Meccanismi di risonanza collegati alla paura in questo particolare momento di transizione energetica

il cammino di consapevolezza – parte 1

In questo particolare e delicato momento storico tutti coloro che sono in un cammino di crescita personale sentono che gli eventi che si stanno verificando hanno un valore che va ben oltre ciò che la nostra mente riesce a percepire. Molti di noi potranno sentirsi destabilizzati e sentirsi travolti dall’emozione della paura che aleggia ovunque intorno a noi.

Proprio per questo, è bene prendere consapevolezza del fatto che la paura, in quanto emozione primordiale risuona fortemente in tutti noi ma ha anche tutta una serie di sfumature che trovano differente risonanza in ognuno di noi a seconda delle memorie e del sistema di credenze che è presente in ognuno di noi. Non è solo la paura in generale e in particolar modo la paura della morte a regnare in questo momento, bensì tutta una serie di vibrazioni secondarie che dalla paura traggono origine ma che si alimentano in noi per altri motivi e che potrebbero andare a manifestarsi (o che magari sono già manifeste) anche a livello fisico.

Proprio per questo motivo, abbracciando la consapevolezza che tutto ciò che viviamo serve (quindi è a nostro servizio) ed è un segnale di percorso per la nostra evoluzione, potremmo sfruttare questo momento per individuare le risonanze che avvertiamo in noi, senza giudicarci per ciò che proviamo ma piuttosto integrando questi aspetti che emergono per poter tracciare con maggiore precisione il nostro sentiero di crescita.

Qui di seguito elencherò in maniera sintetica le principali risonanze legate alla paura con cui potremmo trovarci a fare i conti in questo momento:

  • Senso di perdita
  • Problematiche legate all’identità e in particolare: senso di invisibilità, necessità di affermazione e/o definizione del sé
  • Vittimismo
  • Solitudine e isolamento
  • Problematiche legate al controllo
  • Senso di oppressione
  • Non accettazione (della situazione, delle regole, rabbia contro il sistema)
  • Stasi, blocco totale, impossibilità di reagire

Senso di perdita

Quando parliamo del senso di perdita legato alla paura non stiamo limitando l’analisi solo alla paura di perdere i propri cari o la propria vita. Il campo di analisi è ben più ampio.

Quello che la maggior parte di noi stanno affrontando non è realmente la morte come esperienza in prima persona ma la sensazione di aver perso il proprio sistema di vita in generale: perdita delle proprie sicurezze, delle proprie abitudini di vita, perdita del lavoro e perdita economica .

La perdita, quindi, intesa nel suo senso più ampio ci toccherà tutti in tutto il pianeta e per questo il senso di perdita è segnato al primo punto, poiché avrà una ampissima risonanza, direi quasi totale.

La paura che in questo momento sta vibrando collegata al senso di perdita è proprio quella che gli equilibri vengano stravolti,, che si sia costretti a rivedere le proprie sicurezze e le proprie abitudini di vita.

Ebbene, se vogliamo ragionare nell’ottica di una evoluzione di coscienza rispetto alle esperienze che viviamo, entrando in risonanza con il senso di perdita, proprio questo è necessario: rivedere i propri cardini, il proprio sistema di valori.

Questo evento ci chiama a entrare nuovamente in connessione con se stessi e con gli altri, acquisendo la consapevolezza che si potrebbe perdere molto, se non tutto.

È sul concetto di perdita che è necessario concentrarsi ora, è necessario che si attribuisca un nuovo valore alle cose.

Quando questo momento sarà passato, alla fine del ciclo di questa esperienza (perché ci sarà una fine, come in tutte le cose) allora si farà la conta di ciò che si è perduto e purtroppo, per alcuni di noi, anche di “chi”.

A quel punto saremo chiamati a ricostruire noi stessi e le nostre vite.

Il come farlo sarà una nostra scelta. Non esisterà un giusto e uno sbagliato ma sarà importante che la scelta venga compiuta dopo aver valutato bene ciò che abbiamo perso. Sarà necessario valutare cosa di ciò che è stato perso in termini di abitudini e  stile di vita sia necesario recuperare e cosa, alla luce di questa esperienza, sarà possibile abbandonare e lasciare al passato. 

Sarà necessario anche guardare a ciò che, nella perdita generale, si è ritrovato. Tutto ciò che prima di questo momento avevamo dimenticato di avere e che in questa fase di esperienza abbiamo ritrovato o scoperto di avere. 

Ciò che abbiamo perso e ciò che non avevamo e abbiamo ritrovato saranno i due carichi della nostra bilancia personale. Questi due aspetti andaranno soppesati e bilanciati in modo da capire cosa sia giusto lasciare di ciò che abbiamo ritrovato in cambio di ciò che prima avevamo e che dovremmo recuperare.

Questo che stiamo vivendo è un momento molto importante, un fondamentale spartiacque. Nella storia dell’umanità segnerà un prima e un dopo, è inutile negarlo. 

Ora stiamo attraversando il durante, ci è stata concessa una grande possibilità di esperienza, anche se adesso può sempre strano considerare ciò che stiamo vivendo come un qualcosa che porti con sé anche degli aspetti positivi.

In questo durante, dunque, dovremo analizzarci attentamente per poter poi muoverci nel “dopo” e sapere con quali “pesi” riportare in equilibrio i piatti della bilancia della nostra vita.

Poiché questo è un tema che risuona nella maggior parte di noi, è possibile agire anche con delle azioni pratiche di riordino e pulizia del proprio ambiente di vita e con dei protocolli di detossinazione che vadano ad aiutare la funzionalità degli organi emuntori in particolare Colon e Reni. Il sistema RENI-Vescica sarà particolarmente sotto carico energetico soprattutto se la preoccupazione è principalmente legata alla perdita economica.

Problematiche legate all’identità

Ad alcuni potrà capitare, vivendo questa esperienza, di sentire una particolare risonanza con il tema dell’identità.

Questo tema emozionale è vastissimo e molte sono le sfumature che può prendere nella sua manifestazione. 

Una di queste potrebbe essere la necessità spasmodica di affermazione di sé, una necessità di manifestare il proprio essere che, in alcuni casi, può sfociare nell’eccesso. Sanissimo è il desiderio di condivisione ma l’eccessiva necessità di manifestare il proprio sé potrebbe stare mascherando un profondo senso di invisibilità che non trova radice in questo evento contingente ma in qualcosa che arriva da più lontano.

Per altri, invece, questo processo potrebbe portare a quella che potremmo definire come una delle prove più difficili per l’essere umano: guardarsi allo specchio vedendo il proprio vero io.

L’eliminazione delle varie vie di fuga da noi stessi (lavoro, vita sociale, sport, hobbies, ecc…) che continuamente mettiamo in atto per sfuggire dai nostri vuoti interiori e dalle nostre verità, ci lascerà di fronte a uno specchio che ci mostrerà il nostro vero io senza alcuna possibilità di fuggire. Tutti i meccanismi di fuga che ci siamo creati sono scomparsi, dissolti, in un nulla che ci avvolge inesorabilmente.

Per chi sente particolarmente forte la risonanza con questo tema (ma in generale per tutti poiché tutto ciò che è strettamente legato all’Io è difficile da poter sentire e ammettere a se stessi) consiglio la lettura del libro “La storia infinita” di Michael Ende.

Al tema dell’identità è strettamente legato anche il piano della scelta. Anche nella perdita abbiamo parlato di scelta ma nell’identità il valore della scelta è ancora più forte e il livello di difficoltà piu elevato.

Qui si tratta della scelta personale di aderire a se stessi e alla propria natura profonda, qualunque essa sia. La scelta di essere “eletti” a compiere quel percorso che non è detto che siamo stati in grado di accettare fino in fondo. Un percorso necessario per aderire profondamente a noi stessi e alla nostra scelta animica.

Per alcuni di noi scoprire chi si è nel profondo non sarà facile, così non sarà facile amare la propria missione e amare se stessi, qualsiasi sia l’immagine che vedremo riflessa nello specchio. Non esistono eletti, esistono sono le scelte che ognuno di noi decide di compiere per aderire alla propria missione.

E dal momento che si parla di scelta e di “eletti” consiglio su questo tema la visione della trilogia di “Matrix” cheproprio di questo tratta in maniera illuminante.

Inoltre collegato al tema della scelta, sul piano di analisi simbolica degli organi, c’è l’Intestino Tenue insieme a Pancreas e Colecisti che collaborano con quest’organo nell’assimilazione e digestione dei nutrienti. Consiglio dunque di porre attenzione a problemi di assimilazione e intolleranze in chi riesce a sentire la risonanza con questo tema.

Vittimismo

La vittima è, per sua definizione, qualcuno che ha subito un evento violento contro la sua volontà.

In effetti, se lo guardiamo, quello che stiamo vivendo è proprio questo: un evento violento vissuto contro voglia e contro volontà.

Il ruischio in questo caso è per coloro che ancora non hanno integrato il concetto di assenza di causa-effetto (Vai all’articolo: Il principio di causa-effetto e le leggi del Karma https://isideatetnove.com/?p=171).

Per coloro che ancora non hanno integrato questo concetto energetico basilare, esiste ancora la credenza che se c’è una vittima deve esserci necessariamente un carnefice o quantomeno deve esserci una causa scatenante. Questa causa scatenante, per coloro che tendono ad entrare in risonanza con il tema della vittima, è da trovare a tutti i costi.

Subentra in questa risonanza anche la sensazione di impotenza, diversa però dalla dinamica legata a ciò che analizzeremo nella smania di controllo, poiché qui l’impotenza determina una sensazione di non poter reagire e di passività. L’impotenza della “vittima” porta a fermarsi e a subire passivamente con il rischio di cadere in uno stato di pigrizia e depressione.

In questo tema si entra nel piano di ricerca di due aspetti fondamentali: “radice” e “matrice”.

La radice, proprio per sua definizione, è ciò da cui nascono le cose, nelle piante è sia ancoraggio che nutrimento. A livello arcaico e psicobiologico la radice è il padre ovvero colui che ci dà la casa (il casato per la precisione) e il nutrimento nella fase immediatamente successiva al nutrimento primario (gestazione e primi mesi di vita) che viene invece dato dalla madre.

La “matrice”, invece, è la forma da cui le cose hanno origine, tutto ciò che da vita ai processi ed è assimilata simbolicamente anche all’utero e quindi alla madre.

Chi è nel conflitto di vittimismo, dunque, ha la necessità di trovare a tutti i costi una radice che sta tenendo in atto il fenomeno e una matrice che lo ha creato. Probabilmente la storia risponderà a queste domande ma in questo momento è poco funzionale restare aggrappati a questo tipo di pensiero.

Per chi è in questa vibrazione ci sarebbe da indagare a livello di bilanciamento delle proprie polarità energetiche e consiglio delle tecniche di riequilibrio del maschile e femminile soprattutto se tutto questo si stava già manifestando da prima con delle difficolta in tutto ciò che concerne il piano della creazione (inteso sia come difficoltà nel generare figli che progetti di vario ordine e grado).

Solitudine e isolamento

C’è chi in questo momento sta soffrendo particolarmente per la solitudine e l’isolamento forzato.

In una società come la nostra dove siamo abituati a essere sempre in movimento, a incontrare gente in continuazione (anche se gli incontri il più delle volte non prevedono relazione) e ad essere talvolta anche soffocati da questa grande mole di persone intorno a noi (traffico cittadino, affollamento dei mezzi di trasporto, ecc…) trovarsi all’improvviso soli e lontani a distanza di sicurezza può essere veramente destabilizzante.

E la riflessione si ferma proprio su questo termine: “distanza di sicurezza”. La sicurezza è un termine che nell’immediato ci fa pensare a qualcosa di positivo, di rassicurante, un luogo sicuro, un qualcosa di solido. Ma la sicurezza, come tutte le cose, contiene in sé anche il suo opposto, che non è l’insicurezza, bensì il pericolo. Se ho necessità di sicurezza è perché sto subendo uno stato di pericolo.

Nella risonanza con il senso di solitudine e di isolamento nascondiamo dunque un senso di pericolo, una particolare sensibilità verso un nemico ignoto, una minaccia che neppure noi conosciamo. Questo tema risuona particolarmente nelle persone più anziane e nei giovanissimo ed è collegato a livello psicobiologico con il sistema immunitario in genere e con le membrane di separazione (membrane cellulari, meningi, peritoneo, pleura, ecc…).

La risonanza con questo tema ci sta dicendo di trovare la radice di questa necessità di sicurezza e di isolamento. La domanda è “Da che cosa sto prendendo le distanze? Da cosa mi sto proteggendo mettendo distanza?” 

Un’altra manifestazione a livello fisico di questo squilibrio emozionale potrebbe essere un eccesso di peso corporeo dato sia da uno squilibrio metabolico (eccessivo deposito di grasso rispetto a ciò che viene introdotto con l’alimentazione. Il corpo non scarta mai i lipidi perché legge il grasso come difesa) oppure dato da un eccessivo consumo alimentare (mangio eccessivamente per poter accumulare adipe e creare uno strato di isolamento dal pericolo “esterno” che mi minaccia).

Smania del controllo

La necessità di controllo è uno dei temi più frequenti e comuni rispetto all’emozione paura. Chi ha smania di controllo è generalmente un ansioso. Si tende a controllare tutto per poter evitare spiacevoli imprevisti e tenere quindi sotto controllo l’ansia (che non è paura pura ma ne è una derivazione “sofisticata” elaborata dal nostro sistema emozionale).

Per chi è in risonanza con questo tema, l’aspetto più destabilizzante è il non sapere quando tutto questo finirà.

 In questo momento si vive momento per momento, pianificare è impossibile, nulla può dipendere dal proprio potere personale. Ora chi ha questo tipo di campanello attivo, può avere molteplici reazioni ma, come sempre, non è sulla reazione che ci si deve concentrare bensì sull’origine della manifestazione. In questa risonanza potremmo avere una manifestazione simbolica di squilibrio a livello dell’asse ipotalamico e del sistema nervoso autonomo, ovvero i sistemi che controllano il funzionamento della macchina corpo.

Con un prolungato stato di impossibilità di controllo si rischia di arrivare ad un forte stress organico ed è quindi consigliato, per chi sente una risonanza con questo tema (e in generale per tutti) di sfruttare questo momento per regolare nuovamente le funzioni ipotalamiche mantenendo uno stile di vita il più sano possibile (considerata l’impossibilità di uscire) con dei ritmi di sonno e veglia regolari, mantenendo la sveglia in un orario che vada dalle 6 alle 9 del mattino e con la veglia il prima possibile ma comunque non più tardi delle 23. Durante la giornata inoltre si consiglia di mantenere una regolarità nei pasti e nelle proprie abitudini di cura personale come ad esempio continuare a fare tutte quelle operazioni di toletta che normalmente si fanno quando si affronta la settimana lavorativa.

Questo argomento verrà comunque approfondito in un prossimo articolo che sarà disponibile a breve per chi vorrà.

Poniamo attenzione perché questo è un tema particolarmente vivo in tutti noi e se la solitudine e l’isolamento possono colpire principalmente anziani e giovanissimi, questo tema colpisce i giovani e gli adulti che vivono la loro vita a pieno ritmo sia sociale che lavorativo. 

Senso di oppressione

Chi in questo momento sente particolarmente il senso di oppressione, la mancanza d’aria e la sensazione di essere in gabbia sta incarnando in maniera esemplare il sistema di risonanza che ha portato a questo stato di cose.

Questo virus che si è diffuso, infatti, colpisce proprio i polmoni che risentono particolarmente della tristezza (secondo la medicina cinese) ma che a livello simbolico risentono particolarmente proprio del senso di mancanza di libertà, della mancanza di aria e, soprattutto, data la loro posizione anatomica, si attivano in particolar modo nelle situazioni in cui ci sentiamo costretti, intappolati e messi in gabbia.

I polmoni, insieme al cuore, vivono all’interno della gabbia toracica che li protegge ma, anche li occlude, quando i muscoli respiratori (diaframma in primis) non svolgono liberamente il proprio lavoro creando delle contrazioni che hanno come effetto la limitazione dei movimenti della gabbia toracica.

Anche qui, dunque, ciò che naturalmente dovrebbe essere una “sana protezione” diviene una prigione, qualcosa da cui sfuggire.

A livello pratico, in questo momento, dovremmo vivere il meccanismo di sicurezza dello stare in casa come un meccanismo sano di protezione da un “pericolo” esterno. Se si entra invece nel rifiuto di questa protezione, si tenderà ad avvertire molto più del normale la necessità di evadere, di espandere i propri confini. Stiamo riferendoci alla situazione contingente ma, probabilmente, chi sta entrando in risonanza ora con questo meccanismo lo ha già provato in passato.

Se lo volessimo vedere in maniera più ampia, inoltre, considerando che questo sembra essere proprio il meccanismo di riferimento anche del virus (che infatti colpisce i polmoni in maniera bilaterale), potremmo dire che forse questo fenomeno si è scatenato proprio per mettere in luce il meccanismo di eccessiva chiusura che regna nel nostro Sistema globale e, di contro, anche la smania di espansione e la necessità di soggiogare l’altro per ampliare il proprio territorio di azione. Il pesce grande che cerca di soffocare il pesce piccolo, insomma.

Chiusa questa parentesi e Rapportandoci nuovamente al singolo individuo, dietro questa risonanza potrebbe esserci una sensazione di oppressione che arriva da memorie altre e che trova risonanza in questo stato di cattività imposta dalla situazione contingente.

Per chi sta vivendo questa situazione sono caldamente consigliate tutte quelle pratiche che consento di mettersi in contatto con il proprio respiro (Pranayama, yoga, meditazione, ecc…).

Più semplicemente si può anche mettersi per qualche minuto in posizione supina concentrandosi sul proprio respiro consentendo al diaframma di distendersi e, ai muscoli respiratori sinergici e non, di recuperare la propria naturale funzionalità. 

Non accettazione

In questo campo di risonanza rientrano tutti coloro che ora fanno fatica ad accettare le regole imposte, che hanno rabbia forte contro il sistema di controllo e che sentono la necessità di trasgredire.

La trasgressione è un meccanismo che si attiva quando c’è una situazione disfunzionale rispetto al controllo. In parte è collegata con ciò che è stato già detto rispetto a chi soffre di smania del controllo ma con una sfumatura che aggiunge all’emozione della paura anche quella della rabbia. Una doppia risonanza emozionale.

Questo potrebbe essere ricondotto su un piano simbolico al sistema endocrino all’asse neuroendocrino in generale. Ci tengo a specificare che questa è una teoria del tutto personale, elaborata in questi giorni di riflessione e osservazione dei meccanismi comportamentali degli individui in questo particolare stato di emergenza.

Chi si riconosce in questo aspetto può riflettere sul concetto di integrazione e domandarsi che cosa si è stati costretti a subire e a dover necessariamente accettare senza però averlo realmente integrato. Si potrebbe approfittare di questo momento per fare un piccolo passo indietro e girare la prospettiva degli eventi guardandoli in un’ottica di opportunità e non di limitazione.

Consiglio per chi volesse approfondire, la lettura di questi articolo https://isideatetnove.com/?p=191 e eventualmente la pratica della Tecnica del Perdono.

Blocco totale

Questo stato di risonanza, che potrebbe verificarsi in alcuni, è strettamente collegato con il tema vittimismo e potrebbe risuonare in soggetti che già prima di questa situazione vivevano un momento di difficoltà sul piano emozionale.

Se siete a contatto con  qualcuno che sta vivendo questo tipo di esperienza se vi riconoscete in questa sensazione di impossibiltà di reagire e totale blocco potreste chiedere un aiuto psicologico (molti psicoterapeuti si sono messi a disposizione anche gratuitamente in questo momento) e aiutarvi con integratori e alimenti che aiutino la funzionalità epatica.

La mancanza di capacità di reazione, infatti, a livello psicobiologico, risuona particolarmente a livello del fegato che è il nostro laboratorio chimico interno. In esso si svolgono la maggior parte delle “reazioni” chimiche del corpo e, in quanto organo strettamente connesso con le ghiandole endocrine, incide notevolmente anche sulla funzionalità tiroidea. La Tiroide è la ghiandola endocrina responsabile della maggior parte delle reazioni metaboliche del nostro organismo. Aiutando il fegato nelle sue attività si potrà portare un supporto a tutti coloro che vivono stati depressivi e di difficoltà nell’affrontare gli eventi presenti.

È necessario precisare che questo è un sommario molto limitato di tutto ciò che in questo particolare momento di trasformazione si muove nell’animo umano e non ha la pretesa di prendere in considerazione nessun aspetto a 360°.

Inoltre non ha in alcun modo la pretesa di fare diagnosi poiché tutti gli aspetti fisiologici indicati prendono in considerazione solo l’aspetto simbolico e psicobiologico degli organi e non il loro effettivo stato di salute che è e sarà sempre responsabilità del medico diagnosticare ed eventualmente risolvere.

Non ha inoltre pretesa di fungere da sostegno piscologico ma solo di aiutare chi, lontano da qualsiasi patologia diagnosticata di squilibrio mentale, avesse voglia di sfruttare questo momento come un’occasione di autoascolto e analisi,

Questo articolo nasce dunque per aiutare a iniziare o approfondire il proprio cammino verso la consapevolezza e l’apertura della propria coscienza personale.

Per qualsiasi approfondimento personale o consulenza, resto a disposizione ai contatti che trovate sul sito web e sulla pagina fb e Instagram.

Grazie e buon cammino a tutti.