Nessun treno passa una volta sola, ce n’è sempre uno successivo in partenza per la stessa destinazione.

Questa del treno che passa una volta sola è una delle credenze collettive più limitanti che la nostra società abbia generato.

È una credenza talmente diffusa e solida da essere utilizzata anche come strategia di marketing e vendita. Avete presente tutte quelle aziende che vendono qualcosa fissando un prezzo speciale di cui si potrà usufruire “solo per oggi” o “solo fino al…” per poi continuare questo “solo per oggi” all’infinito? Ebbene sì, quella è proprio la strategia del treno. Fa leva sulla paura umana di perdere un’occasione importante, l’occasione della propria vita, talvolta.

Questa credenza è talmente radicata e forte che ci limita nella maggior parte delle nostre scelte. Proprio per questo è fondamentale riconoscerla e neutralizzarla.

Ritorniamo dunque all’esempio del treno. Immaginiamo di avere un biglietto del treno per la destinazione che vogliamo raggiungere. Ovvio che più la destinazione sarà semplice da raggiungere più i treni saranno frequenti ed economici, dunque il nostro livello di preoccupazione, nel caso dovessimo perderlo, sarà minore.

Il conflitto comunemente nasce quando ho in mano un biglietto per una meta rara, importante e magari anche molto costosa e difficile da raggiungere (ricordiamo che il denaro è una forma di energia ed è proprio la forma di energia che dà valore al tempo). Se perdo quel treno per un qualsiasi incidente di percorso, rallentamento o titubanza, la conseguenza sarà di forte avvilimento e proverò il timore che potrei non avere più la possibilità di salire su quel treno. Altre volte, invece, può accadere di accorgerci solo con il senno di poi che in una determinata occasione era passato un treno che avremmo dovuto prendere ma che abbiamo deciso di lasciar andare pur avendo il biglietto in tasca. In quei casi ripenseremo alla cosa con dispiacere e il senso di perdita e rimpianto saranno così forti da farci vedere tutto nero e potremmo attribuire a quell’evento tutti gli eventuali fallimenti successivi della nostra vita.

Eppure, come abbiamo detto, nessun treno passa una volta sola. I treni sono fatti per passare, raccogliere i passeggeri, portarli a destinazione, prenderne altri, portarli verso un’altra destinazione, raccogliere altri passeggeri, ripartire… e così via, all’infinito.

Anche nella vita funziona esattamente così. Come per i treni, l’unica cosa che devo veramente conoscere è dove sarei voluto andare con il biglietto che non ho sfruttato. A quel punto devo solo recuperare le energie necessarie per fare il nuovo biglietto e attendere che il treno passi di nuovo.

Questa è una cosa da tenere sempre ben chiara per evitare che una falsa credenza ci limiti nel nostro percorso.

Qualcuno qui potrà obiettare che gli eventi della vita non sono treni e che alcune situazioni o persone, una volta perse non tornano più. Questo è vero. Ma le persone e le situazioni sono solo delle vie e non è detto che solo una via porti realmente all’obiettivo. Così come non è detto che solo con una persona potrò trovare ciò che desidero. Più comprendo questo e più sarò libero nelle mie scelte. A volte, infatti, scegliamo una situazione o una persona solo per paura che perdendo quell’occasione potremmo non averne altre. E sempre per la stessa paura, spesso, continuiamo a viaggiare su quei treni per tutta la vita anche se qualcosa ci urla di scendere e cambiare strada. Comprenderete quanto sia molto difficile farlo se si è convinti che esista un solo treno e una sola via per raggiungere la propria meta.

Alla base di tutto, dunque c’è la necessità di comprendere che questa è solo una credenza limitante e che ci condiziona nelle nostre scelte di vita.

In seconda istanza, sarà necessario prendere consapevolezza del fatto che non possiamo sempre scegliere la via o il mezzo con cui raggiungere la nostra destinazione. Anzi, molto spesso, proprio la nostra determinazione nel voler necessariamente decidere tutto a priori non ci fa vedere tutte le altre strade e gli altri mezzi che ci porterebbero comunque a destinazione.

Questo ha a che vedere con il nostro conflitto di controllo e con l’incapacità di affidare realmente il nostro progetto alle leggi energetiche che regolano il Tutto. È un argomento di cui spesso ho parlato e che va tenuto in considerazione rispetto a ciò su cui stiamo riflettendo, per questo lo cito pur senza approfondirlo.

A proposito di ciò che stavamo dicendo, invece, c’è da fare un’altra riflessione: quando sul nostro cammino troviamo un ostacolo o semplicemente non riusciamo a cogliere un’occasione, viviamo nel rammarico e nella speranza di poter recuperare ciò che abbiamo perduto. Quasi mai riflettiamo su un qualcosa di ancora più sottile.

La domanda che raramente ci poniamo è: “Ma io davvero avrei dovuto prendere quel treno, in quel momento? Era veramente la mia unica possibilità?”

E poi subito dopo dovremmo chiederci: “Allo stato attuale delle cose e visto dove sono arrivato perdendo quel treno, è davvero necessario, ora, per me, attendere che ripassi di nuovo o sarebbe più utile cambiare il mio programma di viaggio sfruttando la linea fortuita dei nuovi eventi?”

Se noi ci facessimo queste domande, potremmo sempre mantenere alta la nostra consapevolezza sull’obiettivo finale e, soprattutto, impareremmo a sfruttare i cambi di programma e i cosiddetti errori di percorso (n.d.a. chi è nel percorso di consapevolezza sa bene che l’errore non esiste) come delle potenziali occasioni e non come dei limiti.

Ricordiamo sempre che la capacità di adattarsi al cambiamento è la chiave dell’evoluzione e non la capacità di resistenza.

Nel leggere la nostra vita intesa come un lungo cammino verso delle tappe (o obiettivi) che ci siamo prefissati, sarà importante interpretare tutte quelle esperienze che sembrano rallentarci o danneggiarci come dei segnali e non come degli incidenti o, peggio ancora, delle punizioni.

Il rallentamento e l’accelerazione sono fenomeni dipendenti dal Tempo e quindi del tutto autonomi. Ogni situazione ha bisogno del suo tempo per compiere il proprio ciclo e difficilmente l’essere umano riesce a raggiungere un grado di consapevolezza tale da poter avere controllo sul Tempo. Accelerazione e rallentamento non dipendono infatti dalla nostra volontà, poiché ogni minimo evento è collegato con il Tutto da una serie di variabili infinite che ne determinano i tempi di allineamento e risoluzione. 

Proprio qui sta la chiave di tutto. Una volta che un ciclo è completato la sua chiusura è inevitabile e se non siamo stati pronti a viverlo possiamo provare la sensazione di aver perso un’occasione. Ma è pur vero che nella ciclicità del Tempo le esperienze si susseguono in moto circolare e dunque ogni fine coincide con un nuovo inizio.

Il problema, infatti, nasce quando noi non riusciamo a stare nel flusso perché ancora non abbiamo consapevolizzato e risolto i nostri conflitti. Se il rallentamento e l’accelerazione (che dipendono dunque dal movimento energetico generale) sono automatici e noi possiamo intervenire su essi solo in parte, le persone che incontriamo, gli incidenti di percorso e gli errori sono determinati da una nostra risonanza mentale ed emozionale. Possiamo agire in maniera diretta su di essi e la loro manifestazione dipende solo ed esclusivamente dalla nostra frequenza di emissione. Essi sono strumenti per il nostro percorso di esperienza, li attiriamo in base a tutta una serie di risonanze che attiviamo di volta in volta. Quindi non solo dobbiamo accettarli in quanto tali ma anche interpretarli.

Solo prendendo consapevolezza dei segnali e sciogliendo i conflitti potremo finalmente entrare nel flusso degli eventi e vivere in armonia con i cicli di esperienza e le occasioni della nostra vita.

Quando una di queste eventualità (persona, cambiamento, errore) ci si presenta, va letta come un segnale. A volte ci sta indicando un conflitto interno che dobbiamo vedere e superare per poter proseguire nel ciclo di esperienza. Altre volte addirittura i blocchi sul nostro cammino ci segnalano una possibilità alternativa, una strada nuova che noi non avevamo neanche visto, presi com’eravamo a compiangerci nella nostra occasione perduta, nella sfortuna o nella rabbia per i nostri errori.

Allora dobbiamo fare esattamente come nella stazione del treno.

Innanzitutto dobbiamo capire in che stazione siamo ora e dove saremmo dovuti andare.

A questo punto dovremo comprendere i motivi che ci hanno impedito di andare dove avremmo voluto, riconoscerli e risolverli ( per fare questo, ovviamente, è necessario fare un percorso di consapevolezza).

Poi, una volta fatto questo, potremo decidere se vogliamo aspettare che il treno ripassi, se vogliamo sfruttare un altro mezzo o se, addirittura, vogliamo cambiare destinazione perché magari, da dove siamo adesso, potremmo avere la possibilità di andare ancora più lontano. 

Perché se è vero che nessun treno passa una volta sola, è vero anche che i mezzi e le vie sono tantissimi e le destinazioni infinite.

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