo lo cito pur senza approfondirlo.

A proposito di ciò che stavamo dicendo, invece, c’è da fare un’altra riflessione: quando sul nostro cammino troviamo un ostacolo o semplicemente non riusciamo a cogliere un’occasione, viviamo nel rammarico e nella speranza di poter recuperare ciò che abbiamo perduto. Quasi mai riflettiamo su un qualcosa di ancora più sottile.

La domanda che raramente ci poniamo è: “Ma io davvero avrei dovuto prendere quel treno, in quel momento? Era veramente la mia unica possibilità?”

E poi subito dopo dovremmo chiederci: “Allo stato attuale delle cose e visto dove sono arrivato perdendo quel treno, è davvero necessario, ora, per me, attendere che ripassi di nuovo o sarebbe più utile cambiare il mio programma di viaggio sfruttando la linea fortuita dei nuovi eventi?”

Se noi ci facessimo queste domande, potremmo sempre mantenere alta la nostra consapevolezza sull’obiettivo finale e, soprattutto, impareremmo a sfruttare i cambi di programma e i cosiddetti errori di percorso (n.d.a. chi è nel percorso di consapevolezza sa bene che l’errore non esiste) come delle potenziali occasioni e non come dei limiti.

Ricordiamo sempre che la capacità di adattarsi al cambiamento è la chiave dell’evoluzione e non la capacità di resistenza.

Nel leggere la nostra vita intesa come un lungo cammino verso delle tappe (o obiettivi) che ci siamo prefissati, sarà importante interpretare tutte quelle esperienze che sembrano rallentarci o danneggiarci come dei segnali e non come degli incidenti o, peggio ancora, delle punizioni.

Il rallentamento e l’accelerazione sono fenomeni dipendenti dal Tempo e quindi del tutto autonomi. Ogni situazione ha bisogno del suo tempo per compiere il proprio ciclo e difficilmente l’essere umano riesce a raggiungere un grado di consapevolezza tale da poter avere controllo sul Tempo. Accelerazione e rallentamento non dipendono infatti dalla nostra volontà, poiché ogni minimo evento è collegato con il Tutto da una serie di variabili infinite che ne determinano i tempi di allineamento e risoluzione. 

Proprio qui sta la chiave di tutto. Una volta che un ciclo è completato la sua chiusura è inevitabile e se non siamo stati pronti a viverlo possiamo provare la sensazione di aver perso un’occasione. Ma è pur vero che nella ciclicità del Tempo le esperienze si susseguono in moto circolare e dunque ogni fine coincide con un nuovo inizio.

Il problema, infatti, nasce quando noi non riusciamo a stare nel flusso perché ancora non abbiamo consapevolizzato e risolto i nostri conflitti. Se il rallentamento e l’accelerazione (che dipendono dunque dal movimento energetico generale) sono automatici e noi possiamo intervenire su essi solo in parte, le persone che incontriamo, gli incidenti di percorso e gli errori sono determinati da una nostra risonanza mentale ed emozionale. Possiamo agire in maniera diretta su di essi e la loro manifestazione dipende solo ed esclusivamente dalla nostra frequenza di emissione. Essi sono strumenti per il nostro percorso di esperienza, li attiriamo in base a tutta una serie di risonanze che attiviamo di volta in volta. Quindi non solo dobbiamo accettarli in quanto tali ma anche interpretarli.

Solo prendendo consapevolezza dei segnali e sciogliendo i conflitti potremo finalmente entrare nel flusso degli eventi e vivere in armonia con i cicli di esperienza e le occasioni della nostra vita.

Quando una di queste eventualità (persona, cambiamento, errore) ci si presenta, va letta come un segnale. A volte ci sta indicando un conflitto interno che dobbiamo vedere e superare per poter proseguire nel ciclo di esperienza. Altre volte addirittura i blocchi sul nostro cammino ci segnalano una possibilità alternativa, una strada nuova che noi non avevamo neanche visto, presi com’eravamo a compiangerci nella nostra occasione perduta, nella sfortuna o nella rabbia per i nostri errori.

Allora dobbiamo fare esattamente come nella stazione del treno.

Innanzitutto dobbiamo capire in che stazione siamo ora e dove saremmo dovuti andare.

A questo punto dovremo comprendere i motivi che ci hanno impedito di andare dove avremmo voluto, riconoscerli e risolverli ( per fare questo, ovviamente, è necessario fare un percorso di consapevolezza).

Poi, una volta fatto questo, potremo decidere se vogliamo aspettare che il treno ripassi, se vogliamo sfruttare un altro mezzo o se, addirittura, vogliamo cambiare destinazione perché magari, da dove siamo adesso, potremmo avere la possibilità di andare ancora più lontano. 

Perché se è vero che nessun treno passa una volta sola, è vero anche che i mezzi e le vie sono tantissimi e le destinazioni infinite.

Per approfondire l’argomento o per consigli e indicazioni riguardo il tuo percorso di consapevolezza e benessere, puoi contattarci sulla nostra pagina fb isideatet9 oppure ai contatti che trovi sul nostro sito www.isideatetnove.com

Sindrome della Capanna e Soggetto Omega

Questo periodo di lockdown che ormai volge al termine è stato un test difficile da affrontare. Rinunciare alle proprie abitudini, alla socialità, agli eventi mondani, per molti anche al proprio lavoro. Eppure, tra i molti, alcuni di noi si sono sentiti meno destabilizzati da questo stile di vita. Alcuni perché già facevano una vita piuttosto essenziale, altri perché si sono scoperti adatti a questo stile di vita un po’ fuori dal comune.

Sono coloro che io definisco i soggetti Omega, prendendo spunto dalle gerarchie di branco dei lupi.

Più o meno tutti sanno che nel branco esiste la coppia Alpha. Il maschio Alpha insieme alla femmina Alpha guidano il branco. Subito sotto gli Apha ci sono i lupi Beta. Sono lupi forti che non hanno però la stessa propensione alla leadership dell’Alpha e preferiscono dunque dare il proprio sostegno al leader ma lavorare nelle retroguardie. Esiste poi anche una tipologia più particolare e molto meno nota ai più: il lupo Omega.

Il lupo Omega ha una natura pacifica e bonaria. È il tipico elemento che tende a riportare la pace e l’equilibrio nel branco. Non entra mai in nessuna fazione particolare, convive bene con tutti e riesce a intervenire nelle faide riportando la pace tra i gruppi. Da giovane il lupo Omega è compagnone, giocherellone, va da un gruppo all’altro portando allegria e serenità. Tutti lo accettano volentieri tra loro ma non lo considerano mai veramente uno di loro. Il lupo Omega crescendo tende a diventare un lupo solitario. Viaggia col branco, ne rispetta le leggi ma preferisce non appartenere a nessuna fazione. In questo modo tutti lo vedono di buon occhio, ha rapporti sereni con i singoli ma evita le attività del gruppo.

Detto questo è facile comprendere l’analogia con l’essere umano.

Tra gli esseri umani, in un gruppo, c’è sempre almeno un Omega. Questa dinamica si osserva benissimo soprattutto nei gruppi di giovani e giovanissimi. Se vi fermate a riflettere e ricordate le dinamiche interne delle vostre classi soprattutto di scuola media e superiore, potrete facilmente individuare il vostro Omega. O magari siete proprio voi.

Il soggetto Omega, da giovane, è dunque di carattere mite, va d’accordo con tutti, difficilmente entra in conflitto. Probabilmente, in giovane età, è spinto a questo da una necessità di accettazione da parte del gruppo di cui perde la necessità crescendo. Sicuramente non cerca mai la leadership e non vuole conflitti. Ama però la sua libertà personale, per questo non sceglie nessuna fazione, proprio perché, sotto sotto, non vuole sottostare a nessun Alpha. Crescendo, il soggetto Omega, attraversa una fase in cui si rende conto di essere diventato un solitario. È quasi una conseguenza naturale, in realtà, poiché non avendo mai realmente creato una identificazione con qualcuno o qualcosa al di fuori dalla sua stessa identità, il soggetto Omega si trova ad aver effettuato una stringente selezione naturale delle proprie amicizie e contatti sociali. La cosa sorprendente per questa personalità è lo scoprire che questo tipo di situazione non gli pesa affatto. Il soggetto Omega, infatti, ama la compagnia ma sta bene anche da solo. Sicuramente non sceglierà mai posti affollati per vedere un amico. Preferisce ritrovi intimi, magari una cena in casa o in qualche ristorante piccolo. Non ama i centri commerciali, i villaggi turistici né tanto meno la movida. Spesso è uno che ama studiare, leggere, lavorare oppure potrebbe essere uno appassionato di tecnologia.

Il soggetto omega ama l’aria aperta quindi anche nello sport difficilmente lo troverete in una palestra, soprattutto di quelle all’ultimo grido con la musica molto alta e il bar. L’Omega lo troverete a correre in riva al mare, nel bosco, a fare trekking in montagna. Al mare sceglierà una spiaggia libera o selvaggia piuttosto che uno stabilimento.

Una volta raggiunta la maturità, sceglierà una vita riservata, quasi sicuramente fuori dal caos cittadino ma non necessariamente in un posto troppo isolato. È un solitario ma non un eremita.

A questo punto, mi direte, che c’entra tutto questo con la sindrome della capanna?

Innanzitutto ci tengo a precisare che la sindrome della capanna di cui stiamo tanto sentendo parlare non è confermata a livello scientifico come un vero e proprio disturbo.

Inoltre c’è da distinguere tra la paura di uscire perché ci si sente minacciati da un pericolo esterno e l’aver compreso e consapevolezzato dei bisogni profondi che, una volta soddisfatti, ci fanno sentire di aderire maggiormente alla nostra natura profonda.

Ho deciso di scrivere su questo argomento dopo aver letto alcuni articoli che trattavano la cosiddetta “Sindrome della Capanna”. 
Ho colto delle sfumature in molti di essi sulle quali è importante fare chiarezza: una cosa è sentirsi minacciati da un pericolo esterno e quindi temere di lasciare il proprio riparo, un’altra cosa è scegliere secondo le proprie necessità e il proprio benessere profondo cosa si desideri o meno fare nella propria vita e nel proprio tempo libero. 

I soggetti Omega sono quelli che hanno meno necessità materiali rispetto agli altri, tendono meno a infervorarsi per i leader, seguono le regole del branco ma non ne condividono le ideologie e i bisogni. 
Temo che in questo momento si stia cercando di far passare quello che è un tratto di personalità come una sindrome.

Dico questo in maniera così appassionata, perché è ovvio che i soggetti Omega possono essere tollerati dalla società fino a quando rimangono in netta minoranza. Il soggetto omega è poco influenzabile e profondamente libero, proprio per questo un dilagare di questa personalità potrebbe rappresentare un pericolo.

Questo lockdown rischia di far risvegliare molte personalità non totalmente Omega ma che magari ne hanno dei tratti.

Molti si saranno sentiti meglio rallentando il ritmo, si saranno resi conto che la sfrenata corsa al consumismo, alla socialità imposta in determinati luoghi e tempi dettati sempre e solo dall’esterno (il locale di grido, l’uscita obbligatoria del sabato sera altrimenti sei uno sfigato eccetera) non sono poi così necessari. Molti avranno scoperto che si può lavorare meno e meglio, si può scegliere di trascorrere un tempo di maggiore qualità con gli altri. Molti avranno scoperto che parlare con un familiare, partner o amico nel silenzio della casa è meglio che farlo in un locale alla moda dovendo però gridare sopra la musica assordante.

Comprenderete dunque che lasciare che questi soggetti aumentino è poco fruttuoso per gli Alpha. È necessario far in modo che quella nuova percezione di benessere, che non ci fa più sentire la necessità di seguire i bisogni imposti al branco, venga fatta passare come una sindrome, un problema.

Non nego, lo ribadisco, la ripercussione della paura che in alcuni potrebbe portare a temere l’esterno. E anche io invito chiunque riconosca questo meccanismo a chiedere aiuto e supporto.

Ma vi parlo ora da operatore bioenergetico e soprattutto da persona che ha scelto di vivere da Omega molto tempo prima dell’epidemia: se non sentite nessuna forma di malessere, se avete piacere di andare fuori, incontrare nuovamente gli amici, tornare a svolgere il vostro lavoro e le vostre attività ma sentite semplicemente di non voler tornare ai ritmi di prima, alle modalità di prima, se sentite l’esigenza di eliminare dalla vostra vita delle abitudini che ormai vi sembrano superflue, allora non avete nessuna sindrome. La vostra non è paura dell’esterno, temete solo di non essere in grado di mantenere i vostri propositi, temete che tornando alla vita normale quello che vi ha fatto stare così bene sparirà. Non è così. Magari non sarete totalmente liberi di scegliere sul lavoro se non siete lavoratori autonomi ma potrete scegliere sempre come trascorrere il vostro tempo libero e nessuno potrà dirvi cosa sia più giusto fare. Ricordatelo! Non fatevi dire che siete sbagliati voi e giusti gli altri che sceglieranno di tornare alla vita di prima e che la rivorranno esattamente come prima. Sono giusti loro ma siete giusti anche voi. Non c’è nulla di male neanche nel voler tornare ad andare alle feste, discoteche, centri commerciali. Ognuno segue la sua natura. Solo che loro stanno facendo una scelta più vicina a quella che è la necessità del branco mentre voi no. Per questo a loro viene data l’etichetta di giusti, di sani e a voi quella di anomali e possibili malati.

Scegliete, scegliete sempre e non permettete a nessuno di dirvi che siete sbagliati poiché, ricordate, non esiste cosa giusta e sbagliata ma solo ciò che crea benessere e ciò che crea disagio.

Abbiate dunque il coraggio di stare nel vostro benessere tra pochi piuttosto che nel vostro disagio tra molti.

La foto in copertina è di Karin Henseler da Pixabay

Lupus in Tabula. Il gioco specchio dell’Energia sottile

Se siete giunti alla lettura di questo articolo è perché avete sentito la necessità di approfondire il senso di ciò che è stato detto nell’articolo Lupus in tabula. Il gioco specchio della società. https://isideatetnove.com/?p=296

In quell’analisi troppo oggettiva e dualistica, in effetti, qualcosa non mi tornava.

Da tempo ho cambiato il mio modo di analisi del reale, iniziando a sostenere la necessità dell’ombra quanto della luce poiché non esiste giudizio e non esiste colpa.

L’insegnamento che ho ricevuto e fatto mio è che ognuno fa solo ciò che è necessario al compimento del fine ultimo universale: l’espansione energetica del sistema.

E allora perché un’analisi così “egoica” di Lupus paragonato alla situazione sociale e generale dell’essere umano?

Ci ho messo giorni a capire perché ma all’improvviso il senso è stato chiaro:

Lupus è un gioco in cui ognuno deve incarnare il ruolo che la sorte ha scelto. Quel ruolo spesso non coincide con la sua natura profonda, spesso gli pesa ma ha pescato quella carta e, per amore del gioco, porta avanti il suo ruolo fino alla fine.

Eccolo il messaggio: siamo tutti qui con un ruolo, ognuno di noi ha un suo obiettivo personale che si fonde con l’obiettivo comune. Tutti assumiamo il nostro ruolo e compiamo scelte e azioni che sono conseguenza di quello. 

Tutti però stiamo agendo, a livello frequenziale, nell’interesse dell’energia comune. 

Tutti, anche se spesso non ne siamo coscienti, ci muoviamo perché ci sia continua e costante espansione.

Ho già scritto riguardo a questo in passato. Ho già parlato di come il bene e il male siano delle categorie di giudizio puramente umane e di come la legge terrena, fondamentale e necessaria, si basi su fondamenti diversi da quella divina.

Siamo qui a giocare, interpretiamo il nostro ruolo. Non siamo però coscienti del gioco come in Lupus e quindi patiamo fortemente ciò che accade nel mondo. 

È giusto che sia così. 

Il nostro Ego ha bisogno di compiere questa esperienza immersiva per apprendere delle lezioni ed evolvere.

Per alcuni l’esperienza rimane immersiva per sempre, e anche questo è giusto che sia così.  È necessario che sia così, altrimenti non potrebbero svolgere la propria missione.

Ma chi riesce a vedere che, in fondo, è tutto un gioco di ruoli, ha il compito di aderire a questa visione. 

Chi lo vede ha il compito di uscire il più possibile dal giudizio e aumentare la propria frequenza di base: la frequenza che chiamiamo “frequenza del cuore”.

In campo energetico sentiamo spesso parlare di frequenza del cuore. È un argomento molto dibattuto e anche io l’ho approfondito spesso nei miei articoli.

In maniera riassuntiva posso dire qui che l’unico modo per aumentare l’intensità di frequenza del cuore è quello di aderire completamente alle leggi universali oltre che a quelle umane.

Quando parliamo di “cuore” in realtà stiamo parlando del nostro punto energetico di origine. È il nostro nucleo energetico fatto a immagine e somiglianza della Matrice energetica universale (Fonte, Dio, ecc…). 

In esso si bilanciano le polarità positive e negative e la sua carica è neutra. Da esso scaturisce tutta l’energia creatrice del nostro sistema. 

Ogni essere ha il suo “plesso del cuore” che coincide con il punto di origine presente in tutti i sistemi.

Da questo punto energetico dipende l’energia degli altri punti. 

Se il punto energetico del cuore è in equilibrio si riesce a mantenere una omeostasi generale. Se in quel plesso si crea uno squilibrio, il sistema rischia il collasso.

(NdA: per collasso si intende collasso energetico e non collasso cardiaco. Sebbene l’aderenza dei termini crei lo spunto per riflessioni simboliche, non si sta, ovviamente, facendo riferimento a patologie fisiche né facendo diagnosi di natura medica). 

È necessario, dunque, prendere coscienza di questo e mantenere saldo in sé quel concetto di Amore Universale, spesso chiamato Amore Incondizionato, che tanto viene professato e poco compreso.

L’amore Incondizionato non è l’amore della madre per il figlio, come spesso si dice. Infatti, anche in quell’amore, spesso, ci sono condizioni.

L’amore Incondizionato, che sarà meglio chiamare Universale, è molto più ampio e può applicarsi a tutte le situazioni in maniera generale, cosa impossibile da fare in una dinamica madre-figlio.

L’amore Universale è un concetto puramente energetico e non può essere ritrovato in nessuna dinamica che comprenda relazioni umane basate su reazioni mentali ed emozionali. 

L’amore universale (detto Incondizionato) richiede non solo di perdonare ma di superare la necessità del concetto stesso di perdono. 

Richiede di comprendere che il nemico non esiste a livello sottile. Siamo nel gioco dei ruoli e tutte le energie (o anime, se preferite) sono alleate per un obiettivo comune.

L’amore Universale si raggiunge comprendendo che anche chi compie l’azione più bieca non ha necessità di essere perdonato poiché non esiste colpa ma anzi va ringraziato per il suo servizio. 

Va ringraziato, malgrado in quel momento la nostra parte umana non sia in grado di comprendere quale sia la ragione di luce nascosta in quell’azione di ombra.

L’amore incondizionato è difficile da comprendere, quasi impossibile da praticare. Ma è la nostra unica chiave di equilibrio energetico.

L’uomo Gesù, che in quanto uomo deve fare i conti con la propria mente e le proprie emozioni, arretra inizialmente di fronte a Giuda. Ma la frequenza del Cristo, priva di influenza emozionale e mentale, riconosce che Giuda è lì per compiere il suo Servizio Supremo. È giusto che sia così. Annuncia il tradimento, ne dichiara la necessità, ma solleva dalla responsabilità il traditore.

Loro sono le due facce di una stessa medaglia. L’Ombra e la Luce che si uniscono, al fine di determinare degli accadimenti sul piano terreno che portino al raggiungimento di un obiettivo energetico comune.

Molto c’è da dire su questo argomento e a breve usciranno ulteriori articoli di approfondimento.

Nel frattempo, se vuoi approfondire gli argomenti trattati in questo post puoi leggere anche:

Giuda e il Servizio Supremo https://isideatetnove.com/?p=193

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