I Sette Specchi Esseni – 3° Specchio

PERCORSO DI CONSAPEVOLEZZA TET9

Nei precedenti articoli sul primo e secondo specchio abbiamo analizzato ciò che gli altri ci mostrano di noi nel momento presente (primo specchio) e ciò che noi stiamo giudicando nel momento presente (secondo specchio). 

N.B. Se ti sei imbattuto in questo articolo e non hai letto gli articoli precedenti, ti consiglio la lettura di I Sette Specchi Esseni – 1° Specchio e I Sette Specchi Esseni – 2° Specchio prima di procedere con la lettura di questo articolo.

È chiaro come il primo e secondo specchio siano specchi universali poiché possono essere utilizzati da ognuno di noi in ogni momento della nostra vita. Essi si basano, infatti, sull’analisi di situazioni generiche del momento presente (relazioni, avvenimenti quotidiani, incidenti, malattie, ecc…) tutte cose che noi viviamo costantemente e quotidianamente.

Il primo e secondo specchio sono dunque specchi costantemente attivi.

Nel terzo specchio, invece, prendiamo in esame un tema che non necessariamente è costante nella nostra vita ma che si verifica solo quando entriamo in risonanza con una dinamica interiore ben precisa: il desiderio.

Possiamo essere certi di trovarci nel terzo specchio ogni qual volta proviamo attrazione irrefrenabile verso qualcuno o qualcosa.  Ci troviamo in questo specchio tutte quelle volte in cui viviamo il cosiddetto “colpo di fulmine”. 

Ogni volta che proviamo un’attrazione a prima vista la domanda che dobbiamo porci è:

“Cosa vedo in questa persona o situazione che mi apparteneva e che vorrei recuperare?”

Tutte le persone e situazioni che attiriamo per attivare il terzo specchio sono degli aiutanti fondamentali per il nostro percorso, poiché giungono per mostrarci qualcosa: una qualità che noi avevamo ma che abbiamo perduto o dimenticato.

Quando arrivano da noi, attraverso il desiderio e l’attrazione che proviamo per loro, noi ricordiamo ciò che avevamo e non abbiamo più e iniziamo a fare di tutto per recuperarlo.

È fondamentale avere sempre a mente la dinamica del terzo specchio in queste situazioni perché altrimenti rischiamo di entrare in un meccanismo di compensazione del nostro desiderio attaccandoci a qualcosa di esterno.

Chi entra inconsapevolmente in questa dinamica diviene ossessionato dall’oggetto del desiderio, sente che senza di esso la vita non ha più senso e inizia a fare di tutto per poterlo conquistare.

In realtà il meccanismo che si innesca è molto semplice: invece di prendere consapevolezza del tratto che vediamo nell’altro e che dovremmo recuperare in noi stessi, cerchiamo di compensare la nostra mancanza possedendo l’oggetto del nostro desiderio e ci inganniamo pensando di poter colmare il nostro vuoto con qualcosa di esterno da noi.

Il terzo specchio ci segnala sempre che c’è uno squilibrio energetico nel terzo plesso, ovvero nella dinamica del del dare e ricevere. 

Il terzo specchio, infatti, è quello che esprime segnali riguardo al nostro campo del desiderio. In campo energetico, il desiderio si esprime a livello del terzo plesso e ha la funzione di aiutarci a realizzare il nostro obiettivo di realizzazione e di vocazione. 

Detto in parole più semplici, la nostra coscienza superiore utilizza il desiderio come segnale per comunicare alla mente cosciente quali siano gli strumenti necessari da acquisire o attivare per raggiungere il nostro obiettivo profondo.

Facciamo un esempio molto banale: se ho necessità di prendere un appunto per non dimenticare un’informazione importante ( tipo un pin di accesso o un numero di telefono) io afferrerò immediatamente carta e penna.

Immaginiamo ora di trovarci in questa situazione ma di avere la carta e non la penna. In quel momento inizieremo a sentire il desiderio impellente di avere una penna. Se non riusciremo a trovarla, inizieremo a provare frustrazione e proprio questa frustrazione, generata dal bisogno, ci porterà a pensare solo alla penna fino a giungere alla sensazione di essere disposti a tutto pur di averla. 

È ovvio che questa è una banalizzazione ma l’esempio serve a rendere l’idea del meccanismo fortissimo che c’è in questo specchio: nel momento in cui ho la necessità di raggiungere un obiettivo mi si presenta la necessità di avere a disposizione gli strumenti per portarlo a compimento. Se questi strumenti non sono a disposizione, il desiderio si attiva in me perché io faccia di tutto per reprire gli strumenti e raggiungere il mio obiettivo.

A differenza dell’esempio della penna che è un oggetto necessario ma esterno, nel terzo specchio stiamo parlando di obiettivo di vocazione.

L’obiettivo di vocazione è predeterminato a livello animico e per questo tipo di obiettivi disponiamo sempre degli strumenti di realizzazione. Quindi ciò che ci attrae negli altri e attiva la dinamica del terzo specchio è qualcosa che noi sicuramente abbiamo ma che abbiamo smesso di utilizzare. Gli strumenti atti a realizzare gli obiettivi di vocazione sono strumenti innati quindi, anche se non li usiamo, restano comunque nel nostro bagaglio. Vederli proiettati in qualcuno di esterno da noi ci permette di riconoscerli per ritrovarli in noi stessi.

Ma se noi avevamo questo strumento, come abbiamo fatto a perderlo?

Ribadiamo che nessuno strumento si perde ma può accadere che alcune esperienze di vita inneschino in noi dei blocchi emozionali e/o mentali tali da provocare il depotenziamento di alcuni strumenti innati, fino a farci percepire l’assenza totale di queste risorse in noi stessi.

Attraverso “l’oggetto del desiderio” abbiamo dunque la possibilità di ricordarci dell’esistenza dei nostri strumenti sopiti e di poter fare in modo che essi tornino a nostra disposizione per poter realizzare i nostri obiettivi di vocazione. 

A questo punto sarà bene citare anche la dinamica del quarto specchio per non rischiare di confonderli. Sono infatti molto simili in apparenza e, senza avere almeno una conoscenza minima del quarto, si potrebbe incappare in errori di valutazione. 

Il quarto specchio regola tutte le dinamiche di dipendenza, ovvero tutte quelle situazioni che diventano nel tempo fonte di assuefazione. 

La discriminante è dunque molto sottile: nel terzo specchio io desidero semplicemente quella persona o cosa, nel quarto specchio ne sono invece dipendente.

Poiché è molto frequente che una situazione da quarto specchio possa essere iniziata nel terzo, vi consiglio di attraversare comunque questo specchio per le situazioni di cui siete dipendenti in modo da iniziare a comprendere il meccanismo che inizialmente vi ha portato a desiderare ciò di cui siete diventati dipendenti.

Il lavoro pratico sul terzo specchio non prevede un iter standard come quello del primo e del secondo. Qui iniziamo a entrare nei piani più sottili agganciando il piano di vocazione, di realizzazione e dello strumento.

Con il Tet9, una volta compresa la dinamica che lo specchio evidenzia, si può andare a lavorare con la Numerologia Archetipica. Attraverso l’analisi numerologica dei campi di vocazione, desiderio, obiettivo di realizzazione e strumento si riesce a riportare equilibrio a livello del terzo plesso energetico regolando il piano fondamentale del dare e ricevere.

Ovviamente consiglio questo tipo di lavoro a chiunque voglia intraprendere un percorso di consapevolezza più completo.

Qualora però vogliate semplicemente liberarvi da quel meccanismo ossessivo che può generare il desiderio di qualcosa o qualcuno, allora vi consiglio di tentare di rispondere alla domanda del terzo specchio. Se troverete la risposta vedrete sciogliersi come per magia il vostro meccanismo di attrazione del momento. Se poi dovesse ricapitarvi e vi doveste rendere conto che il gancio è sempre lo stesso, potrete valutare di fare un lavoro di consapevolezza più approfondito.

Come sempre vi auguro un buon cammino attraverso questo specchio e per approfondimenti e consulenze potete contattarmi ai recapiti che trovate nella pagina dei Contatti.