Chi è senza peccato scagli la prima pietra

Il paradosso della giustizia terrena e la misericordia

Cosa è il giusto? Cosa è lo sbagliato? Il concetto di bene e male può essere considerato oggettivo? 

Da sempre l’essere umano ha cercato risposta a questi interrogativi. Rispondervi ora è necessario poiché tutto il mondo materiale si regge sul principio della dualità tra il bene e il male e mai come ora è fondamentale comprendere quali siano i meccanismi che regolano la realtà materiale.

Alla luce di quanto già detto riguardo ai concetti di colpa e perdono questo dubbio dovrebbe già essere sciolto. Si è già chiarito, infatti come non esista colpa poiché ciò che viene compiuto in opere e parole nella dimensione terrena è sempre dettato da una necessità di esperienza per favorire l’espansione dell’energia propria e collettiva.

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In ogni atto, dunque, anche il più bieco, è sempre celato un servizio indispensabile per il processo di espansione della Fonte energetica. È impossibile, però, applicare questo concetto a livello terreno poiché, abbiamo detto, nel mondo terreno la legge che governa è quella della dualità.

Come risolvere dunque questo paradosso?

Sarà necessario per rispondere a questa domanda approfondire il concetto di “legge”. 

La legge è una regola di base che serve a garantire il funzionamento di un sistema. Abbiamo visto che anche a livello energetico esistono delle leggi su cui il sistema stesso si appoggia. Una legge nota ormai ai più è quella detta dell’attrazione che è la legge base del sistema energetico-mentale. La legge di attrazione regola il funzionamento del corpo energetico che consente all’essere umano di manifestare nella realtà le situazioni necessarie al compimento della propria esperienza animica.

Le leggi, ovviamente, esistono anche in natura ed sono necessarie poiché è grazie ad esse che si può garantire il principio dell’equilibrio in tutto ciò che esiste (omeostasi dei sistemi).

Le leggi create dagli uomini, invece, sono frutto del sistema di credenze sociale e collettivo, variano in base alla cultura, alla religione e alle situazioni contingenti di vita dei popoli e sono necessarie a garantire l’ordine ( ovvero l’equilibrio) nel “sistema” società.

Se esiste la legge, però, poiché siamo in un sistema duale, esisterà allora anche la trasgressione della legge ( agli estremi di questa dualità stanno tirannia e anarchia).

Poiché il principio di omeostasi prevede che in ogni micro sistema debbano necessariamente convivere entrambe le polarità (sebbene possano essere bilanciate su gradienti differenti), possiamo affermare che in ognuno di noi convivono sia la legge che la trasgressione e che ognuno di noi è trasgressore a qualche livello.

Potremmo anche dire che la trasgressione sia alla base della natura umana e questo perché la trasgressione è necessaria all’evoluzione e alla conoscenza.

A livello metaforico nella Genesi vediamo che il primo atto compiuto dall’uomo e dalla donna è proprio quello di trasgredire.

Il femminile raccoglie il frutto dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male e il maschile lo mangia. Le due polarità costitutive dell’essere umano, dunque, trasgrediscono ed entrano a conoscenza del sistema duale. Attraverso il peccato originale conquistano la dimensione materica per compiere la propria esperienza ad un ulteriore livello di realtà. 

Il peccato (inteso come polarità ombra) è ciò che, alterando l’equilibrio del sistema, lo costringe a perfezionarsi per ritornare in stato di omeostasi. Più grande è l’ombra ( quindi più grande è la trasgressione) più è possibile che il sistema inneschi un cambiamento radicale compiendo un salto evolutivo fondamentale.

Mettendo da parte ora questa digressione sulla Genesi (di cui a lungo discuteremo in altri articoli), possiamo però affermare che per un principio di coesistenza degli opposti ognuno di noi è allo stesso tempo ligio e trasgressore, santo e peccatore, giudice e imputato.

Per questo nei Vangeli a Scribi e Farisei è impossibile scagliare la prima pietra contro l’adultera e allo stesso modo è impossibile scagliarla per tutti coloro che sono nel tempio ad ascoltare gli insegnamenti del Maestro.

Il Maestro quando tutti sono andati via chiede alla donna: “ nessuno ti ha condannato?” e poi aggiunge: “Bene, neppure io ti condanno.”

Il Maestro non scaglia la prima pietra ma resta nella sala con la donna poiché solo Egli conosce la soluzione del paradosso: la legge umana giudica ed è necessaria la mantenimento dell’ordine. Di fronte alla decisione della legge terrena (sia essa condanna o assoluzione) è necessario per tutti fare un passo indietro poiché nessun essere incarnato è libero dal peccato ( e nel passo dei Vangeli il peccato è inteso in senso più ampio come trasgressione della legge che regola tutte le cose).

Sia benedetta dunque la legge terrena che serve a garantire l’ordine ma nessuno si erga a giudice in ciò che concerne il regno sottile poiché in quel campo vige solo la legge di espansione e non esiste dualità, in quel campo condannare l’Ombra equivarrebbe a condannare anche la Luce poiché tutto ciò che noi leggiamo nella materia come opposto nella Fonte è, invece, Unione. 

Tutto ciò che accade è perfetto e partecipa all’unico scopo dell’energia: trasformazione e espansione.

Il Maestro Cristo, insegna questo concetto. Anch’egli fa un passo indietro di fronte all’adultera. “Neanche io ti condanno” ma si potrebbe aggiungere: “Neanche io ti condanno perché la mia parte umana mi mette al tuo stesso livello e la mia parte divina mi insegna che non esiste colpa”. Esprimendo questo concetto si chiarisce ulteriormente ogni dubbio rispetto alle distorsioni interpretative create intorno al concetto del Karma in quanto punizione.

Il Maestro aggiunge poi: “Va e non peccare più”. Sembrerebbe una contraddizione considerando che il peccato è necessario all’evoluzione ma lì si intende: “Va e segui la legge interna ed esterna aderendo alla lezione che oggi ti ho mostrato: la parte umana agisce nella dualità essendo alternativamente giudice e imputato, la parte divina assolve sempre.”

La vibrazione maestra del Cristo si fa carne per affermare e mostrare questo. Malgrado la carne e la mente che porta con sé l’Ego, per tutti gli incarnati che sono creati tutti nello stesso modo è possibile agire attraverso il corpo e la mente ma processare gli eventi solo attraverso i paradigmi della legge divina che si reggono sulla categoria del non giudizio, categorie esprimibile nelle qualità umane con la Misericordia.