Scegliere una meditazione di gruppo

il cammino della consapevolezza – parte 2

Sempre più spesso mi sto trovando ad affrontare la questione delle meditazioni di gruppo che in questo momento stanno prendendo molto piede, complice anche la situazione e lo stile di vita di questo momento storico.

Capita spesso, infatti, che le persone che seguo nel percorso di consapevolezza, dopo aver partecipato a una meditazione di gruppo, mi riferiscano di sentirsi spossate, destabilizzate e che facciano fatica a riallinearsi sia nella mente che nel corpo.

“La meditazione di gruppo va bene? Faccio bene a praticarla?” 

Questa è la domanda che, prima o dopo, quasi tutti mi fanno.

Premetto che non ho nulla contro le meditazioni di gruppo, le lezioni di gruppo o qualsiasi pratica di questo genere.

Vengo dallo yoga, ne riconosco la straordinaria utilità e, come tutti sanno, lo yoga prevede anche una pratica di gruppo.

Allo stesso modo, la meditazione, se rispetta determinati parametri, può essere efficace e utile anche se pensata e strutturata per essere praticata da più persone contemporaneamente.

La questione, però, è stabilire quali siano i parametri energetici che questa meditazione utilizza e gli obiettivi che si pone.

La meditazione pensata per un gruppo dovrebbe avere sempre un obiettivo di neutralizzazione e mai di bilanciamento delle cariche.

Mi spiego meglio.

Quando lavoriamo a livello energetico, stiamo lavorando sempre su tre parametri fondamentali: Stato di carica positivo, negativo e neutro.

Il sistema energetico dell’individuo è un sistema complesso che lavora per raggiungere una continua omeostasi delle cariche positive e negative. Ogni sistema è differente e, in base all’attività dei vari corpi energetici e materici che compongono l’essere umano, si possono creare degli sbilanciamenti di polarità che generano l’alterazione della fisiologica risultante neutra dell’energia dell’intero sistema.

Quando una qualsiasi tecnica energetica (quindi anche la meditazione) lavora sulla persona, deve sempre tenere conto di questo.

Per fare una meditazione collettiva senza generare “effetti collaterali” sarà necessario, dunque, non andare ad agire sulle cariche polari, bensì si dovrà impostare l’obiettivo su un raggiungimento della neutralità del sistema, dando modo alla struttura energetica di ognuno di riportarsi in omeostasi senza andare ad alterare il funzionamento interno del proprio sistema energetico.

Qualsiasi tecnica strutturata per agire sull’aumento o diminuzione di una delle due polarità, invece, dovrà essere praticata singolarmente, con il supporto di un operatore energetico che abbia provveduto alla misurazione dei campi energetici della persona, valutato lo squilibrio e che agisca, dunque, sempre e solo in base alla reale necessità energetica di chi ha di fronte.

Questo mi è apparso ancora più chiaro da quando mi sono allontanata dal vecchio paradigma delle tecniche energetiche e ho iniziato a operare attraverso il Sistema Tet9. 

Nel Sistema Tet9, infatti, ci sono tecniche di bilanciamento (polarizzazione – depolarizzazione) e tecniche di neutralizzazione. Entrambe sono utili e necessarie, molto spesso si combinano e si aiutano tra loro, ma necessitano sempre di una valutazione energetica preliminare e di un test ulteriore anche per stabilire la tecnica di risoluzione.

Purtroppo è difficile, per chi non ha una conoscenza approfondita del lavoro energetico, orientarsi tra le varie tecniche e stabilire quale sia l’obiettivo e il diagramma di forze che sta alla base di quel lavoro energetico.

Come linea guida mi sento di dire che, generalmente, le tecniche che si appoggiano sulla sola respirazione e postura del corpo, alternando sempre delle posizioni neutre di rilassamento, sono tecniche che tendono a ristabilire la neutralità. Quindi, in linea generale, sono ottimali per le pratiche di gruppo. 

Laddove, invece, ci siano dei suoni da ascoltare e/o emettere, la situazione è già più complessa poiché a livello vibrazionale questo potrebbe influire sui diversi sistemi in maniere differenti. In quel caso la fiducia nella capacità dell’operatore di guidare consapevolmente una meditazione di gruppo è fondamentale.

Mi sento, invece, di dire che sono da evitare quelle meditazioni di gruppo che lavorano per un obiettivo, qualunque esso sia, a meno che non siamo sicuri e certi che l’obiettivo della tecnica sia in linea rispetto alle esigenze energetiche del nostro sistema.

Per essere più chiari, faccio un esempio molto generico e molto diffuso.

Immaginiamo di prendere parte ad una meditazione di gruppo che lavori sull’energia femminile.

Adesso, soprattutto se sono una donna, penserò che quella meditazione possa andare sicuramente bene per me.

Quello che si deve valutare, però, è che l’energia cosiddetta “femminile”, a livello di polarità coincide con la nostra carica negativa.

Anche se sono una donna, io posso avere uno sbilanciamento di questa carica. Ogni polarità, infatti, può essere sbilanciata in eccesso o in difetto.

Perché una tecnica sull’energia femminile possa andare bene per me, io devo conoscere innanzitutto il mio livello di carica negativa in quel momento preciso della mia vita e in tutti i corpi che mi compongono e sapere, di conseguenza, se per bilanciarmi rispetto alla mia polarità positiva avrò necessità di aumentare la carica negativa o diminuirla.

Se io avessi un eccesso di carica negativa, ad esempio, praticando una tecnica che abbia la finalità di aumentare quella polarità, potrei avere poi dei disturbi perché sto andando ulteriormente ad aggiungere su qualcosa che già è in eccesso.

Poiché l’eccesso di carica si manifesta con un blocco energetico, rincarando la dose, io andrò a amplificare la risonanza del blocco e quindi, per risposta, le manifestazioni che attrarrò dopo aver praticato la mia tecnica di meditazione collettiva ( ma il discorso vale per qualsiasi tecnica anche singola, se non testata) saranno ancora più violente e evidenti. Questo perché le manifestazioni, di qualsiasi natura esse siano, hanno il compito di segnalarci eventuali squilibri. Se creo quindi uno squilibrio più forte dovrò aspettarmi una manifestazione più violenta ed evidente.

Questo discorso apre le porte anche all’annosa questione sulla necessità di raggiungere il punto di crisi durante il processo di sanazione. Per chiunque voglia approfondire anche questo aspetto può leggere l’articolo correlato.”La sofferenza è necessaria al cambiamento. Stigmatizzazione di una credenza limitante”. al link https://isideatetnove.com/?p=241