Abbandona la resistenza e inizia a scegliere. È l’unico modo per diventare ciò che desideri nel profondo.

Lupus in Tabula. Il gioco specchio della società

Era molto tempo che sentivo la spinta a scrivere un articolo sul concetto di Scelta ed Elezione ma non riuscivo a trovare il modo corretto di affrontare questi temi.

Negli ultimi giorni, invece, mi è capitato di pensare frequentemente ad un gioco di società che amo molto ma inizialmente non riuscivo a capire perché. Poi, finalmente, è arrivata la spiegazione a tutto, come sempre.

Il gioco in questione è “Lupus in Tabula”: un appassionante gioco di strategia che si pratica in gruppo. Se conoscete il gioco potete scorrere velocemente le prossime righe e giungere direttamente alle conclusioni. Per chi non lo conosca vado a spiegare, il più brevemente possibile, in cosa consista:

Nel villaggio di Tabula si scopre che tra gli abitanti ci sono dei lupi mannari. Nessuno sa chi siano ma durante la notte i lupi uccidono (se riescono) una persona del villaggio. 

Tra gli abitanti del villaggio ci sono i semplici villici (persone comuni) e le figure speciali. Le figure speciali sono varie e si sceglie quali usare anche in base al numero di persone coinvolte nel gioco. Generalmente si sceglie un lupo e una figura speciale ogni 4 giocatori.

Si gioca in più persone (gruppo preferibilmente dispari) e una persona viene nominata Master o conduttore, quindi è colui che sa tutto e conduce il gioco. Agli altri partecipanti viene fatta pescare una carta che stabilirà quale sarà il suo ruolo nella partita. La carta non dovrà essere vista da nessun altro giocatore durante tutta la partita.

Il gioco si alterna in due fasi: giorno e notte.

Durante la notte tutti i giocatori hanno gli occhi chiusi e il Master dà ai lupi la possibilità di aprire gli occhi, guardarsi e indicare la persona che vogliono uccidere. Una volta che i lupi hanno fatto la loro scelta, il Master chiama le figure speciali che hanno varie possibilità di azione.

Le più frequenti sono: La guardia del Corpo o Protettore che può scegliere di proteggere una persona durante la notte, la Veggente che può indicare una persona e sapere dal master se sia un lupo, la Medium che può indicare uno dei morti e sapere se fosse un lupo, la Bambina che può sbirciare durante tutta la notte (a suo rischio e pericolo), la Prostituta che può passare la notte con una persona ma se lei o quella persona dovessero essere scelte dai lupi, muoiono entrambi. Ci sono anche altre figure, ma queste sono le principali e quelle messe in gioco più di frequente.

Finita la notte, il Master dichiara l’arrivo del giorno e comunica se i lupi hanno fatto delle vittime e, se sì, dice il nome della vittima. A quel punto la vittima rimane nel gruppo di gioco in quanto morto ma non può più parlare con nessuno.  

Tutti i partecipanti rimasti vivi, lupi in incognita inclusi, si siedono al tavolo del consiglio e discutono riguardo ai fatti della notte.

Durante l’assemblea tutti sospettano di tutti e la strategia dei lupi è proprio quella di creare dissapori tra i villici durante il giorno. Inoltre le figure speciali, quando scoprono qualcosa durante la notte, tendono a esporsi durante il giorno. 

Alla fine del consiglio tutti devono votare per uccidere una persona del gruppo, quella che sospettano possa essere un lupo.

Le strategie del gioco sono molteplici e  quelle più efficaci cambiano in base al numero dei giocatori.

Quando si gioca in tanti ci sono molti lupi. Non è raro in quel caso che, per sviare i villici, i lupi inizialmente decidano di sacrificare qualcuno dei loro condannandolo a morte durante il giorno. È naturale, infatti, che più persone ci sono in gioco più per i lupi è semplice mimetizzarsi e riuscire a mantenere la propria copertura.

Poi ci sono le figure speciali: molto spesso accade che si mandino a morte queste figure quasi subito, scambiando la loro insistenza nell’accusare qualcuno per una strategia da lupo. 

Il gioco prosegue molto a lungo alternando notti e giorni. 

Lo scopo è quello di uccidere tutti i lupi durante il giorno ma se i lupi riescono ad uccidere molte persone durante la notte e a rimanere in maggioranza, allora hanno vinto i lupi.

Ora mi direte: “Bel gioco… ma che c’entra?”

Stessa cosa che mi sono chiesta io quando ha iniziato a venirmi in mente eppure qualcosa c’entra eccome!

Pensiamo al mondo come una grande partita di lupus: il giorno e la notte rappresentano la polarità di luce e ombra, i lupi sono “i cattivi”, le figure speciali sono “gli eroi” e i villici rappresentano il popolo. 

Già vediamo come tutto inizi ad assumere un senso.

I lupi, coloro che lavorano nell’ombra, sono avvantaggiati perché si conoscono. Tra i giocatori sono gli unici che possono guardarsi in faccia e riconoscersi. Sono gli unici che hanno la possibilità di creare una strategia. Però sono in minoranza. Viaggiano su un rapporto di 1:3.

I lupi agiscono nell’ombra e hanno la missione di distruggere il villaggio per prendere potere e consentire nuovi scenari. 

Le figure speciali, invece, sono coloro che agiscono nell’ombra come i lupi ma con lo scopo di aiutare il villaggio durante il giorno. Sfruttano la conoscenza acquisita nell’ombra per agire nella luce. 

I villici comuni sono la maggioranza delle persone, non hanno coscienza delle dinamiche profonde che muovono gli eventi, spesso si sentono impotenti e minacciati ma sono le figure fondamentali: devono salvare sé stessi e il villaggio dai lupi e sono in maggioranza. Sono loro a far pendere l’ago della bilancia. Il loro voto è fondamentale così come lo è la loro coesione. Spesso però fanno fatica a vedere la strategia di fondo poiché sono troppo concentrati sul salvare se stessi piuttosto che sul preservare la comunità. Inoltre è difficile per loro comprendere chi stia dicendo il vero tra i Lupi e gli Speciali.

Da giocatrice abbastanza esperta vi dico: quando i lupi riescono a dividere i villici creando fazioni interne, generalmente vincono la partita. 

È anche troppo ovvio che, analizzato così, questo gioco sembri proprio uno specchio della società. 

Ma c’è di più: mentre si gioca, ognuno scopre la sua vera natura. Alcuni soffrono particolarmente nel dover portare avanti alcuni ruoli, altri sono a proprio agio in altri. 

Ci sono gli eroi pronti a sacrificarsi per il gruppo, quelli che pensano soprattutto a salvare se stessi, i lupi convinti e i lupi con i rimorsi che non riescono a sostenere il proprio ruolo fino alla fine, facendosi scoprire.

Ho sempre amato Lupus proprio per questo. Dopo aver giocato con delle persone a Lupus le si conosce molto meglio, vi assicuro.

In questo particolare momento storico, devo dire, che applicare le strategie di Lupus a ciò che sta accadendo, rende lo scenario generale particolarmente interessante. La metafora delle dinamiche su cui si basa la nostra realtà sociale è evidente. Volendo lasciare l’analisi solo su un piano puramente materiale, potrei anche fermarmi qui e, in effetti, è esattamente ciò che farò. 

Darò la possibilità, a chi vorrà, di fermarsi qui nella lettura, prendendo da questo articolo solo uno spunto di riflessione che riguardi l’aspetto più materiale e sociale della questione.

Chi, invece, senta risonanza con l’aspetto più sottile della realtà e abbia voglia di scoprire quale sia la riflessione che è stata canalizzata da tutto ciò, potra proseguire la lettura a questo link https://isideatetnove.com/?p=298

Foto di Karin Henseler da Pixabay

Chi saranno gli eletti in questa Nuova Era?

riflessione canalizzata sulla nuova condizione energetica e sulla sua manifestazione nelle nostre vite

Durante questo periodo di lunga introspezione, iniziato per me pochi giorni prima della fine del 2019 e intensificatosi con la quarantena causata dalla pandemia per Covid-19, sono giunta a decidere che fosse giusto e necessario condividere con chi vorrà tutto ciò che fino a qui è arrivato attraverso i canali energetici di informazione che per me si sono aperti lo scorso anno, proprio in questo periodo. 

Era il 25 aprile del 2019 quando ho iniziato a canalizzare da una nuova frequenza di informazione. 

i messaggi riguardavano ciò che veniva indicato come la “Bioenergetica della nuova Era”. 

Si annunciava un cambiamento fondamentale nell’assetto energetico che avrebbe portato alla necessità di adattare le nostre tecniche con nuovi diagrammi di base.

Un enorme cambiamento era iniziato e avrebbe portato con sé modificazioni nell’assetto generale di tutto il pianeta.

Si diceva che il campo medico-scientifico e il campo tecnologico sarebbero stati coinvolti in modo particolare in questo cambiamento.

Si annunciavano grandi e necessarie scoperte in campo medico.

Si annunciavano fondamentali scoperte in campo tecnologico, riguardanti soprattutto i fenomeni elettromagnetici.

Vedevo nuovi flussi energetici applicati anche al corpo umano.

A causa di questi cambiamenti anche le tecniche di trattamento energetico sarebbero dovute cambiare. 

Alcune vecchie tecniche avrebbero subito modificazioni e altre sarebbero andate in disuso, lasciando il passo alle nuove costruite secondo i diagrammi.

All’epoca quel messaggio mi ha lasciato interdetta. Ho pensato di aver travisato, di aver subito una fascinazione fantascientifica. 

Ho scoperto, però, che messaggi dello stesso tenore giungevano ed erano giunti anche ad altri. 

È iniziato, così, un periodo di intenso lavoro condiviso e, a volte, acceso confronto. 

Abbiamo cercato di capire, analizzare. 

Poi è arrivato il momento del puro ascolto, del lasciarsi guidare.

Le informazioni sono state sempre più frequenti, più chiare, il puzzle si componeva pian piano, inesorabilmente.

Personalmente, ho iniziato a mettere insieme un nuovo sistema di lavoro che sta già dando ottimi riscontri: il Tet9.

Del Sistema Tet9 sono arrivate prima le basi energetiche, poi i quadranti per i test, le tecniche nuove e l’integrazione delle vecchie. Si espande continuamente e si approfondisce sempre di più rispetto ai suoi fondamenti energetici di base. 

Al momento sono focalizzata sulla scrittura di un testo che ne diffonda la struttura, in modo che possa diventare applicabile per più operatori.

Poi, durante l’enorme lavoro che si stava facendo, è giunto il Covid-19. 

La prima manifestazione di tutto ciò che fino ad ora avevamo raccolto e non compreso pienamente, era inesorabile sotto i nostri occhi: un virus totalmente sconosciuto attacca l’essere umano e colpisce le vie respiratorie. Qualcosa sta accadendo. 

I polmoni, il regno neutro di Aria e Terra sono sotto attacco. Fuoco e Acqua devono bilanciarsi nuovamente. Covid-19. In numerologia, il 19 è il simbolo del Fuoco/Sole, rappresenta la forza dell’energia maschile per eccellenza.

Mi scuso se questo che affermo per alcuni potrà essere poco chiaro. Ma chi dovrà comprendere, comprenderà.

Personalmente questa manifestazione così potente mi ha dato la forza di fare quello che sto facendo ora: dichiarare l’abbandono definitivo della mia zona di limbo. Decidere di portare con me il vecchio paradigma solo come strumento di memoria ma essere pronta a rinunciare a tutto ciò che dimostrerà, da qui in poi, la propria inefficacia. 

Questo varrà non solo nel campo degli studi ma in generale. 

Questa è la prima parte del messaggio:

È necessario essere pronti al cambiamento e accettarlo con il giusto spirito critico e con grande apertura mentale. Il tempo dei dogmi universali, delle grandi certezze ha completato il proprio corso. C’è la necessità, ora, di allargare lo sguardo, di mettere tutto in discussione, di aprire mente e cuore a nuove possibilità e a un nuovo sentire. Le comode certezze vanno abbandonate, si parte verso nuovi orizzonti e nuove possibilità. Questo è il momento dell’inversione della polarità. Dal governo del Fuoco, si passa ad un governo dell’Acqua, dove tutto diviene più morbido e fluido. Niente più paradigmi e dogmi. C’è la necessità di diventare malleabili, di adattarsi a qualsiasi condizione e situazione, proprio come fa l’acqua. È necessario essere pronti a lasciare qualsiasi rigida convinzione, accettare di “sapere di non sapere”, divenire consapevoli che ciò che fino ad ora era stata chiamata Verità si sta rivelando come solo una faccia della medaglia. La luce, fino ad ora, si è proiettata solo su una metà della sfera. L’altra metà è stata a lungo nella zona d’ombra e ora torna a manifestarsi. Non c’è lotta per il predominio, sia chiaro. Solo una nuova necessità energetica”.

Abbracciare questa consapevolezza, per me, è stato un passaggio complesso. Rinunciare a schemi e certezze, in ogni ambito della mia vita. Mettere in dubbio tutte le conoscenze ma anche tutte le sicurezze fin qui acquisite è stato complicato. 

Mettere in discussione ed eliminare alcune parti fondamentali anche della mia sfera più privata è stato a tratti doloroso. 

Tutto questo era però necessario.

Accettare di manifestarmi è ora necessario.

In fondo a me stessa, anche nei momenti di maggiore confusione, ho sentito la forza di quel velo che si squarciava, di quella Verità che finalmente si svelava nella sua interezza. 

E proprio questo ora guida la mia mano e la mia volontà.

Tutti fino ad ora abbiamo lavorato po’ un in sordina, consapevoli del fatto che, se avessimo parlato apertamente di questo, chi appartiene con convinzione al vecchio paradigma ci avrebbe osteggiato e presi per folli. Forse addirittura schiacciato.

Sono cosciente che questo rischio esista ancora e probabilmente esisterà a lungo.

Ciò che verrà detto, da qui in poi, disturberà molti, ma non importa.

Questa la linea guida, rispetto a questo argomento:

“Non c’è ambizione di vittoria né di primato della verità in questo nuovo modo di essere e operare. Quello che sta accadendo non ha necessità di essere professato. Verrà praticato direttamente, con azioni e non con parole, ognuno a suo modo, ognuno con i propri strumenti ma tutti con l’obiettivo comune di rendere evidente la nuova realtà: ciò che fino ad ora è rimasto celato da adesso in poi vedrà nuovamente la luce. Fino ad ora per volere di pochi è stato celato il sapere per molti. Questo è stato possibile solo perché era così che doveva essere. Ora non sarà più così e non perché noi porteremo avanti questo messaggio, non ci sarà bisogno di profeti in questa Nuova Era, semplicemente avverrà da sé, perché l’espansione energetica che è in atto, il cambio di polarità e governo energetico, consentiranno a chiunque lo vorrà di comprendere e di vedere. La sua manifestazione nella realtà è ancora particolarmente ombrosa ma questo cambiamento si manifesterà attraverso rovesciamenti e mutazioni fondamentali che saranno sotto gli occhi di tutti e a livello globale. Poiché il governo energetico passa all’Acqua la modalità di azione sarà quella del Fuoco: movimenti e cambiamenti veloci, riduzione delle distanze spaziali, nuove linee temporali e dimensionali. Anche le fondamenta del potere si modificheranno. Chi ha capacità di agire e manifestare avrà ora più forza e più possibilità di chi fino si baserà solo su parole, ragionamenti e leggi rigide. Non sarà un cambiamento subitaneo, certo. Ma neppure così lento. Certamente chi vive ora nei propri corpi, non lo vedrà compiersi nella sua totalità. Il completo compimento richiederà lunghissimo tempo. Ma è qui che inizia ed è qui che si gettano le basi. Finisce l’era dei falsi eletti. Ora la Verità è solo una: ognuno è eletto in qualcosa. Qualsiasi cosa si sia venuti a imparare qui, qualunque sia la scelta, quella sarà la missione. Ognuno giunge qui per incarnare il proprio aspetto Luce e il proprio aspetto Ombra. Entrambi sono necessari all’espansione energetica generale. Nessuna espressione è migliore dell’altra. Ricordate che tutto ciò che accade è determinato dalla legge di espansione dell’Energia. Finisce dunque anche il tempo delle false iniziazioni. La nascita, la formazione nell’utero e il passaggio simbolico attraverso il canale uterino (ma in generale il “venire alla luce”) quella è ed è sempre stata la vostra iniziazione. Lo è sempre stata ma sarebbe stato impossibile, fino ad ora, credere in un mondo di iniziati. Gli esseri viventi tutti avranno modificazioni nella struttura genetica. Grandi scoperte saranno fatte a riguardo. I nuovi nati sono già pronti al cambiamento. Coloro che non possono più adeguarsi attraverso il loro corpo fisico attuale andranno via ora per ritornare poi. Questo è ciò che giunge ora. È iniziato già da tempo questo cambiamento ma i suoi effetti diventano tangibili ed evidenti anche nella materia. Si può resistervi o accoglierlo. La scelta resta personale. E la scelta è il fondamento di base nella condizione dell’eletto”.

Scegliere una meditazione di gruppo

il cammino della consapevolezza – parte 2

Sempre più spesso mi sto trovando ad affrontare la questione delle meditazioni di gruppo che in questo momento stanno prendendo molto piede, complice anche la situazione e lo stile di vita di questo momento storico.

Capita spesso, infatti, che le persone che seguo nel percorso di consapevolezza, dopo aver partecipato a una meditazione di gruppo, mi riferiscano di sentirsi spossate, destabilizzate e che facciano fatica a riallinearsi sia nella mente che nel corpo.

“La meditazione di gruppo va bene? Faccio bene a praticarla?” 

Questa è la domanda che, prima o dopo, quasi tutti mi fanno.

Premetto che non ho nulla contro le meditazioni di gruppo, le lezioni di gruppo o qualsiasi pratica di questo genere.

Vengo dallo yoga, ne riconosco la straordinaria utilità e, come tutti sanno, lo yoga prevede anche una pratica di gruppo.

Allo stesso modo, la meditazione, se rispetta determinati parametri, può essere efficace e utile anche se pensata e strutturata per essere praticata da più persone contemporaneamente.

La questione, però, è stabilire quali siano i parametri energetici che questa meditazione utilizza e gli obiettivi che si pone.

La meditazione pensata per un gruppo dovrebbe avere sempre un obiettivo di neutralizzazione e mai di bilanciamento delle cariche.

Mi spiego meglio.

Quando lavoriamo a livello energetico, stiamo lavorando sempre su tre parametri fondamentali: Stato di carica positivo, negativo e neutro.

Il sistema energetico dell’individuo è un sistema complesso che lavora per raggiungere una continua omeostasi delle cariche positive e negative. Ogni sistema è differente e, in base all’attività dei vari corpi energetici e materici che compongono l’essere umano, si possono creare degli sbilanciamenti di polarità che generano l’alterazione della fisiologica risultante neutra dell’energia dell’intero sistema.

Quando una qualsiasi tecnica energetica (quindi anche la meditazione) lavora sulla persona, deve sempre tenere conto di questo.

Per fare una meditazione collettiva senza generare “effetti collaterali” sarà necessario, dunque, non andare ad agire sulle cariche polari, bensì si dovrà impostare l’obiettivo su un raggiungimento della neutralità del sistema, dando modo alla struttura energetica di ognuno di riportarsi in omeostasi senza andare ad alterare il funzionamento interno del proprio sistema energetico.

Qualsiasi tecnica strutturata per agire sull’aumento o diminuzione di una delle due polarità, invece, dovrà essere praticata singolarmente, con il supporto di un operatore energetico che abbia provveduto alla misurazione dei campi energetici della persona, valutato lo squilibrio e che agisca, dunque, sempre e solo in base alla reale necessità energetica di chi ha di fronte.

Questo mi è apparso ancora più chiaro da quando mi sono allontanata dal vecchio paradigma delle tecniche energetiche e ho iniziato a operare attraverso il Sistema Tet9. 

Nel Sistema Tet9, infatti, ci sono tecniche di bilanciamento (polarizzazione – depolarizzazione) e tecniche di neutralizzazione. Entrambe sono utili e necessarie, molto spesso si combinano e si aiutano tra loro, ma necessitano sempre di una valutazione energetica preliminare e di un test ulteriore anche per stabilire la tecnica di risoluzione.

Purtroppo è difficile, per chi non ha una conoscenza approfondita del lavoro energetico, orientarsi tra le varie tecniche e stabilire quale sia l’obiettivo e il diagramma di forze che sta alla base di quel lavoro energetico.

Come linea guida mi sento di dire che, generalmente, le tecniche che si appoggiano sulla sola respirazione e postura del corpo, alternando sempre delle posizioni neutre di rilassamento, sono tecniche che tendono a ristabilire la neutralità. Quindi, in linea generale, sono ottimali per le pratiche di gruppo. 

Laddove, invece, ci siano dei suoni da ascoltare e/o emettere, la situazione è già più complessa poiché a livello vibrazionale questo potrebbe influire sui diversi sistemi in maniere differenti. In quel caso la fiducia nella capacità dell’operatore di guidare consapevolmente una meditazione di gruppo è fondamentale.

Mi sento, invece, di dire che sono da evitare quelle meditazioni di gruppo che lavorano per un obiettivo, qualunque esso sia, a meno che non siamo sicuri e certi che l’obiettivo della tecnica sia in linea rispetto alle esigenze energetiche del nostro sistema.

Per essere più chiari, faccio un esempio molto generico e molto diffuso.

Immaginiamo di prendere parte ad una meditazione di gruppo che lavori sull’energia femminile.

Adesso, soprattutto se sono una donna, penserò che quella meditazione possa andare sicuramente bene per me.

Quello che si deve valutare, però, è che l’energia cosiddetta “femminile”, a livello di polarità coincide con la nostra carica negativa.

Anche se sono una donna, io posso avere uno sbilanciamento di questa carica. Ogni polarità, infatti, può essere sbilanciata in eccesso o in difetto.

Perché una tecnica sull’energia femminile possa andare bene per me, io devo conoscere innanzitutto il mio livello di carica negativa in quel momento preciso della mia vita e in tutti i corpi che mi compongono e sapere, di conseguenza, se per bilanciarmi rispetto alla mia polarità positiva avrò necessità di aumentare la carica negativa o diminuirla.

Se io avessi un eccesso di carica negativa, ad esempio, praticando una tecnica che abbia la finalità di aumentare quella polarità, potrei avere poi dei disturbi perché sto andando ulteriormente ad aggiungere su qualcosa che già è in eccesso.

Poiché l’eccesso di carica si manifesta con un blocco energetico, rincarando la dose, io andrò a amplificare la risonanza del blocco e quindi, per risposta, le manifestazioni che attrarrò dopo aver praticato la mia tecnica di meditazione collettiva ( ma il discorso vale per qualsiasi tecnica anche singola, se non testata) saranno ancora più violente e evidenti. Questo perché le manifestazioni, di qualsiasi natura esse siano, hanno il compito di segnalarci eventuali squilibri. Se creo quindi uno squilibrio più forte dovrò aspettarmi una manifestazione più violenta ed evidente.

Questo discorso apre le porte anche all’annosa questione sulla necessità di raggiungere il punto di crisi durante il processo di sanazione. Per chiunque voglia approfondire anche questo aspetto può leggere l’articolo correlato.”La sofferenza è necessaria al cambiamento. Stigmatizzazione di una credenza limitante”. al link https://isideatetnove.com/?p=241

La sofferenza è davvero necessaria al cambiamento o questa è solo la stigmatizzazione di una credenza limitante?

COME IL SISTEMA TET9 SUPERA IL DISAGIO DELL’ACUTIZZARSI DEL SINTOMO E LA RISONANZA DEL SISTEMA EGO-MENTE

Una delle certezze avute sino ad ora in campo energetico è quella per cui, in qualsiasi processo di crescita o sanazione, sia necessario affrontare la cosiddetta “fase di crisi”.

Generalmente la fase di crisi coincide con un acutizzazione estrema del sintomo e un conseguente malessere generale della persona. Lo stato di malessere può durare più o meno a lungo, non si può prevedere né quantificare poiché dipende sempre dal caso singolo.

Questo concetto di “soffrire per guarire” sembra coincidere con la credenza di massa che recita: “Gli obiettivi importanti si conseguono solo con la fatica e il sudore della fronte” che sarebbe da correggere con “Realizzo i miei obiettivi con impegno e dedizione”. Suona già meglio, vero?

Anche in omeopatia, l’acuirsi del sintomo è considerato necessario al processo di guarigione ed è vero che, molto spesso, quando intraprendiamo un percorso di crescita e sanazione, notiamo un iniziale stato di malessere. 

Ma siamo proprio sicuri che sia così necessario questo passaggio?

Non potrebbe essere che questa sia la manifestazione più comune del processo solo perché tutti sono convinti che sia così che debbano andare le cose? Non è possibile che questo iter sia solo frutto di una credenza culturale molto diffusa?

In effetti, fino a che ho lavorato con il vecchio paradigma, anche io ero convinta di questo.

La persona veniva da me, facevo la mia valutazione energetica, posturale, emozionale e, mettendo insieme tutti i miei ragionamenti e le mie conoscenze, cercavo di trovare la “soluzione migliore” per lei. Avvisavo la persona che durante il percorso avrebbe potuto avere la sensazione di stare peggio, che era normale e che faceva parte del processo di guarigione. Poi, dopo aver accettato la mia soluzione, la persona sceglieva di iniziare il percorso ed entrambe speravamo che sarebbe andata bene, che la soluzione trovata potesse essere quella giusta.

Ma io più di lei sapevo che i risvolti potevano essere molteplici e le variabili infinite. Poteva andare bene, quindi sarei stata brava io e brava la persona: io a capire e intuire la strada, lei disponibile, collaborativa e aperta al cambiamento. Su questa opzione, dunque, tutti felici.

Quando però le cose non funzionavano, si aprivano scenari differenti.

Uno di questi era che la persona, di fronte alla fase acuta, mollasse la presa.  Il ragionamento è comprensibile e anche condivisibile : “Se per stare meglio mi tocca stare ancora peggio, oltretutto mollando tutti i miei schemi mentali di protezione, preferisco il mio stare male di prima che almeno lo conosco già e ho già tutti i miei meccanismi automatici per difendermi”.

Risultato: vedi la persona per qualche seduta e poi sparisce. Giustamente.

L’altra situazione è la confusione dell’operatore, la tua confusione. Devi accettare di non aver avuto la giusta intuizione di non aver compreso il problema nella sua totalità, allora cominci a provare altre tecniche e a fare esperimenti con la persona che, dall’altra parte, subisce inerme il tuo navigare in acque incerte e agitate. Magari alla fine trovi la soluzione migliore e tutto va bene comunque. Quando proprio non funziona, poi, si tende a dare la responsabilità alla persona. Si fa leva sul famoso concetto di assunzione di responsabilità, necessario in qualsiasi processo di sanazione. 

Nessuno lo nega, è assolutamente vero che per avere un risultato ci sia la necessità della partecipazione attiva della persona al proprio cambiamento, altrimenti si cadrebbe nella famosa “sindrome del salvatore”. Di fronte al mancato raggiungimento dell’obiettivo, però, spesso si sostiene che la persona non fosse pronta ad affrontare quel cambiamento. Il suo sistema – si dice- non è in grado perché deve completare la sua esperienza e ancora deve imparare da quella situazione.

Insomma, non se ne esce. La matassa è molto ingarbugliata. In tutto questo gran teatro, in effetti, ci ho navigato per anni fino a che non ho compreso una cosa fondamentale: siamo nella materia e, se siamo nella materia, abbiamo un corpo e non può esserci corpo senza una mente. Infine, non può esserci una mente senza un Ego. Questo vale per la persona che intraprende il percorso ma vale anche per l’operatore e, nel percorso, si sta insieme. Oltretutto, c’è sempre un principio di risonanza nella scelta reciproca tra operatore e “operante”. Quindi, molto spesso, gli schemi energetici e mentali tra i due sono simili. È se fosse proprio questo a creare il problema?

Avevo sempre preso in considerazione l’Ego della persona che avevo di fronte, i messaggi del suo corpo, le sue emozioni ma non avevo mai considerato pienamente il ruolo giocato anche dal mio. Sicura della mia posizione neutrale di operatore energetico, avevo sempre creduto che quella bastasse per garantire la scelta più appropriata della tecnica di lavoro.

Proprio da questa intuizione ho iniziato a canalizzare il Sistema Tet9, un sistema che, oltre ad essere fondato sul nuovo paradigma energetico, dà all’operatore la possibilità di ridurre al minimo l’influenza del proprio Ego e del proprio pensiero nel percorso di sanazione altrui. 

La “condicio sine qua non” del sistema è che tutto debba essere testato attraverso test kinesiologico o radiestesico. 

La persona porta l’obiettivo e poi la sua energia, la sua frequenza ti dice tutto il resto: campi di manifestazione, campi di origine e anche tecniche da utilizzare.

Inizialmente mi sono chiesta: “ma allora io, a parte il test, cosa faccio?” “Meno fai, meglio è”. Risposta secca ma vera.

Nel Sistema Tet9 l’operatore influisce meno possibile. È importante la sua preparazione, la conoscenza dei principi energetici su cui si basa il Tutto, la conoscenza profonda della tecnica ma, soprattutto, è fondamentale la sua coerenza profonda al principio di neutralità.

L’operatore del Sistema Tet9 è neutrale e per esserlo ha solo uno strumento: non decidere nulla, testare tutto, fare in modo che sia la persona a scegliere a livello vibrazionale il proprio percorso.

Sapete qual è stata la più grande sorpresa quando ho iniziato a lavorare così? 

In realtà, le sorprese sono state due.

La prima è stata sulle tecniche di risoluzione. 

Soprattutto inizialmente, durante l’analisi della manifestazione e dell’origine del blocco, mi veniva naturale immaginare quali tecniche sarebbero state opportune.

Dal test, però, molto spesso, quelle che io avevo pensato, non uscivano in prima battuta. La persona faceva un primo periodo con tecniche differenti da quelle che io, con la mia mente, avrei scelto. Poi, magari, nei test successivi, iniziavano a venire fuori le tecniche che io avevo pensato sin da subito.

Questa prima sorpresa porta alla seconda sorpresa: le persone durante il percorso non raggiungono più grossi stati di malessere, possono opporre resistenza al cambiamento, questo sì, rallentando il percorso, ma fino ad ora nessuno ha più avuto manifestazioni acute del sintomo. 

Il cambiamento, inoltre, è spesso molto lento inizialmente e diventa sempre più veloce nelle sessioni finali del lavoro. Questo perché, essendo il sistema energetico della persona a scegliere le tecniche e la loro priorità nel tempo, si riesce a creare un terreno fisico, energetico e mentale che consenta poi un cambiamento più agevole.

Per concludere, quindi, possiamo affermare che la crisi intesa come peggioramento del sintomo non sia necessaria e che sia probabilmente frutto della stigmatizzazione di una credenza limitante. 

La crisi è necessaria al cambiamento ma è da intendersi come una manifestazione di riequilibrio tra i principi di ombra e luce (polarità positiva e negativa) entrambi necessari nei processi di tutti i sistemi.

L’unico concetto di “crisi” necessaria al cambiamento è dunque questo: opposizione e bilanciamento dell’aspetto ombra e aspetto luce che può portare una momentanea sensazione di instabilità del Sistema. Quando questo avviene ad un livello puramente energetico, non è detto che la manifestazione debba essere necessariamente un peggioramento del sintomo.  

Abbandono, quindi, la convinzione comune che per ottenere qualsiasi cosa si debba faticare e sudare. Credo, piuttosto, che per ottenere qualcosa si debba coltivare il terreno della semina con amore e dedizione e che poi si debba saper aspettare con pazienza. 

Il seme piantato sulla terra buona germoglierà spontaneamente.

Foto di Karin Henseler da Pixabay

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

Il paradosso della giustizia terrena e la misericordia

Cosa è il giusto? Cosa è lo sbagliato? Il concetto di bene e male può essere considerato oggettivo? 

Da sempre l’essere umano ha cercato risposta a questi interrogativi. Rispondervi ora è necessario poiché tutto il mondo materiale si regge sul principio della dualità tra il bene e il male e mai come ora è fondamentale comprendere quali siano i meccanismi che regolano la realtà materiale.

Alla luce di quanto già detto riguardo ai concetti di colpa e perdono questo dubbio dovrebbe già essere sciolto. Si è già chiarito, infatti come non esista colpa poiché ciò che viene compiuto in opere e parole nella dimensione terrena è sempre dettato da una necessità di esperienza per favorire l’espansione dell’energia propria e collettiva.

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In ogni atto, dunque, anche il più bieco, è sempre celato un servizio indispensabile per il processo di espansione della Fonte energetica. È impossibile, però, applicare questo concetto a livello terreno poiché, abbiamo detto, nel mondo terreno la legge che governa è quella della dualità.

Come risolvere dunque questo paradosso?

Sarà necessario per rispondere a questa domanda approfondire il concetto di “legge”. 

La legge è una regola di base che serve a garantire il funzionamento di un sistema. Abbiamo visto che anche a livello energetico esistono delle leggi su cui il sistema stesso si appoggia. Una legge nota ormai ai più è quella detta dell’attrazione che è la legge base del sistema energetico-mentale. La legge di attrazione regola il funzionamento del corpo energetico che consente all’essere umano di manifestare nella realtà le situazioni necessarie al compimento della propria esperienza animica.

Le leggi, ovviamente, esistono anche in natura ed sono necessarie poiché è grazie ad esse che si può garantire il principio dell’equilibrio in tutto ciò che esiste (omeostasi dei sistemi).

Le leggi create dagli uomini, invece, sono frutto del sistema di credenze sociale e collettivo, variano in base alla cultura, alla religione e alle situazioni contingenti di vita dei popoli e sono necessarie a garantire l’ordine ( ovvero l’equilibrio) nel “sistema” società.

Se esiste la legge, però, poiché siamo in un sistema duale, esisterà allora anche la trasgressione della legge ( agli estremi di questa dualità stanno tirannia e anarchia).

Poiché il principio di omeostasi prevede che in ogni micro sistema debbano necessariamente convivere entrambe le polarità (sebbene possano essere bilanciate su gradienti differenti), possiamo affermare che in ognuno di noi convivono sia la legge che la trasgressione e che ognuno di noi è trasgressore a qualche livello.

Potremmo anche dire che la trasgressione sia alla base della natura umana e questo perché la trasgressione è necessaria all’evoluzione e alla conoscenza.

A livello metaforico nella Genesi vediamo che il primo atto compiuto dall’uomo e dalla donna è proprio quello di trasgredire.

Il femminile raccoglie il frutto dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male e il maschile lo mangia. Le due polarità costitutive dell’essere umano, dunque, trasgrediscono ed entrano a conoscenza del sistema duale. Attraverso il peccato originale conquistano la dimensione materica per compiere la propria esperienza ad un ulteriore livello di realtà. 

Il peccato (inteso come polarità ombra) è ciò che, alterando l’equilibrio del sistema, lo costringe a perfezionarsi per ritornare in stato di omeostasi. Più grande è l’ombra ( quindi più grande è la trasgressione) più è possibile che il sistema inneschi un cambiamento radicale compiendo un salto evolutivo fondamentale.

Mettendo da parte ora questa digressione sulla Genesi (di cui a lungo discuteremo in altri articoli), possiamo però affermare che per un principio di coesistenza degli opposti ognuno di noi è allo stesso tempo ligio e trasgressore, santo e peccatore, giudice e imputato.

Per questo nei Vangeli a Scribi e Farisei è impossibile scagliare la prima pietra contro l’adultera e allo stesso modo è impossibile scagliarla per tutti coloro che sono nel tempio ad ascoltare gli insegnamenti del Maestro.

Il Maestro quando tutti sono andati via chiede alla donna: “ nessuno ti ha condannato?” e poi aggiunge: “Bene, neppure io ti condanno.”

Il Maestro non scaglia la prima pietra ma resta nella sala con la donna poiché solo Egli conosce la soluzione del paradosso: la legge umana giudica ed è necessaria la mantenimento dell’ordine. Di fronte alla decisione della legge terrena (sia essa condanna o assoluzione) è necessario per tutti fare un passo indietro poiché nessun essere incarnato è libero dal peccato ( e nel passo dei Vangeli il peccato è inteso in senso più ampio come trasgressione della legge che regola tutte le cose).

Sia benedetta dunque la legge terrena che serve a garantire l’ordine ma nessuno si erga a giudice in ciò che concerne il regno sottile poiché in quel campo vige solo la legge di espansione e non esiste dualità, in quel campo condannare l’Ombra equivarrebbe a condannare anche la Luce poiché tutto ciò che noi leggiamo nella materia come opposto nella Fonte è, invece, Unione. 

Tutto ciò che accade è perfetto e partecipa all’unico scopo dell’energia: trasformazione e espansione.

Il Maestro Cristo, insegna questo concetto. Anch’egli fa un passo indietro di fronte all’adultera. “Neanche io ti condanno” ma si potrebbe aggiungere: “Neanche io ti condanno perché la mia parte umana mi mette al tuo stesso livello e la mia parte divina mi insegna che non esiste colpa”. Esprimendo questo concetto si chiarisce ulteriormente ogni dubbio rispetto alle distorsioni interpretative create intorno al concetto del Karma in quanto punizione.

Il Maestro aggiunge poi: “Va e non peccare più”. Sembrerebbe una contraddizione considerando che il peccato è necessario all’evoluzione ma lì si intende: “Va e segui la legge interna ed esterna aderendo alla lezione che oggi ti ho mostrato: la parte umana agisce nella dualità essendo alternativamente giudice e imputato, la parte divina assolve sempre.”

La vibrazione maestra del Cristo si fa carne per affermare e mostrare questo. Malgrado la carne e la mente che porta con sé l’Ego, per tutti gli incarnati che sono creati tutti nello stesso modo è possibile agire attraverso il corpo e la mente ma processare gli eventi solo attraverso i paradigmi della legge divina che si reggono sulla categoria del non giudizio, categorie esprimibile nelle qualità umane con la Misericordia.

Meccanismi di risonanza collegati alla paura in questo particolare momento di transizione energetica

il cammino di consapevolezza – parte 1

In questo particolare e delicato momento storico tutti coloro che sono in un cammino di crescita personale sentono che gli eventi che si stanno verificando hanno un valore che va ben oltre ciò che la nostra mente riesce a percepire. Molti di noi potranno sentirsi destabilizzati e sentirsi travolti dall’emozione della paura che aleggia ovunque intorno a noi.

Proprio per questo, è bene prendere consapevolezza del fatto che la paura, in quanto emozione primordiale risuona fortemente in tutti noi ma ha anche tutta una serie di sfumature che trovano differente risonanza in ognuno di noi a seconda delle memorie e del sistema di credenze che è presente in ognuno di noi. Non è solo la paura in generale e in particolar modo la paura della morte a regnare in questo momento, bensì tutta una serie di vibrazioni secondarie che dalla paura traggono origine ma che si alimentano in noi per altri motivi e che potrebbero andare a manifestarsi (o che magari sono già manifeste) anche a livello fisico.

Proprio per questo motivo, abbracciando la consapevolezza che tutto ciò che viviamo serve (quindi è a nostro servizio) ed è un segnale di percorso per la nostra evoluzione, potremmo sfruttare questo momento per individuare le risonanze che avvertiamo in noi, senza giudicarci per ciò che proviamo ma piuttosto integrando questi aspetti che emergono per poter tracciare con maggiore precisione il nostro sentiero di crescita.

Qui di seguito elencherò in maniera sintetica le principali risonanze legate alla paura con cui potremmo trovarci a fare i conti in questo momento:

  • Senso di perdita
  • Problematiche legate all’identità e in particolare: senso di invisibilità, necessità di affermazione e/o definizione del sé
  • Vittimismo
  • Solitudine e isolamento
  • Problematiche legate al controllo
  • Senso di oppressione
  • Non accettazione (della situazione, delle regole, rabbia contro il sistema)
  • Stasi, blocco totale, impossibilità di reagire

Senso di perdita

Quando parliamo del senso di perdita legato alla paura non stiamo limitando l’analisi solo alla paura di perdere i propri cari o la propria vita. Il campo di analisi è ben più ampio.

Quello che la maggior parte di noi stanno affrontando non è realmente la morte come esperienza in prima persona ma la sensazione di aver perso il proprio sistema di vita in generale: perdita delle proprie sicurezze, delle proprie abitudini di vita, perdita del lavoro e perdita economica .

La perdita, quindi, intesa nel suo senso più ampio ci toccherà tutti in tutto il pianeta e per questo il senso di perdita è segnato al primo punto, poiché avrà una ampissima risonanza, direi quasi totale.

La paura che in questo momento sta vibrando collegata al senso di perdita è proprio quella che gli equilibri vengano stravolti,, che si sia costretti a rivedere le proprie sicurezze e le proprie abitudini di vita.

Ebbene, se vogliamo ragionare nell’ottica di una evoluzione di coscienza rispetto alle esperienze che viviamo, entrando in risonanza con il senso di perdita, proprio questo è necessario: rivedere i propri cardini, il proprio sistema di valori.

Questo evento ci chiama a entrare nuovamente in connessione con se stessi e con gli altri, acquisendo la consapevolezza che si potrebbe perdere molto, se non tutto.

È sul concetto di perdita che è necessario concentrarsi ora, è necessario che si attribuisca un nuovo valore alle cose.

Quando questo momento sarà passato, alla fine del ciclo di questa esperienza (perché ci sarà una fine, come in tutte le cose) allora si farà la conta di ciò che si è perduto e purtroppo, per alcuni di noi, anche di “chi”.

A quel punto saremo chiamati a ricostruire noi stessi e le nostre vite.

Il come farlo sarà una nostra scelta. Non esisterà un giusto e uno sbagliato ma sarà importante che la scelta venga compiuta dopo aver valutato bene ciò che abbiamo perso. Sarà necessario valutare cosa di ciò che è stato perso in termini di abitudini e  stile di vita sia necesario recuperare e cosa, alla luce di questa esperienza, sarà possibile abbandonare e lasciare al passato. 

Sarà necessario anche guardare a ciò che, nella perdita generale, si è ritrovato. Tutto ciò che prima di questo momento avevamo dimenticato di avere e che in questa fase di esperienza abbiamo ritrovato o scoperto di avere. 

Ciò che abbiamo perso e ciò che non avevamo e abbiamo ritrovato saranno i due carichi della nostra bilancia personale. Questi due aspetti andaranno soppesati e bilanciati in modo da capire cosa sia giusto lasciare di ciò che abbiamo ritrovato in cambio di ciò che prima avevamo e che dovremmo recuperare.

Questo che stiamo vivendo è un momento molto importante, un fondamentale spartiacque. Nella storia dell’umanità segnerà un prima e un dopo, è inutile negarlo. 

Ora stiamo attraversando il durante, ci è stata concessa una grande possibilità di esperienza, anche se adesso può sempre strano considerare ciò che stiamo vivendo come un qualcosa che porti con sé anche degli aspetti positivi.

In questo durante, dunque, dovremo analizzarci attentamente per poter poi muoverci nel “dopo” e sapere con quali “pesi” riportare in equilibrio i piatti della bilancia della nostra vita.

Poiché questo è un tema che risuona nella maggior parte di noi, è possibile agire anche con delle azioni pratiche di riordino e pulizia del proprio ambiente di vita e con dei protocolli di detossinazione che vadano ad aiutare la funzionalità degli organi emuntori in particolare Colon e Reni. Il sistema RENI-Vescica sarà particolarmente sotto carico energetico soprattutto se la preoccupazione è principalmente legata alla perdita economica.

Problematiche legate all’identità

Ad alcuni potrà capitare, vivendo questa esperienza, di sentire una particolare risonanza con il tema dell’identità.

Questo tema emozionale è vastissimo e molte sono le sfumature che può prendere nella sua manifestazione. 

Una di queste potrebbe essere la necessità spasmodica di affermazione di sé, una necessità di manifestare il proprio essere che, in alcuni casi, può sfociare nell’eccesso. Sanissimo è il desiderio di condivisione ma l’eccessiva necessità di manifestare il proprio sé potrebbe stare mascherando un profondo senso di invisibilità che non trova radice in questo evento contingente ma in qualcosa che arriva da più lontano.

Per altri, invece, questo processo potrebbe portare a quella che potremmo definire come una delle prove più difficili per l’essere umano: guardarsi allo specchio vedendo il proprio vero io.

L’eliminazione delle varie vie di fuga da noi stessi (lavoro, vita sociale, sport, hobbies, ecc…) che continuamente mettiamo in atto per sfuggire dai nostri vuoti interiori e dalle nostre verità, ci lascerà di fronte a uno specchio che ci mostrerà il nostro vero io senza alcuna possibilità di fuggire. Tutti i meccanismi di fuga che ci siamo creati sono scomparsi, dissolti, in un nulla che ci avvolge inesorabilmente.

Per chi sente particolarmente forte la risonanza con questo tema (ma in generale per tutti poiché tutto ciò che è strettamente legato all’Io è difficile da poter sentire e ammettere a se stessi) consiglio la lettura del libro “La storia infinita” di Michael Ende.

Al tema dell’identità è strettamente legato anche il piano della scelta. Anche nella perdita abbiamo parlato di scelta ma nell’identità il valore della scelta è ancora più forte e il livello di difficoltà piu elevato.

Qui si tratta della scelta personale di aderire a se stessi e alla propria natura profonda, qualunque essa sia. La scelta di essere “eletti” a compiere quel percorso che non è detto che siamo stati in grado di accettare fino in fondo. Un percorso necessario per aderire profondamente a noi stessi e alla nostra scelta animica.

Per alcuni di noi scoprire chi si è nel profondo non sarà facile, così non sarà facile amare la propria missione e amare se stessi, qualsiasi sia l’immagine che vedremo riflessa nello specchio. Non esistono eletti, esistono sono le scelte che ognuno di noi decide di compiere per aderire alla propria missione.

E dal momento che si parla di scelta e di “eletti” consiglio su questo tema la visione della trilogia di “Matrix” cheproprio di questo tratta in maniera illuminante.

Inoltre collegato al tema della scelta, sul piano di analisi simbolica degli organi, c’è l’Intestino Tenue insieme a Pancreas e Colecisti che collaborano con quest’organo nell’assimilazione e digestione dei nutrienti. Consiglio dunque di porre attenzione a problemi di assimilazione e intolleranze in chi riesce a sentire la risonanza con questo tema.

Vittimismo

La vittima è, per sua definizione, qualcuno che ha subito un evento violento contro la sua volontà.

In effetti, se lo guardiamo, quello che stiamo vivendo è proprio questo: un evento violento vissuto contro voglia e contro volontà.

Il ruischio in questo caso è per coloro che ancora non hanno integrato il concetto di assenza di causa-effetto (Vai all’articolo: Il principio di causa-effetto e le leggi del Karma https://isideatetnove.com/?p=171).

Per coloro che ancora non hanno integrato questo concetto energetico basilare, esiste ancora la credenza che se c’è una vittima deve esserci necessariamente un carnefice o quantomeno deve esserci una causa scatenante. Questa causa scatenante, per coloro che tendono ad entrare in risonanza con il tema della vittima, è da trovare a tutti i costi.

Subentra in questa risonanza anche la sensazione di impotenza, diversa però dalla dinamica legata a ciò che analizzeremo nella smania di controllo, poiché qui l’impotenza determina una sensazione di non poter reagire e di passività. L’impotenza della “vittima” porta a fermarsi e a subire passivamente con il rischio di cadere in uno stato di pigrizia e depressione.

In questo tema si entra nel piano di ricerca di due aspetti fondamentali: “radice” e “matrice”.

La radice, proprio per sua definizione, è ciò da cui nascono le cose, nelle piante è sia ancoraggio che nutrimento. A livello arcaico e psicobiologico la radice è il padre ovvero colui che ci dà la casa (il casato per la precisione) e il nutrimento nella fase immediatamente successiva al nutrimento primario (gestazione e primi mesi di vita) che viene invece dato dalla madre.

La “matrice”, invece, è la forma da cui le cose hanno origine, tutto ciò che da vita ai processi ed è assimilata simbolicamente anche all’utero e quindi alla madre.

Chi è nel conflitto di vittimismo, dunque, ha la necessità di trovare a tutti i costi una radice che sta tenendo in atto il fenomeno e una matrice che lo ha creato. Probabilmente la storia risponderà a queste domande ma in questo momento è poco funzionale restare aggrappati a questo tipo di pensiero.

Per chi è in questa vibrazione ci sarebbe da indagare a livello di bilanciamento delle proprie polarità energetiche e consiglio delle tecniche di riequilibrio del maschile e femminile soprattutto se tutto questo si stava già manifestando da prima con delle difficolta in tutto ciò che concerne il piano della creazione (inteso sia come difficoltà nel generare figli che progetti di vario ordine e grado).

Solitudine e isolamento

C’è chi in questo momento sta soffrendo particolarmente per la solitudine e l’isolamento forzato.

In una società come la nostra dove siamo abituati a essere sempre in movimento, a incontrare gente in continuazione (anche se gli incontri il più delle volte non prevedono relazione) e ad essere talvolta anche soffocati da questa grande mole di persone intorno a noi (traffico cittadino, affollamento dei mezzi di trasporto, ecc…) trovarsi all’improvviso soli e lontani a distanza di sicurezza può essere veramente destabilizzante.

E la riflessione si ferma proprio su questo termine: “distanza di sicurezza”. La sicurezza è un termine che nell’immediato ci fa pensare a qualcosa di positivo, di rassicurante, un luogo sicuro, un qualcosa di solido. Ma la sicurezza, come tutte le cose, contiene in sé anche il suo opposto, che non è l’insicurezza, bensì il pericolo. Se ho necessità di sicurezza è perché sto subendo uno stato di pericolo.

Nella risonanza con il senso di solitudine e di isolamento nascondiamo dunque un senso di pericolo, una particolare sensibilità verso un nemico ignoto, una minaccia che neppure noi conosciamo. Questo tema risuona particolarmente nelle persone più anziane e nei giovanissimo ed è collegato a livello psicobiologico con il sistema immunitario in genere e con le membrane di separazione (membrane cellulari, meningi, peritoneo, pleura, ecc…).

La risonanza con questo tema ci sta dicendo di trovare la radice di questa necessità di sicurezza e di isolamento. La domanda è “Da che cosa sto prendendo le distanze? Da cosa mi sto proteggendo mettendo distanza?” 

Un’altra manifestazione a livello fisico di questo squilibrio emozionale potrebbe essere un eccesso di peso corporeo dato sia da uno squilibrio metabolico (eccessivo deposito di grasso rispetto a ciò che viene introdotto con l’alimentazione. Il corpo non scarta mai i lipidi perché legge il grasso come difesa) oppure dato da un eccessivo consumo alimentare (mangio eccessivamente per poter accumulare adipe e creare uno strato di isolamento dal pericolo “esterno” che mi minaccia).

Smania del controllo

La necessità di controllo è uno dei temi più frequenti e comuni rispetto all’emozione paura. Chi ha smania di controllo è generalmente un ansioso. Si tende a controllare tutto per poter evitare spiacevoli imprevisti e tenere quindi sotto controllo l’ansia (che non è paura pura ma ne è una derivazione “sofisticata” elaborata dal nostro sistema emozionale).

Per chi è in risonanza con questo tema, l’aspetto più destabilizzante è il non sapere quando tutto questo finirà.

 In questo momento si vive momento per momento, pianificare è impossibile, nulla può dipendere dal proprio potere personale. Ora chi ha questo tipo di campanello attivo, può avere molteplici reazioni ma, come sempre, non è sulla reazione che ci si deve concentrare bensì sull’origine della manifestazione. In questa risonanza potremmo avere una manifestazione simbolica di squilibrio a livello dell’asse ipotalamico e del sistema nervoso autonomo, ovvero i sistemi che controllano il funzionamento della macchina corpo.

Con un prolungato stato di impossibilità di controllo si rischia di arrivare ad un forte stress organico ed è quindi consigliato, per chi sente una risonanza con questo tema (e in generale per tutti) di sfruttare questo momento per regolare nuovamente le funzioni ipotalamiche mantenendo uno stile di vita il più sano possibile (considerata l’impossibilità di uscire) con dei ritmi di sonno e veglia regolari, mantenendo la sveglia in un orario che vada dalle 6 alle 9 del mattino e con la veglia il prima possibile ma comunque non più tardi delle 23. Durante la giornata inoltre si consiglia di mantenere una regolarità nei pasti e nelle proprie abitudini di cura personale come ad esempio continuare a fare tutte quelle operazioni di toletta che normalmente si fanno quando si affronta la settimana lavorativa.

Questo argomento verrà comunque approfondito in un prossimo articolo che sarà disponibile a breve per chi vorrà.

Poniamo attenzione perché questo è un tema particolarmente vivo in tutti noi e se la solitudine e l’isolamento possono colpire principalmente anziani e giovanissimi, questo tema colpisce i giovani e gli adulti che vivono la loro vita a pieno ritmo sia sociale che lavorativo. 

Senso di oppressione

Chi in questo momento sente particolarmente il senso di oppressione, la mancanza d’aria e la sensazione di essere in gabbia sta incarnando in maniera esemplare il sistema di risonanza che ha portato a questo stato di cose.

Questo virus che si è diffuso, infatti, colpisce proprio i polmoni che risentono particolarmente della tristezza (secondo la medicina cinese) ma che a livello simbolico risentono particolarmente proprio del senso di mancanza di libertà, della mancanza di aria e, soprattutto, data la loro posizione anatomica, si attivano in particolar modo nelle situazioni in cui ci sentiamo costretti, intappolati e messi in gabbia.

I polmoni, insieme al cuore, vivono all’interno della gabbia toracica che li protegge ma, anche li occlude, quando i muscoli respiratori (diaframma in primis) non svolgono liberamente il proprio lavoro creando delle contrazioni che hanno come effetto la limitazione dei movimenti della gabbia toracica.

Anche qui, dunque, ciò che naturalmente dovrebbe essere una “sana protezione” diviene una prigione, qualcosa da cui sfuggire.

A livello pratico, in questo momento, dovremmo vivere il meccanismo di sicurezza dello stare in casa come un meccanismo sano di protezione da un “pericolo” esterno. Se si entra invece nel rifiuto di questa protezione, si tenderà ad avvertire molto più del normale la necessità di evadere, di espandere i propri confini. Stiamo riferendoci alla situazione contingente ma, probabilmente, chi sta entrando in risonanza ora con questo meccanismo lo ha già provato in passato.

Se lo volessimo vedere in maniera più ampia, inoltre, considerando che questo sembra essere proprio il meccanismo di riferimento anche del virus (che infatti colpisce i polmoni in maniera bilaterale), potremmo dire che forse questo fenomeno si è scatenato proprio per mettere in luce il meccanismo di eccessiva chiusura che regna nel nostro Sistema globale e, di contro, anche la smania di espansione e la necessità di soggiogare l’altro per ampliare il proprio territorio di azione. Il pesce grande che cerca di soffocare il pesce piccolo, insomma.

Chiusa questa parentesi e Rapportandoci nuovamente al singolo individuo, dietro questa risonanza potrebbe esserci una sensazione di oppressione che arriva da memorie altre e che trova risonanza in questo stato di cattività imposta dalla situazione contingente.

Per chi sta vivendo questa situazione sono caldamente consigliate tutte quelle pratiche che consento di mettersi in contatto con il proprio respiro (Pranayama, yoga, meditazione, ecc…).

Più semplicemente si può anche mettersi per qualche minuto in posizione supina concentrandosi sul proprio respiro consentendo al diaframma di distendersi e, ai muscoli respiratori sinergici e non, di recuperare la propria naturale funzionalità. 

Non accettazione

In questo campo di risonanza rientrano tutti coloro che ora fanno fatica ad accettare le regole imposte, che hanno rabbia forte contro il sistema di controllo e che sentono la necessità di trasgredire.

La trasgressione è un meccanismo che si attiva quando c’è una situazione disfunzionale rispetto al controllo. In parte è collegata con ciò che è stato già detto rispetto a chi soffre di smania del controllo ma con una sfumatura che aggiunge all’emozione della paura anche quella della rabbia. Una doppia risonanza emozionale.

Questo potrebbe essere ricondotto su un piano simbolico al sistema endocrino all’asse neuroendocrino in generale. Ci tengo a specificare che questa è una teoria del tutto personale, elaborata in questi giorni di riflessione e osservazione dei meccanismi comportamentali degli individui in questo particolare stato di emergenza.

Chi si riconosce in questo aspetto può riflettere sul concetto di integrazione e domandarsi che cosa si è stati costretti a subire e a dover necessariamente accettare senza però averlo realmente integrato. Si potrebbe approfittare di questo momento per fare un piccolo passo indietro e girare la prospettiva degli eventi guardandoli in un’ottica di opportunità e non di limitazione.

Consiglio per chi volesse approfondire, la lettura di questi articolo https://isideatetnove.com/?p=191 e eventualmente la pratica della Tecnica del Perdono.

Blocco totale

Questo stato di risonanza, che potrebbe verificarsi in alcuni, è strettamente collegato con il tema vittimismo e potrebbe risuonare in soggetti che già prima di questa situazione vivevano un momento di difficoltà sul piano emozionale.

Se siete a contatto con  qualcuno che sta vivendo questo tipo di esperienza se vi riconoscete in questa sensazione di impossibiltà di reagire e totale blocco potreste chiedere un aiuto psicologico (molti psicoterapeuti si sono messi a disposizione anche gratuitamente in questo momento) e aiutarvi con integratori e alimenti che aiutino la funzionalità epatica.

La mancanza di capacità di reazione, infatti, a livello psicobiologico, risuona particolarmente a livello del fegato che è il nostro laboratorio chimico interno. In esso si svolgono la maggior parte delle “reazioni” chimiche del corpo e, in quanto organo strettamente connesso con le ghiandole endocrine, incide notevolmente anche sulla funzionalità tiroidea. La Tiroide è la ghiandola endocrina responsabile della maggior parte delle reazioni metaboliche del nostro organismo. Aiutando il fegato nelle sue attività si potrà portare un supporto a tutti coloro che vivono stati depressivi e di difficoltà nell’affrontare gli eventi presenti.

È necessario precisare che questo è un sommario molto limitato di tutto ciò che in questo particolare momento di trasformazione si muove nell’animo umano e non ha la pretesa di prendere in considerazione nessun aspetto a 360°.

Inoltre non ha in alcun modo la pretesa di fare diagnosi poiché tutti gli aspetti fisiologici indicati prendono in considerazione solo l’aspetto simbolico e psicobiologico degli organi e non il loro effettivo stato di salute che è e sarà sempre responsabilità del medico diagnosticare ed eventualmente risolvere.

Non ha inoltre pretesa di fungere da sostegno piscologico ma solo di aiutare chi, lontano da qualsiasi patologia diagnosticata di squilibrio mentale, avesse voglia di sfruttare questo momento come un’occasione di autoascolto e analisi,

Questo articolo nasce dunque per aiutare a iniziare o approfondire il proprio cammino verso la consapevolezza e l’apertura della propria coscienza personale.

Per qualsiasi approfondimento personale o consulenza, resto a disposizione ai contatti che trovate sul sito web e sulla pagina fb e Instagram.

Grazie e buon cammino a tutti.

Trattamenti Energetici Tet9: La Biomeccanica delle Emozioni

sistema canalizzato di neutralizzazione dei blocchi emozionali

Quasi tutti i processi di sanazione energetica trovano delle resistenze durante il processo di integrazione a causa dei sistemi adattivi che il nostro sistema ha creato nel tempo e a cui facciamo fatica a rinunciare perché la nostra psiche rifiuta di abbandonare un modello comportamentale che ha costruito negli anni proprio per sopravvivere.

La biomeccanica delle emozioni è una tecnica di lavoro del Sistema Tet9 che serve a far riemergere nel corpo fisico un’emozione che si è cristallizzata a livello inconscio e che si ripresenta, a volte anche a distanza di anni, con delle manifestazioni fisiche (disturbi cronici) oppure esperienziali (situazioni ricorrenti).

Ci sono volte in cui la persona è cosciente del trauma che ha generato il disturbo, altre volte no. Questo è il punto di forza del sistema. Per la biomeccanica delle emozioni non è necessario che la mente razionale partecipi al processo poiché sarà il corpo a fare tutto il lavoro attivando i tre pilastri fondamentali del sistema: respiro, muscoli e risposta neuroendocrina del corpo.

La biomeccanica dell emozioni, ovviamente, non è la pillola magica e non sostituisce in alcun modo dei processi di cura a livello clinico. Non è neppure un sistema che da solo riesce a lavorare il blocco nella sua totalità. È piuttosto una tecnica di neutralizzazione, riporta le cariche emozionali a livello neutrale e ristabilisce la giusta frequenza affinché tutte le altre tecniche (rimedi, tecniche energetiche, supporto psicologico, ecc…) possano riuscire ad agire in maniera più profonda. Mi piace definire la Biomeccanica come l’aratro che prepara il terreno prima della nuova semina.

Come funziona e perché funziona

Per spiegare come funziona e perché funziona dobbiamo spiegare più nel dettaglio cosa accade alla nostra mente quando viviamo un evento traumatico.

Quando viviamo un trauma la nostra mente si divide su più livelli. La mente razionale, ad esempio, guarda tutto dall’esterno, come fosse un film. Partecipa con curiosità agli eventi e “sceglie” (per quanto possibile) le reazioni e gli atteggiamenti più funzionali al momento presente e, soprattutto, che siano preservativi per il futuro. La mente razionale non vive il presente poiché viaggia e ragiona solo in base alla legge di causa ed effetto quindi analizzerà l’evento presente sempre cercando la causa nel passato che lo ha determinato e i possibili effetti e ripercussioni che esso potrebbe avere nel futuro. Se ci pensate, è prorpio lo stesso meccanismo che si usa anche nelle tecniche di sanazione: cerco una causa (trauma) nel passato per evitare l’effetto futuro (scompenso, malattia, ecc…).

La biomeccanica delle emozioni, invece non ha interesse nell’individuare la causa, poiché agisce direttamente sulla nostra coscienza energetico- emozionale.

Mentre viviamo qualsiasi esperienza, infatti, noi proviamo delle emozioni. Durante eventi straordinari, però, siano essi di gioia o di dolore, l’incidenza di questo livello si amplifica in maniera esponenziale creando una vera e propria cristallizzazione del fenomeno.

Per spiegare meglio torniamo al nostro ipotetico evento traumatico.

Laura è sola in casa e sta tagliando il pane. Il coltello le sfugge di mano e si fa un taglio molto profondo. In quel momento la mente razionale cerca di mantenere il controllo. Valutata la causa (il coltello) sa già che l’effetto sarà il taglio. Deve però verificare quanto il taglio sia profondo e attende di vedere la quantità di sangue. Poi si muoverà per attuare tutta una serie di azioni si sopravvivenza ( stringere la ferita, chiamare aiuto, andare al pronto soccorso, ecc). Sembrerà assurdo ma la mente razionale, data la causa ha già calcolato tutti i possibili effetti, perfino il dito monco. Ovviamente non necessariamente tutti questi effetti si verificheranno ma l’attivazione di tutti questi micropensieri e microprevisioni di ipotetici effetti svilupperanno nella mente di Laura delle onde di pensiero e creeranno degli impulsi vibrazionali che andranno ad essere processati dal sistema emozionale della donna.

Faccio un altro esempio:

Giorgio incontra una ragazza che gli piace molto e le chiede di uscire. Lei accetta e vanno a cena. A fine serata Giorgio bacia questa ragazza e lei non lo respinge ma anzi ricambia il bacio. Giorgio in quel momento prova gioia perché la sua mente inconscia sta attivando questo processo: bacio = relazione = coppia = insieme per sempre = gioia). Quindi mentre la mente razionale vive l’esperienza e processa cause ed effetti, la parte emozionale di Giorgio cristallizza l’emozione della gioia.

Può esserci però anche un altro caso: Giorgio bacia la ragazza perché razionalmente vuole iniziare una relazione con lei ma in lui scatta una risposta traumatica e il bacio gli innesca un altro processo inconscio: bacio = relazione = coppia = tradimento/abbandono = dolore/paura.

Si comprende facilmente quanto ciò che processiamo a livello razionale sia deviato dal segnale di memoria emozionale e qui diventa importante comprendere come questi due sistemi lavorino differentemente rispetto al concetto di spazio e tempo.

La mente razionale, infatti, ragiona su un tempo lineare: passato – presente – futuro.

Per la nostra parte emozionale, invece, il tempo è circolare, lei vive un presente continuo, non c’è inizio né fine, non c’è causa né effetto. Tutto si cristallizza in un eterno momento che si sovrappone a tanti altri attimi eterni. E’ come se la mente emozionale fosse un emettitore che trasmette un segnale all’infinito. 

Ritorniamo alla nostra Laura, in cucina, con il dito tagliato.

Nel momento del taglio Laura sa già che ci sarà sangue. Se la mente razionale di Laura ha un modello di paura rispetto al sangue allora il corpo di Laura reagirà con un’accelerazione del battito cardiaco e con un blocco muscolare generale e quindi un calo della pressione sanguigna che potrebbe portarla a svenire. Se la parte razionale di Laura non ha un modello di paura del sangue allora Laura sentirà maggiormente il dolore fisico del taglio ma, non avendo paura potrà contare su una capacita di reazione maggiore del suo organismo che le darà la possibilità di reagire e automedicarsi o chiamare i soccorsi.

Qualunque sia la strada scelta da Laura, il momento del trauma ha attivato delle emozioni di base e le ha cristallizzate in un continuo presente legato a quel trauma.

Voglio dire che per la nostra memoria emozionale non esiste il futuro ma soprattutto non esiste neanche il passato. Un trauma vissuto a tre anni ha la stessa forza e risonanza di un trauma che avete vissuto l’anno scorso. Non c’è tempo lineare per la mente emozionale ma c’è per il corpo e per la mente razionale l’influenza di un dato segnale emesso per più o meno tempo.

Quindi l’emozione è una frequenza che si irradia legandosi alla memoria del trauma e continua a trasmettere in un presente continuo. Il corpo cellulare e la mente razionale, però, che sono soggetti al tempo lineare, subiscono questo segnale quanto più va avanti nel tempo.

Naturalmente non tutti i traumi hanno la stessa forza e quindi non tutti i segnali emozionali trasmtteranno con la stessa intensità,

Possiamo supporre, però, che Laura dopo essersi tagliata tutte le volte che prenderà un coltello per tagliare il pane sentirà nel suo corpo una sensazione fisica ben precisa, magari appena accennata, ma sarà sempre quella. Ecco, non so se vi siate mai feriti col coltelo del pane. Se sì, sapete di cosa io stia parlando.

Questo è rapportabile a qualsiasi cosa vi sia già accaduta nella vita e vi si ripresenti come esperienza da rivivere. Se in quel momento vi fermaste e ascoltaste il vostro corpo sentireste i vostri muscoli e il vostro respiro assumere un determinato atteggiamento, sempre lo stesso e, a quel punto, sentireste riaffiorare l’emozione. Ci succede continuamente, tutti i giorni, solo che avviene in sordina e non ci facciamo caso. Quel segnale si trasmette a livello fisico ed energetico continuamente e noi lo riceviamo e, di conseguenza, alteriamo la nostra vibrazione energetica e cellulare.

Da questi esempi diventa evidente un elemento. Esiste sempre un meccanismo di innesco. Tutto funziona in maniera bilaterale, ovvero ciò che va da A a B può tornare da B ad A.

Intendo che qualsiasi situazione che viviamo innesca un meccanismo emozionale e quindi delle conseguenze a livello fisico ma, per il principio bidirezionale di trasmissione del segnale, una volta individuato l’atteggiamento fisico che una determinata emozione innesca, sarà possibile ricreare e far riaffiorare anche l’emozione da zero.

Le situazioni di innesco

In questo paragrafo farò una breve parentesi sulle situazioni di innesco dette anche memorie.

Le memorie possono essere di varia natura.

Nella situazione di Laura che si ferisce con il coltello, la memoria è a livello cosciente. Laura sa di essersi procurata un brutto taglio con il coltello e quindi saprà perché le sia rimasto il timore nel maneggiare il coltello del pane.

Nella situazione del bacio di Giorgio, invece, la cosa potrebbe essere meno evidente. Giorgio sa solo che la ragazza gli piace e la bacia ma non capisce perché il giorno dopo abbia preferito non cercarla più (nel caso in cui si sia innescato il meccanismo dolore/paura). Giorgio non sa perché avvenga ma sa di non riescire a costruire una relazione con nessuno. A questo punto Giorgio inizia un percorso di terapia ed emerge la sua ferita. A questo punto si cercherà di comprendere da dove arrivi perché possa affiorare alla mente razionale in modo che Giorgio possa riconoscere lo schema e integrarlo. Ma quello che Giorgio sta mettendo in atto è un meccanismo di difesa e, soprattutto, la sua parte emozionale è settata su un’emozione che continua a emettere all’infinito malgrado la presa di coscienza del trauma a livello razionale.

Qui è necessaria la Biomeccanica che va a creare una neutralizzazione della carica emozionale (a prescindere dalla coscienza razionale o meno del trauma originario) interrompendo il segnale di trasmissione continua di quella frequenza e agevolando tutti gli altri sistemi all’integrazione di una nuova consapevolezza nell’individuo.

“Tecnica del Perdono”: il primo passaggio per una nuova consapevolezza

uno dei pilastri del sistema tet9: la tecnica del perdono

La Tecnica del Perdono è uno dei pilastri del Sistema Tet9 . Posso affermare che questo sia il vero punto di partenza del Sistema, dal momento che anche per me tutto è iniziato dall’acquisizione di consapevolezza rispetto a questo tema.

Sono già stati pubblicati articoli riguardo a questo argomento, in cui si afferma che il perdono, in realtà, non dovrebbe neppure essere necessario poiché a livello sottile non esiste colpa, dal momento che tutto ciò che agiamo e subiamo è solo frutto di un servizio supremo e di un accordo tra le nostre vibrazioni animiche.

(per approfondire questo tema puoi leggere l’articolo “Il principio di causa e effetto e le leggi del Karma” a questo link https://isideatetnove.com/?p=171 e “Giuda e il servizio supremo” a questo link https://isideatetnove.com/?p=193 ).

Eppure sentiamo spesso di non riuscire a superare un torto subito o di non riuscire a perdonare noi stessi per una qualche nostra azione. Questo è un meccanismo umano ed è proprio per agire su di esso che giunge questa tecnica.

La tecnica del perdono, generalmente si accompagna ad altri due processi fondamentali del sistema: la Biomeccanica delle Emozioni e il Sistema di credenze.

La Biomeccanica delle Emozioni lavora sulla neutralizzazione delle memorie emozionali derivanti da esperienze passate e/o recenti che si sono andate a cristallizzare a livello del corpo fisico.

Il lavoro sul sistema di credenze si divide in due parti: il bilanciamento degli emisferi cerebrali e il lavoro sul linguaggio e sulla vibrazione sonora attraverso l’acquisizione di credenze potenzianti.

Qui condivido la canalizzazione riguardo la Tecnica del Perdono completa dell’orazione da recitare e dell’esercizio da svolgere affinché si consolidi in noi questa consapevolezza.

tecnica del perdono: canalizzazione, orazione ed esercizio

“[…]Data dunque per assunta la non valenza del principio di causa-effetto a livello sottile ed energetico, anche il concetto di perdono non dovrebbe essere necessario dato che il concetto di colpa, così come viene inteso dalla mente umana, a livello energetico non esiste.

Cercate il perdono ma siete già perdonati, tutti, perché siete mondati nella vostra natura divina.

La necessità di elaborare il concetto di colpa e il concetto di perdono, dunque, nascono sempre dalla persistenza del principio di causa-effetto nel sistema Ego-Mente.

Il lavoro sul perdono non è necessario a livello sottile poiché tutto avviene per legge del Servizio Supremo: ogni anima gioca un ruolo per sé e per tutte le altre all’interno dell’Equilibrio del Tutto, dove i singoli non contano in quanto tali (nella Fonte non esiste divisione ma solo unione) ma come parte di un insieme energetico.

Le offese che riceviamo e inferiamo non hanno alcun valore né peso perché sono necessarie all’unico grande disegno in cui noi siamo tutti pari, nessun protagonista. Si deve poter uscire dalla visione egocentrica di sé: lo sguardo di ognuno di noi è soggettivo. Nessuno è protagonista della propria vita e comparsa nella vita di qualcun altro e viceversa. A livello energetico la responsabilità è pari per tutti e per qualsiasi azione ovvero è nulla. Tutto ciò che agite sul piano reale, qui nella pura energia, non esiste.

Siete tutti attori di un unico grande film la cui trama si dipana in tutti i continenti e in tutte le ere e, oltretutto, avviene in un presente continuo poiché, come abbiamo già detto, a livello sottile viene superato il concetto di spazio-tempo. Non c’è né tempo né spazio. Tutto diviene un continuo ora appena usciamo dal piano di percezione della sola materia.

L’anima esperisce tutto costantemente e contemporaneamente. Tutto è sovrapposto in un unico eterno attimo presente. A questo punto, dunque, dovete essere consapevoli che l’anima non ha blocchi e non ha necessità di essere guarita. L’anima non può ammalarsi.

Però esistono le menti e anche i corpi. Nella parte più densa, il sistema emozionale e mentale, che è strettamente collegato alla funzione biologica, è soggetto a tutte le leggi fisiche che nel campo di pura energia abbiamo negato. Per la mente umana, dunque, concepire la non esistenza della realtà materiale è una sfida altissima.

Questo concetto è talmente vasto e talmente inconcepibile per la mente che l’acquisizione di questo stato per essa diventa difficile.

Proprio per questo è necessario supportare qualsiasi percorso evolutivo e qualsiasi sanazione con delle tecniche specifiche. Poiché, dato per assunto che a livello sottile non esiste tempo, allora qualsiasi trauma e qualsiasi conflitto (anche appartenente a un passato remoto o a esperienze di vite precedenti) può andare a influire sulla nostra mente inconscia con la stessa potenza di un trauma recente e di cui si è consapevoli. Anzi, talvolta il trauma vissuto a livello cosciente, serve solo come richiamo per costringerci a lavorare su qualcosa di preesistente e inconsapevole.

Ci sono molte tecniche per ricordare i traumi di questa vita o addirittura di altre ma riportare solo il trauma alla coscienza può non essere sufficiente e, alle volte, questo processo rischia di farci rimanere ancora più bloccati rielaborando il trauma secondo categorie di giudizio che non sono quelle di allora (soprattutto per memorie di vite precedenti). […]”

Quindi, si deduce che ognuno giochi il suo ruolo in un unico grande disegno e che non ci siano nemici o amici, fratelli o sorelle ma solo ruoli.

Non ci sono cose da perdonare o scuse da porgere. C’è solo da prendere un insegnamento, ringraziare l’anima che ci ha servito e farci ringraziare a nostra volta. Andrebbero lasciati andare gli umani sentimenti che si sono generati da quell’esperienza. Per fare questo, però, è necessario lavorare sulla nostra parte fisica e mentale. Abbiamo necessità di lasciare andare l’esperienza e sciogliere il legame che si crea con le altre anime. Se non lo facciamo, infatti, rischiamo di non acquisire l’esperienza e creare dei blocchi energetici che, a lungo andare, possono manifestarsi anche sul piano fisico con disturbi organici e malattie. Inoltre, finché l’esperienza non sarà acquisita, la parte inconscia della nostra mente continuerà ad attirare situazioni simili a quelle già vissute per costringerci a vedere e ad affrontare la situazione.

Se questo non avviene la situazione continuerà a ripresentarsi, talvolta anche di vita in vita, anche grazie all’aiuto di altre anime che si mettono al servizio di quell’esperienza per la nostra e la loro evoluzione e per l’evoluzione comune.

orazione da recitare

Ringrazio tutti i miei corpi e le mie vite.

Ringrazio tutte le mie esperienze.

Ringrazio il mio percorso e tutte le anime che hanno interagito con me e la mia evoluzione.

Ringrazio gli errori, gli intoppi e i rallentamenti che ho subito e compiuto.

Ringrazio il dolore provato da me e da altri per causa mia.

Chiedo perdono a tutti coloro ai quali ho provocato dolore poiché anche io ho agito in funzione della loro necessità nel percorso evolutivo.

Perdono me stessa e gli altri per il dolore inferto e subito.

Lascio andare il senso di colpa, la frustrazione, il senso di perdita e il rimpianto per tutto ciò che non è stato.

Lascio andare il passato in tutte le sue forme.

Perdono tutte le cose avvenute per scelta mia o di altri.

Amo allo stesso modo il nemico e l’amico.

Abbraccio la mia e tutte le anime del creato.

Assumo la consapevolezza che nessuno danneggia nessuno.

Accetto che tutto avvenga per una necessità evolutiva.

Accetto l’assenza di giudizio.

Abbandono il giudizio.

Abbandono il mio giudizio su me stessa, il mio giudizio sugli altri e l’altrui giudizio su di me.

Mi libero di tutti i vecchi concetti di colpa e coltivo solo l’amore incondizionato.

IO MI AMO, IO SONO AMORE

IO MI PERDONO, IO SONO PERDONO

IO TI AMO, TU SEI AMORE

IO TI PERDONO, TU SEI PERDONO

AMEN, AMEN, AMEN

Questa orazione va ripetuta fin quando se ne senta la necessità e il beneficio. Farlo con tranquillità e concentrazione su di sé in modo da poter sentire fluire il senso delle parole attraverso i propri canali energetici.

esercizio

Durante la recitazione possono venire in mente delle persone e dei nomi (alcuni anche sconosciuti). Appuntarli tutti e recitare per ognuna di essi queste frasi:

IO PERDONO (NOME) PER…… 

IO LASCIO ANDARE (dire i propri sentimenti ed emozioni rispetto a quella persona)

IO RINGRAZIO (NOME) PER L’INSEGNAMENTO RICEVUTO

Per qualsiasi informazione e chiarimento puoi metterti in comunicazione con me attraverso i contatti che trovi sul sito https://isideatetnove.com/?page_id=6 e sulla pagina Facebook IsideaTet9.

Giuda e il Servizio Supremo

riflessioni e canalizzazione dai registri akashici universali

Uno dei simboli fondamentali di quello che si definisce “Servizio Supremo” è quello incarnato dalla figura di Giuda Iscariota nei Vangeli.

Tutti sappiamo come è scritto. Giuda consegna Gesù al potere condannandolo a morte certa.

A causa di questo episodio, l’odio e il rancore verso questo personaggio si è tramandato di generazione in generazione facendolo diventare uno dei simboli del male supremo, il traditore per eccellenza, la serpe in seno.

Il mio sguardo sulla faccenda è molto cambiato quando ho intuito la verità metaforica che esprime questo personaggio.

Giuda è stato uno strumento affinché la missione di Gesù, o meglio, la missione della Vibrazione Maestra incarnata nel corpo di quello che conosciamo come Gesù di Nazareth, potesse compiersi.

Quello doveva essere il destino dell’uomo Gesù, così dovevano compiersi i fatti.

Giuda ha solo agito mettendosi a servizio di un accordo preso tra la sua anima e quella del Maestro Cristo ancora prima dell’incarnazione. Due anime Maestre, legate da una vibrazione d’amore talmente grande da consentire a una delle due (Giuda) di accettare di portare il peso di una condanna secolare, macchiandosi di una colpa che gli porterà solo infamia per tutti i secoli a venire.

Perdonare Giuda, comprendere l’importanza del suo ruolo nella realizzazione della missione del Maestro Cristo è un passaggio iniziale e fondamentale. Giuda è infatti il simbolo di tutti noi, incarna i nostri istinti più bassi, le nostre ragioni più abiette che ci portano ad agire contro gli altri. È lì che dobbiamo riconoscere il servizio supremo. È da lì che si parte per poter perdonare se stessi e gli altri e fare in modo di comprendere quale sia l’insegnamento e il percorso di crescita che si cela dietro ogni esperienza e relazione.

Qui di seguito riporto l’estratto della canalizzazione dei Registri Akashici Universali in cui viene spiegato questo concetto:

“[…] Comprendete dunque come, quand’anche abbiate compiuto scelte dettate dall’ombra, eravate comunque a servizio dell’evoluzione di tutto il sistema.

La figura di Giuda è fondamentale perché possa compiersi il destino del Cristo e possa iniziare a diffondersi il suo messaggio.

L’umanità l’ha odiato e ancora oggi non riesce a perdonarlo. Questo poiché non vede la verità: Giuda, tra tutti, è colui che ha giocato il ruolo più difficile. Su lui è ricaduta la colpa più grande. Per amore della missione Egli è stato pronto a prendersi l’enorme responsabilità di un gesto così forte. Solo le Vibrazioni Maestre sono capaci di compiti così elevati.

Lui ha dovuto incarnare il male.

Il tradimento e di conseguenza la condanna a morte del Maestro erano fondamentali perché il cammino evolvesse.

Per portare avanti la sua missione terrena il Maestro aveva bisogno di Giuda. Senza la denuncia, infatti, la sua natura umana avrebbe potuto vacillare di fronte alla paura della morte. Giuda ha compiuto il tradimento per aiutare Gesù, l’umano, ad accettare e ultimare la propria missione.

Anche il Maestro, infatti, poiché incarnato, era soggetto alle debolezze della natura umana e dunque anch’Egli, per tenere fede alla sua missione e non rischiare di smarrire il cammino, ha avuto necessità dell’aiuto di altre anime.

Anche le vibrazioni Maestre, dunque, una volta incarnate, sono soggette ai meccanismi dell’Ego. Laddove esiste il corpo, infatti, c’è una mente. Se esiste la mente allora ci sarà una dinamica egoica. Il concetto di identità è strettamente collegato con il concetto di mente e logos […]”

Articoli correlati:

“Sistema Ego-Mente e il sistema di credenze”https://isideatetnove.com/?p=152)

“Ringrazia e lascia andare: il primo passaggio per una nuova consapevolezza” https://isideatetnove.com/?p=191

“Il principio di causa effetto e le leggi del Karma” https://isideatetnove.com/?p=171

“Fiamme Gemelle”: FAQ – Frequently Asked Question

domande e risposte canalizzate sui corpi gemelli di frequenza

Pubblico questo articolo perché sempre più spesso durante le letture dei Registri Akashici di altre persone mi sta capitando di incontrare relazioni di tipo Gemellare.

Quando la persona durante una lettura dei registri ha la conferma di essere un Gemello, le domande e i dubbi che nascono sono moltissimi.

Ho pensato, dunque, potesse essere un servizio utile quello di rendere pubbliche tutta una serie di risposte dei Registri Akashici riguardo questo argomento.

Essendo un tema particolarmente complesso e che riguarda solo chi vive questa condizione potrebbe essere di difficile comprensione per chi non sia in risonanza con questa esperienza o magari potrebbe aiutare qualcuno a riconoscere questa condizione in una dinamica di rapporto che si sta vivendo.

Spero che, malgrado la lunghezza della seguente Canalizzazione, questo articolo possa risultare utile a molti.

Buona lettura 🙂

Che cosa vuol dire essere Fiamme Gemelle?

“Nell’accezione comune si parla sempre di più di “Fiamme Gemelle” ma in questa sede li indicheremo come “Corpi Gemelli di Frequenza” poiché ci sembra una definizione più funzionale e aderente a ciò che andremo a dire.

Secondo la credenza spirituale quella dei Corpi Gemelli di Frequenza (CGF) è un’esperienza terrena in cui la stessa vibrazione energetica si incarna in due corpi per realizzare il suo progetto animico. Una stessa vibrazione, uno stesso progetto, due missioni personali e due corpi (o forse anche più).

Questo avviene perché il percorso di esperienza possa svilupparsi in più direzioni contemporaneamente. Le vite dei due hanno percorsi diversi. Il contenitore di memorie è comune. Ovviamente non è in alcun modo possibile dimostrare in maniera “scientifica” questo fenomeno. Come sempre, dunque, non c’è la necessità di affermare una Verità assoluta ma solo di trasmettere un messaggio che potrà essere utile a chi lo sentirà risuonare in sé.  

Generalmente, almeno nella fase iniziale del rapporto tra CGF, solo uno dei due prende coscienza e riconosce consapevolmente questa condizione. Chi ha la possibilità di sperimentare questo percorso e di  (ri)conoscere il proprio gemello intraprende un percorso di crescita molto profondo e subisce una accelerazione di coscienza attraverso dei repentini movimenti frequenziali che gli sarà impossibile ignorare.

Questo perché tra Gemelli si ha la capacità di toccare (talvolta in maniera spietata) i reciproci punti deboli del sistema Ego-Mente più funzionali ad acquisire l’esperienza. Questo va a  scatenare molto forti reazioni emozionali al punto che diventa impossibile ignorarle. A questo punto si innesca un movimento per cui uno dei due gemelli inizia a muoversi verso la frequenza dell’amore incondizionato mentre l’altro manifesta un’apparente chiusura e incapacità di rimanere nel rapporto. Questa situazione viene definita come posizione del Chaser (inseguitore) e del Runner (colui che fugge). In realtà queste sono categorie create per descrivere l’iniziale dinamica egoico-narcisistica che è proprio la dinamica di base da scardinare durante questo percorso di crescita interiore.

Nel momento in cui si raggiungerà l’equilibrio energetico tra i Gemelli, infatti, non ci sarà più la necessità di fuggire o di inseguire per nessuna delle due polarità. Nella fase di equilibrio si prende coscienza in maniera profonda dell’Unione sottile tra i due e, appena l’inseguitore smette di voler ottenere a tutti i costi la riunione sul piano fisico, viene a cadere anche la necessità di fuga dell’altro. 

Questo è il vero punto di arrivo tra i Gemelli: la consapevolezza che non esiste nessuna riunione da ottenere poiché si è già uniti nell’energia della Fonte essendo parte di un’unica vibrazione. Inoltre si apprende che la volontà dell’Ego non sempre coincide con il disegno divino e che non sempre ciò che l’Ego crede possa essere il maggior bene per sé e per gli altri rappresenta realmente la migliore soluzione.

Attraverso il percorso col gemello si arriva ad accettare il percorso altrui nella sua perfezione anche quando non coincide con ciò che si vorrebbe vedere realizzato. Questo è il fine ultimo da raggiungere soprattutto per il gemello “illuminato”, quello che spesso, erroneamente, si sente superiore all’altro sé che manifesta invece paura e chiusura. Il raggiungimento di questa nuova consapevolezza richiede molto impegno e nessuno può sapere quanto tempo sarà necessario. 

La dinamica di blocco innescata da uno dei due a consente dunque lo sviluppo della coscienza nell’altro. A questo punto è facile intuire che, trattandosi di una coscienza comune, si tratta di uno sviluppo di entrambi a livello sottile, anche lì dove uno dei due dovesse rimanere nel suo stato di dormienza per tutta l’incarnazione corrente.

I Gemelli sanno sempre cosa sia più giusto fare e lo manifestano attraverso i propri comportamenti con una precisione incredibile. Conoscono in ogni momento l’azione più giusta da compiere e, a volte anche contro la loro volontà razionale, mettono in atto la dinamica più favorevole poiché sono in fortissima connessione sottile con la propria vibrazione animica che conosce perfettamente il progetto da realizzare. 

Come per tutti, infatti, la coscienza superiore è in diretta connessione con la Fonte, solo che qui il progetto è condiviso da due entità fisiche. 

Nella relazione tra i Gemelli il passo è sempre corretto, anche in quei casi dove l’Ego lo etichetta come sbagliato, doloroso o inaccettabile. Nella relazione tra Gemelli non c’è mai un meccanismo di blocco. Le parti si muovono sempre perché la polarità del maschile e del femminile in loro possa riequilibrarsi, perché il meccanismo Ego-Mente possa finalmente sciogliersi e sgonfiarsi fino a concedere la resa totale e incondizionata alla realizzazione progetto comune. La propria volontà egoica deve cedere il passo alla realizzazione di un qualcosa che spesso sta oltre il proprio volere. Il desiderio personale non conta. Conta solo l’obiettivo comune e tutto viene messo a servizio di quello. Questo è il meccanismo di resa all’Amore incondizionato.

Quando parliamo di amore in questa condizione non parliamo dell’amore di coppia come inteso dal sistema Ego-Mente, ovvero un amore basato sul concetto di dare-avere, sulle condizioni e sulla soddisfazione dei propri bisogni. Questa forma d’amore a cui si tende è molto diversa, con una frequenza più elevata: una resa totale e incondizionata, un’accettazione profonda e totale di sé, dell’altro e della situazione contingente. Un accettazione che recita: “Ti accetto e ti amo incondizionatamente per ciò che sei e rappresenti” e non “Ti amo e ti accetto malgrado ciò che sei e rappresenti”. Una differenza sottile, ma sostanziale.

E qui si giunge all’obiezione comune per cui, in realtà, questa dovrebbe essere la regola generale da applicare con tutto ciò che ci circonda, sia persone che situazioni. È assolutamente vero. Questa obiezione è corretta. Ma questa forma di resa e di amore verso l’altro è molto complessa da raggiungere e per farlo è necessario aver imparato ad accettare incondizionatamente se stessi e le situazioni che viviamo. Non sempre però si riesce a farlo verso se stessi. Chi sperimenta il percorso con il Gemello ha l’opportunità di fare quest’esperienza proiettando tutto al di fuori di sé, verso una persona che sente di amare in maniera profonda e malgrado qualsiasi suo comportamento o atteggiamento. 

Ciò che si prova per il Gemello, infatti, è impossibile da processare e da ignorare. Tutto ciò che avviene non porta mai ad un distacco (malgrado comportamenti spesso dolorosi e che si sarebbero considerati inaccettabili con altre persone). 

Il percorso è molto conflittuale quando si innescano le prime dinamiche di separazione tra i due. Si vive un rifiuto, un desiderio di allontanamento, il dolore è talmente forte che per protezione si tenta di tagliare ogni contatto col Gemello ma, ogni volta, ci si scontra con l’impossibilità di sciogliere quel legame. Malgrado tutti i loro sforzi, prima o dopo, i Gemelli sono sempre destinati a ritrovarsi. 

Procedendo su questa strada, dunque, si può giungere alla resa totale verso il proprio Gemello. Gli si riconosce l’amore per ciò che è e si accetta che ciò che si vorrebbe non è necessariamente il maggior bene per sé e per l’altro.

 Una volta acquisita questa consapevolezza sarà possibile replicare questa dinamica energetica con qualunque altro individuo. Si impara così, attraverso l’amore per il Gemello, ad accogliere e amare in questo modo l’altro in generale. Attraverso questo percorso (che richiede abnegazione e costanza perché i meccanismi di Ego-Mente sono radicati e fortissimi) ognuno lavora su se stesso e contemporaneamente aiuta il percorso dell’altro. I Gemelli, infatti,  hanno la possibilità di elevare la propria frequenza all’interno del loro nucleo per poi poter applicare questo modello verso tutti gli altri esseri con cui entrano in contatto e, con la loro energia vibrazionale, influenzano anche i modelli altrui. 

Quella dei CGF non è da considerarsi come una condizione di elezione. Come sosteniamo da sempre non  esiste la condizione di “eletto” ma solo la condizione di scelta. 

Tutte le vibrazioni animiche, infatti, hanno la possibilità di scegliere questa opzione di percorso. Quando non la scelgono e compiono l’esperienza in un solo corpo fisico è semplicemente perché in quell’esistenza questo tipo di condizione non sarà ritenuta la più funzionale.

Entrando di nuovo nella metafisica, dunque, stiamo affermando che tutte le anime possono scegliere di esprimersi come Gemelli e tutte possono compiere questo passaggio anche solo in alcune vite, non necessariamente in tutte le loro incarnazioni. Molte esperienze terrene vengono compiute attraverso un solo corpo fisico e questo spiega anche la memoria animica comune dei Gemelli che spesso hanno stessi ricordi regressivi di vite precedenti e stesse ferite emozionali.

Dunque tutte le persone che si incontrano nel proprio percorso (genitori, fratelli, amici, nemici, partners, ecc…) saranno da considerarsi come Anime sorelle (ci sono poi con ognuna di queste delle connessioni particolari di cui diremo più avanti). 

Le anime sorelle sono moltissime e hanno con noi una risonanza di frequenza e poiché appartengono al nostro stesso campo vibrazionale (che spesso viene definito Famiglia animica o Arpa). Con queste vibrazioni stabiliamo degli accordi di frequenza prima dell’incarnazione e scegliamo i rispettivi ruoli per aiutarci durante l’esperienza, stabilendo dinamiche di alleanza o attrito finalizzate a creare gli insegnamenti utili per realizzare ognuna il proprio progetto. 

Con il Gemello, invece, non è necessario questo tipo di accordo: il progetto è lo stesso perché identica è la vibrazione. Di fronte al Gemello non sentiamo divisione, con il Gemello non c’è necessità di riconoscere un ruolo né un servizio. Non solo si gioca nella stessa squadra ma si indossa lo stesso numero di maglia. 

In parole povere, si è un solo giocatore con la forza di due. 

Si può spiegare la dinamica  dei Gemelli con la metafora del pianista: per suonare il pianista deve muovere contemporaneamente la mano destra e sinistra sulla tastiera. Egli esegue con ogni mano movimenti differenti  ma coordinati, al fine di suonare la stessa melodia. Quindi il pianista (Vibrazione animica) muove le sue mani (i corpi Gemelli) sui tasti del pianoforte (il percorso di vita) per eseguire lo stesso concerto (il progetto dell’anima).

Quando ci si addentra in questa materia così metafisica (ovvero la spiegazione dell’Energia Universale) è sempre molto rischioso. È ovvio che qualsiasi termine, qualsiasi immagine venga data è creata appositamente per rendere concepibile alla mente umana ciò che per lei concepibile non è.

La verità è nota ai nostri occhi spirituali ma diviene velata nel momento stesso in cui tentiamo di portarla alla nostra mente perché possa comprenderla.”

Tutti abbiamo un Gemello di Frequenza?

“Potenzialmente potrebbe essere vero se le vibrazioni animiche scegliessero tutte contemporaneamente questo tipo di incarnazione. In alcune incarnazioni non lo si sceglie poiché non sempre questa condizione è la più funzionale al percorso. Quindi non è detto che in questa vita si abbia un corpo Gemello ma questo non esclude che lo si abbia avuto in esperienze precedenti.”

Perché ultimamente si sente così tanto parlare di “Fiamme Gemelle” e sembra che sempre più persone incontrino la propria?

“In realtà questa è una condizione sempre esistita. Le anime che hanno scelto di viaggiare in questa Era, dato il cambiamento energetico che la caratterizza, hanno fatto scelte di accelerazione del processo di evoluzione. Inoltre le coscienze si sono elevate e si stanno iniziando a intravedere sempre più frequentemente dei meccanismi energetici che con il vecchio sistema energetico non era possibile portare a livello cosciente. I Corpi Gemelli di Frequenza sono sempre esistiti e la storia ne offre molteplici esempi.” 

Perché spesso i Gemelli vivono separati?

“I Gemelli compiono ciò che è funzionale al progetto. La fase di innamoramento e di attrazione fisica è una dinamica comune a tutti, almeno inizialmente, ed è funzionale solo al riconoscimento e a scardinare le resistenze dell’Ego. La forza sessuale, infatti, è la dominante tra tutte quelle che governano l’umano ed è l’unica in grado di superare la volontà egoica anche grazie a processi biochimici (ormoni e neurotrasmettitori) che diminuiscono il potere della mente razionale. Dunque, non è detto che per i Gemelli sia previsto un cammino di relazione come coppia. La riunione di cui tanto si sente parlare, in realtà, non è l’obiettivo da raggiungere. I Gemelli sono già Uno, non hanno alcuna necessità di riunione. La riunione è solo un’illusione iniziale che si deve dare in pasto all’Ego per convincerlo a seguirci nel percorso. Ovviamente, perché l’Ego possa seguirci inizialmente dobbiamo sentire un’attrazione e un desiderio di relazione con il Gemello, motivo per cui inizialmente si lavora con il solo obiettivo della riunione fisica.”

È dunque sbagliato lavorare perché ci sia una relazione?

“In realtà nel rapporto tra Gemelli non c’è margine d’errore. Non si corre il rischio di discostarsi dal proprio progetto perché la forza dell’altro funge da calamita energetica. È pur vero che ciò che si vive è spesso una condizione molto dolorosa e molti operatori cadono nell’errore di accompagnare i Gemelli con l’obiettivo ultimo della riunione fisica. Non per malafede ma perché privi della visione totale del rapporto tra CGF. Andare a lavorare in qualsiasi modo per ottenere la riunione fisica è, in realtà, totalmente inutile e potenzia solo il sistema egoico creando ancora più frustrazione e separazione. Si può fare tutto ciò che si vuole per lavorare sul proprio sistema individuale e per il proprio percorso di crescita personale ma relativamente al rapporto con il Gemello nulla è necessario che si faccia. Il rapporto col gemello non è un’obiettivo da raggiungere ma uno strumento di crescita. Il percorso che si compie attraverso la relazione (di qualsiasi natura essa sia) è già di per sé l’unico lavoro necessario.”

Tutte le coppie di gemelli vivono la separazione? 

“Non c’è nessuna regola fissa. Generalmente la separazione serve per acquisire a livello personale ciò che i due si sono mostrati a vicenda ma non si può dire per nessuna coppia di Gemelli quale sia il percorso da percorrere né quanto ci metteranno a raggiungere l’equilibrio nella resa.”

Quante sono le fasi?

“Quante parole sono state spese su questo! Non ci sono fasi, ci sono solo due condizioni: quella in cui si è preda dell’Ego e si agisce per ottenere qualcosa per sé (la relazione, il riconoscimento, l’esclusività del rapporto, ecc…) e quella dell’Amore in cui ci si affida al progetto comune e all’Energia Suprema che lo guida.” 

È possibile uscire completamente dal meccanismo dell’Ego?

“No. ma questo non è un limite. L’ego fa parte della condizione umana. È strettamente collegato al funzionamento mentale (sistema Ego-Mente) quindi nessun essere incarnato può essere completamente libero dall’Ego. Si può acquisire però la “Maestria dell’Ego” ovvero la capacità di riconoscerne la funzione utilissima di indicatore di segnale, in modo da non cadere nelle sue trappole più del tempo necessario alla comprensione di una determinata esperienza.”

(per approfondire puoi leggere l’articolo “Segno o destino” che trovi a questo link https://isideatetnove.com/?p=167)

Quindi l’ego è funzionale alla comprensione dell’esperienza?

“Certo. L’Ego regola i nostri meccanismi di reazione e di difesa. È strettamente collegato con il nostro sistema emozionale e fisico quindi si muove in risonanza con le nostre ferite emozionali e con le nostre credenze mentali. Quando ci sarà necessità di apprendere un determinato tipo di lezione incorreremo in un’esperienza specifica che potrà avere risonanza in noi proprio grazie al modo in cui il nostro Ego la processerà, la catalogherà e la giudicherà. Processi, categorie e giudizi sono tra le cose preferite dall’Ego!”

Che cosa può aiutare i Corpi Gemelli di Frequenza nel loro lavoro di consapevolezza? 

“Come già detto, la relazione tra loro è l’unico “lavoro” da fare. Non sono anime speciali o diverse dalle altre. Hanno solo scelto di usare lo strumento della doppia incarnazione e hanno il vantaggio di avere l’altro che funge da perfetto specchio per aiutarsi nell’apprendimento delle lezioni. Ognuno poi si muoverà in base al proprio carattere e atteggiamento perché, è fondamentale specificarlo, la vibrazione animica è la stessa ma il sistema Ego-Mente è personale perché è legato alle esperienze di vita di questa incarnazione e al sistema socio-culturale e familiare che si è scelto. Generalmente nella coppia c’è quello che vive un’esperienza spirituale consapevole e quello che è più legato all’esperienza materiale ma anche questa non è una regola. Non ci sono percorsi specifici, non credete a chi li propone, non è ancora giunto nel vero. Potete fare ciò che volete per lavorare su voi stessi (meditazione, tecniche energetiche, ecc…) perché siete esattamente come tutti gli altri. Per quanto riguarda il percorso di apprendimento specifico da fare come Gemelli, ribadiamo che non è necessario fare altro che vivere la relazione con il Gemello, di qualunque natura essa sia. 

I Gemelli possono avere relazioni con altre persone?

“Certo, se questo è utile al percorso. Spesso hanno anche matrimoni e figli con il rispettivo coniuge. Questo non toglie nulla al loro rapporto, anzi, li lega ulteriormente nel legame energetico che a livello sottile vivono l’uno con i figli dell’altro.” 

Ma se sono la stessa vibrazione non dovrebbero incarnarsi contemporaneamente e quindi avere la stessa età?

“L’energia non conosce il concetto di spazio-tempo. Nel campo energetico spazio e tempo non esistono e tutto si svolge in un presente continuo e in uno stato multidimensionale. Le vibrazioni animiche agiscono l’esperienza attraverso il corpo ma sono parte della Fonte e di essa mantengono tutte le caratteristiche: eternità, onnipotenza, onniscienza, ubiquità, ecc… “. L’energia non si muove secondo un ciclo temporale lineare ma in un continuum temporale che rende possibili tutte le esperienze contemporaneamente.”